La tregua commerciale fra Unione europea e Cina

Un accordo a sorpresa per auto elettriche e terre rare, su cui però restano ancora parecchie incognite. Il rischio del ricatto. L'apertura di Pechino a pochi giorni dal prossimo Consiglio europeo
10 OTT 26
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Il commissario europeo al Commercio Maros Sefcovic in visita in Cina - foto Ansa

Ieri, a sorpresa, la Repubblica popolare cinese e l'Unione europea hanno annunciato un quasi-accordo, o meglio, una tregua nella potenziale guerra commerciale fra Pechino e Bruxelles. Quando due giorni fa il commissario europeo per il Commercio e la Sicurezza economica Maros Sefcovic è arrivato a Pechino, la prospettiva di un nuovo scontro sul deficit commerciale e i veicoli ibridi sembrava concreta, ma i colloqui con il ministro cinese del Commercio Wang Wentao hanno invece prodotto un accordo di massima che le parti presentano come un passo avanti, ma sul cui contenuto effettivo restano parecchie incognite.
Secondo Sefcovic, l'intesa potrebbe dimezzare in quattro anni le esportazioni cinesi di auto ibride verso l'Ue, eppure mancano i dettagli del meccanismo applicativo e il comunicato cinese non esplicita né quote né tetti quantitativi. Pechino ha aperto alla possibilità di ridurre o eliminare i dazi su alcune categorie di prodotti europei e si è impegnata a continuare a facilitare, attraverso una corsia preferenziale, le licenze per le esportazioni verso l'Europa di terre rare e magneti permanenti – un nodo cruciale, soprattutto dopo che a luglio la Cina ha messo nella lista nera 14 aziende europee, tra cui due italiane e colossi come Rheinmetall, fondamentali per il tessuto produttivo e l'industria della Difesa europea.
L'apertura cinese arriva a pochi giorni dal Consiglio europeo del 15-16 ottobre, che dovrebbe determinare una nuova politica, forse più aggressiva, contro la Cina, almeno secondo quanto chiesto da Francia e Germania. Ma sui media economici cinesi ieri c'era già chi parlava di una resa al “protezionismo” europeo. Jon Sindreu su Reuters ha scritto che il rischio è che un'intesa vaga prolunghi l'incertezza senza risolvere i problemi strutturali dell'industria europea. Intanto Pechino ha ottenuto di mantenere aperta la leva delle terre rare e delle licenze all'export, che le consente di condizionare il confronto con Bruxelles, costringendo i leader europei a presentarsi al prossimo Consiglio con toni più cauti per non compromettere la tregua appena raggiunta.