I ragazzi di Ceuta. A loro e ad altri, onore e tenerezza

Sono passati con la polizia marocchina che chiudeva un occhio o due, sono stati trasportati in modo organizzato sul confine, sono stati infiltrati da agenti dei servizi marocchini. Non vedono l’ora di lasciare il paese. E lo fanno, a costo della vita
4 AGO 26
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Foto Lapresse

La vista dei ragazzi di Ceuta ha cambiato la nostra estate, accasciata sotto guerre estenuanti. Qui si è trattato di una vera leva volontaria, improvvisa, entusiasta, uniformi di magliette colorate e torsi nudi, e scarpe e sandali alla buona o piedi nudi: in 73.500, dicevano ieri le cronache citando fonti ufficiali spagnole, erano tornati indietro entro due giorni, venuti all’assalto e vinti, sgominati, dalla scoperta del mondo. L’Italia, smaniosa avanguardia dell’Europa che viene, ha sospeso Schengen, permettendo così alle guardie di frontiera dei nostri aeroporti internazionali di fermare Penélope Cruz un minuto di più, il tempo di un selfie. Abbiamo letto le spiegazioni della trama machiavellica all’origine dell’invasione inerme e spoglia. Monarchia e governo marocchino, imparentati con il trumpismo, hanno architettato la punizione di Sánchez, reo di un’accoglienza di migranti controcorrente, per giunta premiata dai dati economici, reo di ripensamenti in favore dell’Algeria protettrice (almeno apparente) del Fronte Polisario, reo di continuare a detenere due (o più) avanzi di colonialismo africano sul bordo strategico di Gibilterra...
I ragazzi sono passati con la polizia marocchina che chiudeva un occhio o due, sono stati trasportati in modo organizzato sul confine, sono stati infiltrati da agenti dei servizi marocchini… Tutto è largamente credibile e insieme dubitabile: indubbio è lo slancio col quale i ragazzi hanno giocato, in un momento, il tutto per tutto. Machiavellico quanto volete, il re del Marocco non può anestetizzare la lezione più spettacolosa del paio di giorni e notti di questa mezz’estate: che i suoi cittadini, il fiore, i ragazzi, maschi certo i più ma anche le ragazze, non vedono l’ora di lasciare il paese. E lo fanno, a costo della vita: di morire nella ressa, di morire annegati, di morire della ressa perfino nell’acqua del mare. Un centinaio, più, meno. E loro, e gli altri 80 mila, centomila, hanno madri e padri, sorelle e fratelli, che si sono augurati e illusi che ce la facessero, che hanno benedetto la loro corsa. Due giorni dopo erano già di ritorno, delusi, mortificati, chissà. Decisi, penso, a riprovarci. E quale re sentirebbe saldo il proprio trono coi suoi giovani sudditi che si buttano in mare senza saper nuotare pur di andare via.
So da sempre che la migrazione sarebbe stata il fomite di gran lunga principale del ritorno dei fascismi. Che bisognava ridurne i danni e, per quanto era possibile, far tesoro dei benefici, e comunque tener distinta la migrazione – la “questione” – dai migranti, le persone. Si è fatto il contrario, e non si fa che forzare questa distorsione. Ora voglio rendere onore, onore e tenerezza, a quelle file di ragazzi scalzi e alla distesa di camere d’aria-salvagente che si sono lasciati alle spalle. Ogni tanto qualche gruppo umano, superando di corsa l’intervistatore che chiede perché e rispondendo “la libertà”, fa intendere da che luogo sta venendo via, e verso quale sta andando, o sta credendo di andare. Come quando il lapsus di un burocrate e l’obbedienza ottusa di un poliziotto aprirono il muro di Berlino. Anche lì stanno tornando indietro in tanti, ci hanno messo decennii, sono invecchiati, non devono nemmeno viaggiare, gli basta votare. Quella di Ceuta, estemporanea, estiva, luttuosa e quasi comica, è stata un’altra prova generale.
In poco più di dieci anni sono emigrati dall’Italia più di 600 mila giovani, la metà di loro con un titolo universitario. Bisogna saper immaginare il mondo, oltre che guardarlo. Un’Europa in cui non solo un buffo governo italiano, ma tutti i governi chiudano Schengen, e ci aggiungano le restrizioni che vanno sognando. E che un giorno torrido d’estate si diffonda la voce che la frontiera si riapre: li vedete, 73 mila, 600 mila, nostri figli e figlie, nipoti, per la metà dottoresse e dottori, per l’altra metà cuoche o cuochi, o le due cose assieme, forzare le barriere per mare e monti, eccetera eccetera?