Le navi militari marocchine nelle acque spagnole e il silenzio di Sánchez

Durante la crisi migratoria di Ceuta, Rabat avrebbe violato ripetutamente le acque territoriali spagnole, arrivando a sfiorare uno scontro navale. Il governo ha taciuto per mesi e ora il premier minimizza. Intanto Filippo VI visita le exclavi e il Marocco sembra voler favorire il ritorno alla normalità prima delle elezioni

14 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 14:52
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Martedì e mercoledì il re e la regina di Spagna, Filippo VI e Letizia, hanno visitato Ceuta e Melilla accolti da folle acclamanti. Grande peso simbolico ha avuto la visita a Sidi Embarek, il cimitero musulmano di Ceuta dove sono sepolti 90 dei 140 morti nel tentativo di attraversare la frontiera a nuoto l’estate scorsa. Rabat aveva respinto la consegna delle loro spoglie. Era la prima volta che questo re visitava le due exclavi spagnole in Marocco. Suo padre Juan Carlos ci andò nel 2007 e fu crisi diplomatica. Mohammed VI, infatti, protestò.
Oggi le autorità dei due paesi (lo riporta la testata digitale The Objective) sembrano più concentrate su un accordo per il rimpatrio volontario dei 10 o 15 mila marocchini rimasti ancora a Ceuta dopo l’ondata migratoria del 30 e 31 luglio. Negli ultimi giorni sono stati allontanati dalle spiagge e avrebbero finalmente trovato posto nei centri di accoglienza temporanea o nelle aree periferiche. Insomma, la visita del re e le elezioni anticipate al 29 novembre avrebbero accelerato il ritorno a una parvenza di normalità. Se poi dovesse andare in porto anche l’accordo per i rimpatri volontari, si potrà dire con un maggiore grado di certezza che il re del Marocco vota Psoe. In effetti Mohammed VI non dovrebbe lamentarsi troppo del trattamento riservatogli dal Partito socialista spagnolo e dal suo leader, Pedro Sánchez. Dopo una prima dichiarazione più impulsiva (sebbene impulsivo non sia l’aggettivo che più si addice al freddissimo premier spagnolo), nella quale denunciava come attacco alla sovranità nazionale l’ingresso a Ceuta di circa 80 mila persone in poche ore, per il resto il governo ha preferito elogiare sempre la collaborazione di Rabat e dirottare ogni polemica su Russia, Israele, l’ingerenza delle ultradestre e il conflitto interno all’Ue, in particolare con Roma, vista la sospensione reciproca del trattato di Schengen e la convocazione dell’ambasciatore italiano a Madrid.
Solo il 3 settembre, quando Sánchez, tornato dalle vacanze estive, riferì in Parlamento, si venne a sapere che il 21 agosto era stata convocata anche l’ambasciatrice marocchina, ma per un colloquio privato al quale lei, momentaneamente assente, mandò un suo delegato. In questi giorni, altre due notizie sarebbero esplose come bombe sull’opinione pubblica se questa non fosse mobilizzata su altri temi preelettorali. La prima, riportata da diverse testate, parla di militari marocchini infiltrati tra la folla di migranti e responsabili di almeno uno degli agguati tesi ai militari spagnoli. L’altra è ancora più sorprendente perché, partita come scoop di El País, è già stata confermata da Sánchez. Nei giorni della valanga umana, mentre politici e opinionisti scrupolosi discettavano sull’uso improprio della parola “invasione”, diverse navi da guerra marocchine sconfinavano in acque territoriali spagnole. El País parla di una fregata e varie motovedette giunte non per caso (può succedere durante l’inseguimento di un motoscafo dei narcos), ma per una “violazione intenzionale e ripetuta delle acque territoriali” di Ceuta. E non è tutto. Queste operazioni si sono protratte fino ai primi giorni di agosto, tanto da costringere la Marina militare spagnola a reagire con una manovra di deterrenza durante la quale una motovedetta spagnola e una marocchina hanno sfiorato la collisione. Insomma, un confronto militare in piena regola di cui nessuno finora aveva mai informato né gli spagnoli, né i partner europei (ma il capo dell’opposizione, Núñez Feijóo, ha già annunciato che porterà il tema alla riunione di questo giovedì a Bruxelles con gli altri leader del Partito popolare europeo).
Silenzio da Margarita Robles, la ministra della Difesa sentita in Commissione al Senato; silenzio dagli altri ministri. Molto meno ci ha pensato a riferirlo Sánchez in Parlamento, quando a settembre ha annunciato che avrebbe desecretato tutti i report interni sul caso Ceuta. In nessuno dei rapporti pubblicati si legge una cosa del genere. Però la notizia non ha potuto smentirla. In una conversazione informale con i giornalisti, durante la festa nazionale del 12 ottobre (Día de la Hispanidad), Sánchez ha ammesso tutto, ma minimizzando: un caso isolato, cose che capitano. E a chi gli chiedeva perché tanto silenzio, il premier che su X trova perfino il tempo di rispondere alla “letterina” di Luciana Littizzetto ha risposto con il solito fare da marito sempre un po’ a corto di spiegazioni plausibili: “Sono state giornate intense”.