“Teheran ha provato a uccidere il capo degli ebrei tedeschi”. La sentenza in Germania

Un tribunale di Amburgo ha condannato a otto anni di reclusione due uomini che hanno pianificato attacchi contro leader ebraici in Germania per conto dei servizi segreti iraniani. Fra gli obiettivi, Josef Schuster, storico leader della comunità ebraica tedesca
21 OTT 26
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Josef Schuster (foto ANSA)

A Teheran deve esserci una lista di personalità ebraiche europee da eliminare. Un tribunale di Amburgo ha condannato a otto anni di reclusione due uomini che hanno pianificato attacchi contro leader ebraici in Germania per conto dei servizi segreti iraniani. Fra gli obiettivi, Josef Schuster, storico leader della comunità ebraica tedesca. Entrambi gli uomini sono stati riconosciuti colpevoli di spionaggio e tentato omicidio. Uno degli imputati – un danese di origini afghane – ha ricevuto ordini direttamente dalla Forza Quds, il braccio all’estero delle Guardie della rivoluzione.
Oltre a prendere di mira due figure ebraiche di spicco, il cinquantaquattrenne avrebbe anche preparato un attacco incendiario contro un negozio di prodotti alimentari kosher a Berlino.
Uno dei due aveva ricevuto gli ordini all’inizio del 2025 da ufficiali della Forza Quds e si era recato appositamente a Teheran. Il ministero degli Esteri tedesco ieri ha convocato l’ambasciatore iraniano dopo le condanne. E’ il minimo che una democrazia possa fare quando i suoi cittadini vengono selezionati come bersagli da un apparato statale straniero. Oltre che di Schuster, secondo la Procura federale gli imputati avrebbero ordito anche l’assassinio di Volker Beck in un McDonald’s in Danimarca. Beck, che fino al 2017 è stato deputato al Bundestag per i Verdi, è oggi presidente della Società tedesco-israeliana. “Il braccio del terrore dei mullah arriva fino in Germania e in Europa”, ha dichiarato Schuster, la cui organizzazione rappresenta la comunità ebraica tedesca, composta da 125 mila persone. “Il governo tedesco non dovrebbe limitarsi a restare vigile, ma dovrebbe intraprendere attivamente un’azione politica contro il regime iraniano”.
Da decenni, il regime iraniano incarica agenti di compiere atti terroristici, anche in Germania. Nel settembre 1992, agenti iraniani assassinarono quattro politici iraniani in esilio all’interno di un ristorante greco a Berlino. Nel 2022, un cittadino tedesco-iraniano ha compiuto un attacco incendiario contro una scuola, che in realtà era diretto a una sinagoga adiacente a Bochum. Un iracheno è stato invece accusato di aver coordinato attacchi contro obiettivi ebraici in Olanda e di aver agito su direttiva del regime iraniano. L’individuo è inoltre coinvolto in procedimenti giudiziari negli Stati Uniti, dove si trova attualmente in custodia. Mohammad Baqer Saad Dawood al Saadi, questo il suo nome, è accusato di aver orchestrato diverse esplosioni e un incendio doloso nei Paesi Bassi. Tra gli attacchi contestati figurano esplosioni ai danni di una scuola ebraica ad Amsterdam e di una sinagoga a Rotterdam.
Le autorità francesi hanno invece disposto l’incriminazione di una coppia per il coinvolgimento in piani, sostenuti dall’Iran, volti ad assassinare ebrei in Germania e Francia. Abdelkrim S., e la sua compagna Sabrina B., sono stati arrestati nell’ambito di un’indagine denominata “Marco Polo”. Ai primi di ottobre, due iraniani sono stati incriminati in Inghilterra in relazione a un attentato che aveva come obiettivo la comunità ebraica di Manchester.
Rahman Salehi e Salam Ahmadyan sono accusati di essersi procurati materiali e istruzioni per la fabbricazione di un ordigno esplosivo, di aver individuato potenziali bersagli e di aver effettuato attività di ricognizione in vista di un attacco. Un adolescente norvegese, riconosciuto colpevole di essersi recato in Gran Bretagna per compiere un omicidio su commissione per conto dell’Iran, è stato condannato venerdì a vent’anni di carcere.
Johannes Kongsnes Natland doveva colpire un bersaglio (finora rimasto ignoto) in cambio di 25 mila euro. E’ stato arrestato in un hotel a Huddersfield, nel nord dell’Inghilterra, due giorni dopo il suo arrivo nel Regno Unito, in possesso di armi da fuoco e munizioni. Se aveva ragione Agatha Christie a dire che un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza e tre indizi fanno una prova, qui gli indizi si contano a dozzine e portano tutti la stessa firma in farsi.
Eppure, in occidente si sonnecchia sulla minaccia iraniana alle democrazie occidentali. La scorsa settimana il Simon Wiesenthal Center ha pubblicato “The War on Western Minds: Iran’s 30-Year Campaign to Divide the West” (la guerra sulle menti occidentali: la campagna trentennale dell’Iran per dividere l’occidente). Un rapporto su come la Repubblica islamica ha messo l’antisemitismo in cima della sua “guerra soft” contro l’occidente. Campagne di reclutamento di influencer e sicari. Ci si domanda quante altre catene di comando restino ancora invisibili e per quanto tempo ancora l’Europa sull’Iran potrà permettersi di confondere la diplomazia con la negligenza.