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Bluff a Pechino •
Sefcovic arriva in Cina con l'arma "decisiva" di Merz e Macron, ma vuole evitare la guerra commerciale
Il commissario europeo al Commercio inizia oggi una missione di due giorni a Pechino considerata decisiva per riequilibrare i rapporti economici tra Cina e Ue. Sul tavolo la minaccia del nuovo "kill switch" proposto da Germania e Francia, ma Bruxelles vuole ancora evitare scontri
8 OTT 26

Foto LaPresse
Bruxelles. Maros Sefcovic, il commissario al Commercio, inizia oggi una missione di due giorni a Pechino considerata decisiva per riequilibrare i rapporti economici tra la Cina e l’Unione europea. Friedrich Merz ed Emmanuel Macron gli hanno messo in valigia un’arma potente: la proposta di un nuovo strumento che potrebbe portare all’esclusione della Cina dal mercato interno dell’Ue. Con una fuga di notizie su Bloomberg, anche Ursula von der Leyen ha voluto dare una mano a Sefcovic: la Commissione sta pensando di utilizzare delle misure di salvaguardia per limitare le importazioni di auto ibride cinesi. L’Ue vuole dimostrare a Xi Jinping che questa volta fa sul serio, che non intende accettare ricatti e che è pronta a un rapporto di forza per salvare la sua industria. Ma la speranza dell’Ue è di evitare una guerra commerciale dolorosa. Se Pechino andrà a vedere il bluff, l’Ue si troverà di fronte a un dilemma.
La visita di Sefcovic a Pechino è stata presentata come l’ultima occasione che ha la Cina per approfittare della volontà di dialogo dell’Ue per riequilibrare i rapporti. Nel 2025 il deficit commerciale ha superato il miliardo di euro al giorno. Nel 2026 potrebbe raggiungere i 400 miliardi di euro complessivi. Per la prima volta anche la Germania registra un deficit commerciale. Così una parte dell’industria tedesca e il cancelliere Merz da colombe sono diventati falchi. A giugno i capi di stato e di governo hanno stabilito la strategia. Se il dialogo non poterà frutti, ci sarà una reazione. Von der Leyen ha annunciato due nuovi strumenti: il primo dovrebbe aiutare gli stati membri a fronteggiare rappresaglie di Pechino; il secondo dovrebbe costringere le imprese a ridurre le loro dipendenze dai fornitori cinesi.
Macron e Merz chiedono di andare oltre. L’Ue deve dotarsi di un nuovo strumento che permetta “un’esclusione immediata dal mercato interno” di un paese terzo che “cerchi deliberatamente di minare la restaurazione di parità di condizioni e condizioni di mercato equo con mezzi politici ed economici”. Dietro alla proposta c’è la convinzione che l’Ue abbia una leva: Pechino ha bisogno del mercato europeo per mantenere la sua crescita economica, ancor più a seguito dei dazi imposti da Trump. I risultati di Sefcovic saranno discussi dai leader al Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre. Dopo una missione di alcuni funzionari della Commissione a fine settembre, prevale il pessimismo. Sefcovic ha detto di aspettarsi negoziati “duri” con il ministro del Commercio, Wang Wentao.
Eppure l’Ue è pronta ad accontentarsi di poco: la richiesta a Pechino è di moderare volontariamente le sue esportazioni e di aprire il mercato ai prodotti europei. La minaccia dello strumento di Merz e Macron rischia di essere vuota. Quando la Cina ha usato le sue leve lo scorso anno, interrompendo le forniture di chip (per un conflitto sulla proprietà del produttore Nexperia) e di materie prime critiche (durante la guerra commerciale di Trump), l’Ue ha rapidamente ceduto. Diverse industrie – compresa quella dell’auto tedesca – rischiavano di interrompere la produzione. La Commissione avrebbe diversi altri strumenti di difesa commerciale tradizionali che ha usato con grande parsimonia, dai dazi anti-dumping alle misure di salvaguardia. C’è anche il “bazooka”: lo strumento anti-coercizione permetterebbe di escludere la Cina dal mercato unico. La Germania non ha voluto attivarlo per timore delle ritorsioni di Pechino.
