La sveglia di Zelensky alla sua Europa

L’Unione europea è rimasto l’alleato forte di Kyiv. Il presidente ucraino chiede fondi per il 2027, sanzioni alla Russia e di mettere al sicuro gli asset russi. La sfida per gli europei e i prossimi tabù da affrontare

16 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 18:51
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Bruxelles. Dopo il nuovo tradimento di Donald Trump, l’Europa è rimasta “l’unico alleato” dell’Ucraina, ha detto il primo ministro della Lettonia, Andris Kulbergs, prima che il Consiglio europeo accogliesse Volodymyr Zelensky. Il presidente ucraino lo ha preso alla lettera. Nel suo intervento davanti ai capi di stato e di governo, Zelensky ha chiesto all’Unione europea e ai suoi stati membri quello che era considerato impensabile fino all’accordo sul diesel concluso da Trump con Vladimir Putin, a cui è seguita una serie di decisioni che compromette la capacità di Kyiv di difendere la sua popolazione e la linea del fronte: nuove sanzioni con un ventiduesimo pacchetto (e nessun allentamento di quelle già adottate), 70 miliardi di euro per coprire il costo della guerra nel 2027, il trasferimento degli attivi congelati della Russia in uno strumento finanziario speciale sotto controllo dell’Ue, almeno 300 intercettori Patriot per superare l’inverno, investimenti massicci nella produzione di droni e missili balistici, un altro passo avanti nel processo di adesione dell’Ucraina. Putin vuole “annichilire” l’Ucraina perché “pensa davvero che non siamo un paese e una nazione”, ha spiegato Zelensky durante una conferenza stampa. Il tradimento di Trump? “Resisteremo per l’Ucraina e il popolo ucraino”, ha risposto Zelensky: “Siamo stati attaccati, il nostro territorio è stato occupato e la nostra gente è stata uccisa. E’ logico che abbiamo diritto all’autodifesa, un diritto del tutto legittimo”. I capi di stato e di governo dell’Ue hanno riservato a Zelensky una calorosa accoglienza, in una dimostrazione di unità attorno a un presidente ucraino la cui legittimità è esplicitamente contestata da Trump. Quando è entrato nella sala del Consiglio europeo, tutti si sono alzati in piedi e lo hanno applaudito. “Non è il momento di ritirare il sostegno all’Ucraina, né di allentare le sanzioni contro la Russia. E’ il momento di intensificare il nostro sostegno e di accrescere la pressione”, ha detto il presidente del Consiglio europeo, António Costa. Ma i simboli e le belle parole contano poco di fronte a quello che sarà l’inverno più buio per l’Ucraina dall’inizio della guerra di aggressione della Russia. 
La vera questione è cosa sono davvero pronti a fare gli europei. Dagli attivi congelati russi ai Patriot, passando per le sanzioni e gli aiuti finanziari, gli ultimi mesi hanno mostrato una crescente reticenza a fare tutto il necessario per sostenere l’Ucraina.
Al fianco di Zelensky la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha annunciato la preparazione di un ventiduesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia. Anche questo esercizio rischia di essere simbolico. Il ventunesimo pacchetto è rimasto bloccato per mesi per l’opposizione di alcuni stati membri su alcune misure che avevano un impatto sulle loro economie. Il via libera è arrivato solo quando dal pacchetto è stato tolto il divieto di trasportare gas naturale liquefatto russo (per l’opposizione della Grecia), l’embargo sull’importazione di merluzzo (per Germania e Portogallo) e la messa al bando dei visti per gli ex combattenti (per Francia e Italia). Sulle armi, l’urgenza per Zelensky è la difesa aerea. Il presidente ucraino ha spiegato che i paesi europei hanno i 300 intercettori Patriot di cui l’Ucraina ha bisogno. “L’Europa ha questi numeri”. Ma gli stati membri dell’Ue sono reticenti a trasferire i loro Patriot a Kyiv. Grecia e Spagna hanno più volte rifiutato, nonostante le loro scorte siano particolarmente elevate e una parte degli intercettori siano in scadenza. I fondi che restano dentro Safe – lo strumento di prestito da 150 miliardi per il programma di riarmo dell’Ue – potranno essere usati per sviluppare progetti con l’industria della difesa ucraina. Ma le risorse sono limitate (circa 10 miliardi) e andranno agli stati membri dell’Ue.
Il buco da 70 miliardi nel bilancio dell’Ucraina per il 2027 sarà il prossimo test per l’Ue. Fino alla scorsa settimana, la Commissione è stata inflessibile di fronte alla richiesta di Zelensky di contribuire alle necessità finanziarie di Kyiv oltre al prestito da 90 miliardi di euro. Il tradimento di Trump ha cambiato i calcoli. La richiesta di alcuni paesi di usare gli attivi sovrani russi immobilizzati si scontra all’opposizione del Belgio. Lo stesso Zelensky ha modificato la sua posizione: il trasferimento dei 200 miliardi di euro di attivi russi dalla società belga Euroclear a uno strumento finanziario dell’Ue dovrebbe impedire a Putin e a Trump di metterci le mani sopra. Per i 70 miliardi con ogni probabilità servirà un nuovo prestito dell’Ue. “L’anno scorso abbiamo messo a disposizione 90 miliardi per il 2026 e il 2027. Sappiamo che l’Ucraina con questi soldi non ce la fa”, ha detto il cancelliere tedesco, Friedrich Merz. “Dovremo tornare sul tema già a novembre e dicembre”.