Esteri
In Spagna •
La giudice e la moglie, il fattore giustizia nella campagna di Sánchez
La gip Beatriz Biedma, che ha rinviato a giudizio il fratello del premier, si costituisce parte civile nell'inchiesta sulla "cloaca" del Partito socialista spagnolo. Intanto a Madrid iniziano a circolare voci su una possibile candidatura di Begoña Gomez alle legislative del 29 novembre
9 OTT 26

Foto LaPresse
Ieri mattina – mentre le opposte fazioni dell’opinione pubblica spagnola si accusavano a vicenda di essere gli avvoltoi di Maricarmen, l’anziana signora sfrattata e morta la sera prima in ospedale – una giudice del tribunale di Badajoz entrava nella sede dell’Audiencia Nacional, la Procura che ha sede a Madrid e si occupa dei casi di criminalità più gravi di tutto il paese. La giudice era Beatriz Biedma e stavolta si presentava come parte civile nell’inchiesta che il suo collega Santiago Pedraz conduce su uno dei casi più scottanti per il Partito socialista spagnolo: il “watergate del Psoe” o, come lo chiamano in Spagna, la “cloaca”, in riferimento al gruppo occulto incaricato di ostacolare le indagini a carico di membri del partito e dei familiari del primo ministro Pedro Sánchez.
Beatriz Biedma è appunto la gip che ha rinviato a giudizio David Sánchez, il fratello del premier, che a Badajoz si sarebbe fatto creare una carica su misura nell’ambito dei servizi culturali, ottenuta tramite un concorso truccato con la complicità dell’ex presidente provinciale, il socialista Miguel Ángel Gallardo.
Biedma si è costituita parte civile perché, accusa la magistrata, la “cloaca” del Psoe i giudici non si limitava a infangarli. Nel suo caso si sarebbero rivolti addirittura a membri di un clan di narcotrafficanti locali per darle, come si suol dire, “una lezione”, contando sul fatto che la giudice stesse indagando anche su di loro. Gli indizi sono raccolti in un rapporto della Guardia Civil allegato agli atti dell’inchiesta e diffusi dai media spagnoli. Una donna del clan Los Rochos, Cintia Rochos detta “la Celsa”, sarebbe stata avvicinata dall’ex giudice Sáenz de Tejada, radiato dalla magistratura per delitti di violenza domestica. In seguito, si sa che la giudice Biedma fu pedinata e che alcuni sconosciuti arrivarono a presentarsi ai cancelli della scuola delle figlie. Ma soprattutto si sa che i nomi dei protagonisti di questa storia fanno tutti capo, in qualche modo, alla famosa Leire Díez. Dall’ex giudice violento fino alla donna del clan Los Rochos, passando per alcuni imprenditori già noti alle cronache del watergate socialista, questi nomi compaiono o in gruppi WhatsApp comuni, o almeno sulle agendine sequestrate alla faccendiera socialista a cui Sánchez più volte si è riferito definendola banalmente “ex militante”, ma che poi riportava tutto, secondo gli inquirenti, al segretario organizzativo del Psoe e braccio destro di Sánchez: Santos Cerdán. Sempre ieri, la Procura anticorruzione ha fatto sapere che ritiene vi siano indizi a carico del Psoe, ma preferisce attendere prima di formulare contro il partito, in quanto persona giuridica, un’accusa diretta di finanziamento e attività illecite, al momento attribuibili solo a dei “cani sciolti”. La notizia sarebbe una bomba alla vigilia delle elezioni.
Intanto, l’ultima notizia della pre-campagna elettorale è un “si dice” che sta già circolando sui media da alcune ore: pare che Sánchez voglia candidare sua moglie Begoña Gomez alle legislative del 29 novembre. Dalla sede del Psoe dicono categoricamente che è una bufala, mentre la ministra e portavoce del governo, Elma Saiz, si trincera in un sibillino “non confermo né smentisco”.
Begoña Gómez è stata rinviata a giudizio per traffico d’influenze e appropriazione indebita. Il calendario delle prossime udienze e una possibile condanna nel 2027 erano una delle trappole che Sánchez doveva evitare al momento di scegliere la data delle elezioni. Se sua moglie venisse eletta in Parlamento, potrebbe addirittura modificare l’iter processuale. Per esempio, potrebbe far passare il suo caso presso un tribunale di istanza superiore, proprio come tentò di fare quel Gallardo indagato e condannato insieme a David Sánchez. All’epoca, il presidente della provincia di Badajoz fece dimettere diversi compagni di partito per avere un posto nel Parlamento regionale che gli consentisse di evitare l’indagine, guarda caso, della gip Biedma che altri provavano in tutti i modi a eliminare. Lo scandalo che ne seguì spinse Gallardo a rinunciare, mentre nel caso di Begoña, già rinviata a giudizio, le dottrine divergono e la mossa pare più azzardata. In ultima istanza, c’è sempre la carta dell’immunità parlamentare, ma l’impedimento maggiore potrebbe essere il codice etico del Psoe, che vieta espressamente di candidare persone sottoposte a processo.