Esteri
STRETTI BOLLENTI •
il ministro degli Esteri di Taiwan al Foglio: "Dall'Europa una lezione alla Cina"
Il caso di Ventotene, con la visita della vicepresidente taiwanese e la protesta di Pechino. "Se si cerca di assecondare un paese come la Cina, questo finirà soltanto per avanzare ulteriori pretese. Continuerà a chiedere sempre di più. Ma quando si mantiene una posizione ferma e si stabiliscono dei limiti chiari, allora la Cina finirà con l'accettare la situazione"
10 OTT 26

Taipei. Lo scorso 10 settembre, la vicepresidente di Taiwan, Hsiao Bi-khim, ha partecipato, su invito del Parlamento europeo, alla “Conferenza europea di Ventotene per la libertà e la democrazia”. La Cina ha reagito prontamente, manifestando a Roma – ma soprattutto a Bruxelles – le proprie “serie rimostranze”. Nulla di più, forse perché la sede diplomatica a Roma era vacante, visto che la nuova ambasciatrice Hou Yue si sarebbe insediata solo due giorni dopo. In ogni caso, la risposta della vicepresidente del Parlamento europeo, Pina Picierno, è stata immediata: “L’agenda del Parlamento europeo e delle istituzioni europee non può essere decisa o dettata a Pechino, e nessuna democrazia dovrebbe cedere alle pressioni di un regime autoritario su chi possa essere ospitato in Europa”. Una reazione che ha ricevuto il plauso del ministro degli Esteri taiwanese, Lin Chia-lung. “Ero a Ventotene e ho accompagnato la nostra vicepresidente durante il suo viaggio”, ha detto al Foglio durante un’intervista cui hanno partecipato altri media internazionali a Taipei. “Dal nostro arrivo in Italia fino alla conclusione dell’evento, ritengo che questa vicenda, questo intero percorso, rappresentino un ottimo esempio del fatto che i paesi democratici non dovrebbero lasciarsi comandare o imporre ordini dalla Cina per quanto riguarda chi invitare agli eventi e ciò che le persone possono dire durante questi incontri. Ringrazio sinceramente il Parlamento europeo e anche il governo italiano per aver fatto la cosa giusta”.
L’aspetto più evidente, ha detto il ministro, è che “nonostante le proteste della Cina, alla fine Pechino ha sostanzialmente dovuto accettare la situazione. Se si cerca di assecondare un paese come la Cina, questo finirà soltanto per avanzare ulteriori pretese. Continuerà a chiedere sempre di più. Ma quando si mantiene una posizione ferma e si stabiliscono dei limiti chiari, allora la Cina reagisce inviando un wolf warrior, un diplomatico dalla postura aggressiva, a esprimere le proprie proteste. Alla fine, però, deve sostanzialmente accettare la situazione. Credo quindi che questo esempio rappresenti una lezione estremamente importante”. Il problema di fondo, secondo il ministro taiwanese, è che “la Cina ha distorto l’interpretazione della propria posizione su Taiwan, utilizzando il principio di ‘una sola Cina’ per cercare di imporre agli altri paesi la propria interpretazione di tale politica. Ha anche interpretato erroneamente la Risoluzione 2758 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, sostenendo che Taiwan faccia parte della Cina. Ma se si esamina tale risoluzione, si scopre che contiene 150 parole e nessuna di queste menziona Taiwan”. E l’Europa? “Anche il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione. Pertanto, intrattenere rapporti con Taiwan è in realtà coerente con la politica dell’Unione europea. Bruxelles può avere una politica nei confronti della Cina, ma può anche avere una politica nei confronti di Taiwan. La Cina non dovrebbe poter dettare ai singoli paesi come interagire con Taiwan o come intrattenere relazioni con l’isola. A Taiwan nutriamo un profondo rispetto per quei paesi europei che sono stati all’avanguardia nella promozione della democrazia, della libertà e dei diritti umani. Credo che il modello di gestione della Cina e il suo modo di agire non siano applicabili in Europa o nell’Unione europea”.
L’Europa deve capire cosa sta facendo Pechino, aggiunte Lin Chia-lung: “La Cina ha istituito stazioni di polizia e dispone di agenti in diversi paesi. Di recente abbiamo appreso che negli Stati Uniti l’Fbi ha arrestato una persona che stava sorvegliando il figlio del nostro presidente, lì residente. La Cina ha istituito tutte queste stazioni di polizia anche nei paesi europei. Dobbiamo opporci alla Cina e dirle chiaramente che ciò che sta facendo è sbagliato. Nel corso della lunga storia dell’umanità, la libertà è sempre stata fondamentale, che si tratti della libertà di pensiero, della libertà di espressione o della libertà di viaggiare. Ritengo che questi siano diritti umani fondamentali di cui la Cina ha privato i propri cittadini”. Cosa si può fare, concretamente? “E’ necessario tracciare una linea rossa nei confronti di Pechino, altrimenti il suo atteggiamento diventerà sempre più aggressivo e, alla fine, il conflitto finirà per assumere proporzioni ancora maggiori”.