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L'Alberta dice no alla secessione dal Canada. Sconfitti i separatisti sostenuti da Trump
Gli elettori respingono la proposta di un nuovo referendum sull'indipendenza della provincia petrolifera canadese. Una battuta d'arresto per il movimento appoggiato dal presidente americano e Musk, mentre il premier Mark Carney cerca di ricucire i rapporti puntando su un nuovo oleodotto

Foto LaPresse
L'Alberta resterà col Canada. Con poco più di metà dei voti scrutinati, i risultati mostrano che il 76 per cento degli abitanti respinge la proposta di un ulteriore referendum per decidere sull’indipendenza. Esattamente al 50,01 dello scrutinio, il “remain” ha raggiunto quota 1.086.733, mentre “referendum” è fermo a 338.459. Un chiarissimo no a un movimento separatista che si alimentava di malumori sulla gestione delle grandi risorse petrolifere della Provincia, e che era appoggiato da Donald Trump. Il primo ministro canadese Mark Carney ha infatti affermato che il referendum si è tenuto “nel peggior momento possibile” e ha menzionato la necessità di stabilità nazionale mentre il presidente degli Stati Uniti conduce una guerra commerciale contro il Canada e minaccia l'annessione.
A Edmonton, capitale provinciale, i sostenitori dell'indipendenza hanno seguito lo spoglio dei voti in un ristorante dove regnava un'atmosfera cupa alla luce del risultato. Jeffrey Rath, figura di spicco dell'organizzazione separatista Alberta Prosperity Project, dice però che la campagna continuerà nonostante la sconfitta. “Abbiamo imparato molte lezioni da questa lotta”, ha detto ai giornalisti. Interrogato sul futuro dell'iniziativa, ha affermato che il suo impegno per un Alberta indipendente sarebbe continuato “senza dubbio”. Al raduno dei sostenitori dell'unità nazionale, sempre a Edmonton, una band si è intanto esibita per festeggiare il risultato ancor prima che le proiezioni venissero pubblicate. Thomas Lukaszuk, a capo di Forever Canadian, il gruppo che ha condotto la campagna per l'unità canadese in tutta la provincia, ha sottolineato la partecipazione dei suoi sostenitori. “È stato straordinario vedere l'entusiasmo e la determinazione dei canadesi” ha affermato.
La first minister Danielle Smith, del Partito Conservatore Unito dell’Alberta, ha votato contro l'indipendenza, ma ha difeso la scelta di indire il referendum per risolvere una questione che divideva la provincia, sostenendo che una vittoria dei sostenitori dell'unità nazionale avrebbe posto fine al dibattito sulla secessione.
L'Alberta possiede le quarte riserve petrolifere accertate più grandi al mondo. Gran parte della spinta separatista derivava dal malcontento per la gestione dell'industria petrolifera e per le politiche del governo federale. Danielle Smith ha accusato l'ex primo ministro Justin Trudeau di aver indirettamente alimentato il movimento indipendentista, col cercare di limitare la produzione di petrolio per promuovere la sua agenda pro-clima. Il segretario del Tesoro statunitense Scott Bessent ha descritto la provincia come un “partner naturale” per gli Usa. Elon Musk ha pubblicato questo mese sulla piattaforma social X un post in cui affermava che l'Alberta “dovrebbe fare secessione”. I leader separatisti hanno anche tenuto incontri presso il dipartimento di stato americano e ricevuto consigli da esponenti politici repubblicani.
Carney, cresciuto in Alberta, si è impegnato a migliorare le relazioni tra la provincia e Ottawa fin da quando è entrato in carica, l'anno scorso. Il primo ministro ha collaborato con Danielle Smith per promuovere un nuovo oleodotto destinato a esportare più bitume dall'Alberta verso i mercati esteri. Il progetto era stato considerato irrealizzabile durante il mandato di Trudeau.