Esteri
Isole e censure •
Taiwan si lega a Ventotene, ma Pechino ha già pronta la sua wolf warrior a Roma
La visita della vicepresidente Hsiao Bi-khim fa saltare gli equilibri tra Roma, Bruxelles, Taipei e Pechino. La Cina protesta ma evita lo scontro formale con l’Italia. I precedenti molto, molto recenti

Giovedì scorso, quando la vicepresidente taiwanese Hsiao Bi-khim è atterrata in Italia, la sede dell’ambasciata cinese a Roma era vacante. La nuova ambasciatrice di Pechino, Hou Yue, è arrivata a Roma solo il 12 settembre. Questo spiega forse la reazione poco scomposta della Cina, che ha affidato le “serie rimostranze” alla portavoce del ministero degli Esteri, Mao Ning, e non all’Ufficio per gli affari di Taiwan, l’organo che di solito interviene sulle questioni più direttamente legate allo Stretto. Hsiao, ex rappresentante diplomatica di Taiwan a Washington, che si definisce una “cat warrior” per sottolineare la distanza dallo stile aggressivo dei diplomatici cinesi, i cosiddetti “wolf warrior”, è arrivata a Ventotene accompagnata dal ministro degli Esteri Lin Chia-lung per partecipare alla seconda “Conferenza europea di Ventotene per la libertà e la democrazia”.
L’invito alla numero due del governo di Taiwan è arrivato dal Parlamento europeo e dalla sua vicepresidente, Pina Picierno. E’ anche per questo che Pechino non ha presentato una protesta formale alla Farnesina, come confermato al Foglio, e per ora non ci sono notizie di una potenziale ritorsione contro l’Italia. Per la Cina l’invito a Hsiao, rappresentante di un governo che la leadership di Xi Jinping non riconosce e considera illegittimo, poiché rivendica Taiwan come proprio territorio ed è pronta a prenderselo anche con la forza, è formalmente un atto del Parlamento europeo, non del governo italiano. E infatti anche a Bruxelles, dove la Commissione europea sta cercando in tutti i modi una soluzione al dilemma del rapporto con la Cina, la partecipazione di Hsiao è stata accolta con imbarazzo. Secondo quanto riportato da Euractiv, la rappresentanza della Commissione europea in Italia ha comunicato all’ufficio di collegamento del Parlamento europeo, il cui personale era già sull’isola, di voler ritirare il proprio logo dall’evento dopo aver saputo della partecipazione taiwanese. Il funzionario della Commissione che avrebbe dovuto intervenire fa parte della direzione generale Comunicazione. Il paradosso è che, poche settimane prima, all’Eu Investment Forum di Taipei, aperto dallo stesso presidente taiwanese Lai Ching-te, la Commissione era stata rappresentata da una figura di grado più alto, un direttore della direzione generale Reti di comunicazione, contenuti e tecnologie.
La partecipazione alla conferenza di Ventotene ha comunque dimostrato quello che gli organizzatori e Picierno volevano dimostrare: Pechino non vuole che i rappresentanti delle istituzioni taiwanesi parlino al pubblico europeo e occidentale, vuole la cancellazione degli eventi pubblici che li ospitano, vuole censurare l’esistenza pubblica del governo democratico di Taipei. Non è un caso che poco più di un mese fa in Italia si trovassero sia il ministro degli Esteri taiwanese Lin, a Milano per un vertice di business, sia l’ex presidente taiwanese Tsai Ing-wen, una figura molto sensibile per Pechino anche perché ascoltata e popolare in occidente. In quel caso la Cina non ha fatto alcuna comunicazione contro l’Italia. Secondo quanto risulta al Foglio, il governo italiano aveva accettato l’arrivo delle due figure a condizione che non vi fossero eventi troppo esposti mediaticamente, forse anche in previsione del rumore che avrebbe fatto la successiva visita di Hsiao. Secondo fonti sentite dal Foglio, anche l’assenza di un ambasciatore cinese insediato a Roma avrebbe lasciato più margine di manovra al ministero degli Esteri italiano nell’autorizzare la partecipazione della vicepresidente.
Il suo arrivo sull’isola di Ventotene, secondo gli organizzatori, è rimasto sotto embargo fino all’ultimo momento proprio per evitare eventuali ritorsioni – anche se la notizia tra gli addetti ai lavori in realtà circolava già, e in questi casi le fughe di notizie sono più facili. Secondo alcune voci non confermate, ci sarebbero stati dei problemi sulla rotta dell’aereo che doveva portare in Italia la delegazione di Hsiao, e lei stessa ha parlato di un viaggio durato “27 ore”, tra aerei, treni e trasferimenti. Le cautele hanno un motivo: secondo l'intelligence militare ceca, durante la visita di Hsiao a Praga nel marzo 2024, diplomatici e agenti cinesi la seguirono e avrebbero pianificato un'azione di intimidazione fisica, fino a un possibile finto incidente stradale contro il corteo.
Di sicuro c’è che da oggi le relazioni tra Roma e Taipei saranno osservate da vicino a Pechino. La nuova ambasciatrice cinese a Roma, Hou Yue, classe 1970, è stata ambasciatrice cinese in Norvegia fino a pochi mesi fa, ma ha un passato da direttrice generale del dipartimento per gli Affari di Hong Kong, Macao e Taiwan, e quindi conosce molto bene il dossier. Ieri anche il Global Times, il quotidiano di stato cinese vicino al Partito comunista, ha ripreso la linea del ministero degli Esteri, scrivendo che le “forze separatiste” cercano “disperatamente occasioni di visibilità” e di “perseguire l’indipendenza appoggiandosi a forze straniere”, mascherandosi dietro le parole “democrazia” e “libertà”. Parlando alla conferenza di Ventotene, Hsiao ha detto che per lei “l’aspetto più significativo di questo viaggio non risiede soltanto nella partecipazione a un forum in una località specifica, ma anche nel far sentire la voce di Taiwan a molte più persone in un luogo di tale importanza storica”, e ha sottolineato i nostri problemi in comune: “Autoritarismo, minacce della ‘zona grigia’ e sfide che comportano coercizione e tentativi di alterare lo status quo continuano a emergere in varie forme e luoghi sono sfide con cui Taiwan ha fin troppa familiarità”.
