Esteri
Oltr'Alpe •
Toppe elettorali peggio del buco sulle proteste degli studenti in Francia
Il governo francese prova a spegnere la protesta promettendo più fondi alla scuola, mentre Le Pen e Mélenchon propongono ricette opposte su tasse e spesa pubblica. Nel mezzo, gli studenti continuano a chiedere più professori, scuole migliori e 10 miliardi di euro
9 OTT 26

Foto LaPresse
Parigi. La protesta dei liceali francesi, arrivata alla terza settimana, chiede classi meno affollate, scuole più moderne e più fondi in generale per migliorare le condizioni degli studenti. "Finché non verranno messi 10 miliardi di euro sul tavolo continueremo a scendere in piazza", ha minacciato ieri la portavoce del sindacato studentesco Union étudiante Sabrine Kharbach, presente a Place de la Bastille per il cosiddetto Atto IV della mobilitazione. Negli ultimi giorni, il governo ha moltiplicato i segnali di distensione per provare ad abbassare la temperatura di una protesta che si è radicalizzata su impulso dell’estrema sinistra di Jean-Luc Mélenchon.
Mercoledì sera, in un intervento registrato da Matignon, il primo ministro francese Sébastien Lecornu ha affermato che "la rabbia dei giovani non nasce dal nulla" e che "nessuno può essere indifferente alle angosce che esprimono", annunciando che "le prime decisioni" del governo in risposta alle richieste degli studenti saranno presentate a fine ottobre. Mercoledì il premier ha ricordato inoltre che il progetto di bilancio per il 2027 presentato la scorsa settimana prevede già per la scuola un assegno di 1,2 miliardi di euro in più rispetto allo scorso anno. Alle famiglie, invece, restano gli aiuti già esistenti: la cosiddetta "allocation de rentrée scolaire", aiuto finanziario versato ai nuclei familiari con redditi più bassi per coprire le spese di inizio anno e una piccola riduzione dell’imposta sul reddito per ogni figlio che frequenta il liceo. La ricetta del governo è dunque quella di finanziare la scuola pubblica direttamente, un modello nel quale lo stato paga insegnanti, strutture e servizi invece di trasferire nuove somme alle famiglie.
La leader del Rassemblement national (Rn) Marine Le Pen parte invece da una filosofia diversa. Il suo contro-bilancio, presentato in questi giorni, promette 140 miliardi di euro di risparmi e almeno 30 miliardi di riduzioni fiscali nette entro il 2032. L’idea è ridurre il peso complessivo dello stato e lasciare più denaro alle famiglie. Per la scuola questo significa soprattutto puntare sul reddito disponibile delle famiglie, invece di costruire un sistema più oneroso di spesa pubblica. Nel suo programma figurano anche misure come l’aumento dei vantaggi fiscali legati ai figli e l’esenzione dall’imposta sul reddito per gli under 30. Il meccanismo è quindi opposto a quello del governo: meno tasse, più soldi nelle tasche dei genitori, e uno stato che cerca contemporaneamente di spendere meno. Il problema è che, se gli studenti chiedono più professori e scuole migliori, quei servizi richiedono comunque spesa pubblica.
Il progetto lepenista prevede perciò che le risorse vengano recuperate tagliando altre voci: sanità, amministrazione, contributo francese all’Ue, frodi e spese legate all’immigrazione. Ma il contro-bilancio è stato giudicato poco credibile dalla maggior parte degli economisti. "E’ pura magia matematica!", ha affermato su X Erwann Tison, direttore di ricerca presso il think tank L’Institut de l’Entreprise. Mélenchon, il guru della France insoumise (Lfi), che cavalca la mobilitazione studentesca in vista delle presidenziali del 2027, propone l’esatto contrario. La sua idea è che la famiglia non debba pagare quasi nulla per ciò che serve alla scuola. Nel programma di Lfi c’è la cosiddetta "gratuità reale" dell’istruzione pubblica: mensa, trasporti, uscite, libri e forniture dovrebbero essere coperti dal sistema pubblico. Ma con quali soldi verrebbe finanziata la "gratuità reale"? Quelli delle classi più abbienti.
Mélenchon punta infatti a rivoluzionare il sistema fiscale in caso di vittoria all’Eliseo nel 2027, con un ritorno della patrimoniale (abolita da Macron nel 2018) e una maggiore tassazione dei patrimoni più elevati. A questa strategia Mélenchon aggiunge la proposta di congelare la parte del debito francese detenuta dalla Bce, circa 600-635 miliardi di euro su un debito totale superiore a 3.500 miliardi, che libererebbe margini finanziari per il programma pubblico. Una proposta definita "illegale" dal governatore della Banca di Francia Emmanuel Moulin, perché vìola i trattati europei sull’indipendenza delle banche centrali.