L’inchiesta sulla squadra reclutata dal Gru per il sabotaggio a Lipsia

La testata indipendente russa The Insider ha pubblicato un’inchiesta realizzata insieme a Der Spiegel che ricostruisce l’unità dei servizi segreti russi responsabile dell’attacco all’aereo ucraino in Germania: la “Special Tasks Unit” (Ssd) del Gru, istituita entro il 2023 per condurre operazioni di sabotaggio in Europa

9 OTT 26
Tradotto con IA
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La foto pubblicata da The Insider che ritrae insieme Vladimir Trofimov, Andrei Usachev e Denis Smolyaninov

Dopo il fallimento del sabotaggio all’aeroporto di Lipsia, il 4 agosto scorso, quando un drone carico di esplosivo si è schiantato contro un cargo Antonov ucraino utilizzato per il trasporto militare, il governo tedesco ha attribuito la responsabilità certa alla Russia. “Il 4 agosto c’è stato un attacco armato all’aeroporto di Lipsia, proveniente esclusivamente dalla Russia”, ha dichiarato il cancelliere Friedrich Merz. Citando fonti investigative, i media tedeschi avevano poi pubblicato i nomi di due sospettati, Oleg L. e Andrey K., presumibilmente legati al Gru, l’intelligence militare russa.
Ieri la testata indipendente russa The Insider ha pubblicato un’inchiesta realizzata insieme a Der Spiegel che ricostruisce l’unità dei servizi segreti responsabile dell’attacco all’aereo ucraino: la “Special Tasks Unit” (Ssd) del Gru, istituita entro il 2023 per condurre operazioni di sabotaggio in occidente. Il punto di partenza è una foto scattata in una fredda mattina di gennaio del 2026, in cui il colonnello del Gru Denis Smolyaninov passeggia per Mosca con l’istruttore di lancio dei coltelli Vladimir Trofimov e il trafficante d’armi Andrei Usachev. “Non si sa con precisione di cosa abbiano discusso quel giorno, ma Usachev aveva già qualcosa da riferire all’ufficiale dell’intelligence militare”, scrive The Insider. Usachev, uscito di prigione dopo una condanna a nove anni per rapina a mano armata, si era dedicato alla produzione e al commercio di armi, in particolare di droni militari, attirando l’attenzione del Gru. Era in contatto con il russo Oleg Levushkin, titolare di cittadinanza lettone e proprietario di un’azienda in Serbia, “il che gli consentiva un ingresso senza ostacoli nell’Unione europea”. I due si sono sentiti anche il 13 luglio 2026.
Due settimane dopo, il 26 luglio, Levushkin ha acquistato un biglietto per Istanbul, da dove è partito il giorno successivo. Il database delle prenotazioni aeree, visionato dalle testate d’inchiesta, mostra che da lì si è recato a Berlino, ha noleggiato un’auto e si è diretto verso Lipsia. Poche ore prima dell’attacco con i droni, nel pomeriggio del 4 agosto, ha acquistato un biglietto di andata e ritorno: un volo dalla Macedonia a Mosca con scalo a Istanbul. Secondo gli inquirenti, Levushkin, che si reca spesso nelle zone dell’Ucraina occupate dai russi e si è trasferito in Crimea nel 2023, potrebbe aver svolto il ruolo di coordinatore logistico dell’attentato.
Un altro sospettato, Andrey Karshakov, è un cittadino bielorusso residente in Russia, le cui tracce sono state trovate dagli investigatori sull’antenna utilizzata per amplificare il segnale del drone. Non è stato il suo primo sabotaggio: due anni prima, il 25 luglio 2024, era stato coinvolto in un incendio doloso in un negozio Leroy Merlin a Lodz, in Polonia, che aveva provocato danni per 200 mila euro. Come scrive The Insider, nonostante i media polacchi avessero dato poca importanza all’incidente, la polizia si era concentrata su due individui sospetti, che la testata è riuscita a identificare in alcuni video in cui prelevano denaro da un bancomat locale. Uno è Karshakov, mentre l’altro è un cittadino bielorusso, Maxim Lapunov, che aveva cambiato cognome ma continuava a usare il vecchio passaporto a nome di Maxim Kolosov. I registri di volo indicano che anche Lapunov sarebbe coinvolto nel sabotaggio di Lipsia: “Il 19 luglio 2026, due settimane prima dell’attentato, è volato da San Pietroburgo ad Ankara, da dove si è recato a Belgrado lo stesso giorno”, scrive The Insider, le cui fonti lo collocano “molto probabilmente” in Germania in quei giorni.
E’ possibile che altri complici abbiano preso parte al sabotaggio. Secondo i dati dei valichi di frontiera citati nell’inchiesta, Karshakov viaggiava spesso con tre connazionali bielorussi residenti in Russia: Roman Kovalevsky, registrato in Russia per rapina e furto con scasso, Denis Shulgan e Vyacheslav Aisin, ex agente di polizia che visitava regolarmente la Germania, compresa Lipsia.
Secondo i documenti di un processo in corso a Varsavia, l’uomo che aveva condotto l’operazione di sabotaggio in Polonia si faceva chiamare “il guerriero” su Telegram. Avrebbe incaricato uno degli imputati, sempre via Telegram, di recarsi al negozio di ferramenta di Lodz e scattare alcune foto, chiedendogli: “Che ne pensi, c’è stato un incendio lì?”. Nello stesso anno, scrive Der Spiegel, avrebbe poi incaricato l’imputato di trasportare componenti di droni in Germania a bordo di un’auto presa in prestito e di lasciare il pacco in un appartamento vuoto. Oggi il “guerriero” è stato identificato: è un ex tassista ucraino di 42 anni, attualmente al servizio del Gru, e il suo mandante sarebbe proprio l’ufficiale Smolyaninov, il presunto ideatore dell’attacco con i droni a Lipsia.