Dopo Maricarmen, sugli affitti la sinistra spagnola è piazza e governo

Lo sfratto di una donna di 87 anni trasforma l’emergenza casa in una battaglia elettorale. Il governo vara in fretta un decreto che divide socialisti e Sumar, mentre Yolanda Díaz torna a fare insieme la vicepremier e la capopopolo contro l’esecutivo di cui fa parte  

1 OTT 26
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(Foto La Presse)

In Spagna il Consiglio dei ministri si è riunito martedì per approvare un nuovo decreto sugli affitti capace di rispondere all’ondata di indignazione seguita allo sfratto di Maricarmen, un’inquilina anziana e disabile di un appartamento nel centro di Madrid. Per convertirlo in legge il Parlamento ha solo 72 ore, si vota venerdì. Una celerità che l’emergenza Ceuta, quest’estate, non si è meritata.
La conseguenza di tanta fretta è stata una riunione affannosa, negoziati condotti fino all’ultimo minuto e sfociati in un decreto che alla fine, per accontentare tutti, si è diviso in due. Due sono state perfino le conferenze stampa. Una dei socialisti, confusa e piena di balbettii della ministra per le Politiche abitative, Isabel Rodríguez, visibilmente impreparata su un testo ancora da ultimare. Un’altra con i ministri della coalizione Sumar, che presentavano un testo ben più stringato e radicale: contratti a tempo indeterminato o con rinnovo automatico e obbligo per il proprietario di indennizzare l’inquilino con l’equivalente di almeno 12 mesi di canone in caso di rescissione ingiustificata. Un testo stralciato perché già condannato a cadere.
Qualche possibilità in più ce l’ha la prima norma, ma deve convincere i partiti centristi e fortemente regionalisti come il basco Pnv e i catalani di Junts, più sensibili alle classi medie. Il decreto estende la tutela contro gli sfratti fino al 2030 e stabilisce fino al 2028 un divieto di acquisto di immobili da parte dei fondi “avvoltoio”, qualsiasi cosa ciò voglia dire. La ministra Rodríguez ha riconosciuto che Urbagestión, la società proprietaria della casa di Maricarmen, non è un fondo speculativo ma una semplice “pyme”, cioè piccola e media impresa, affermando (stavolta senza balbettare) che sono ugualmente avvoltoi e sciacalli.
Nel frattempo, Urbagestión un accordo con Maricarmen lo ha raggiunto e la signora, appena uscita dall’ospedale, potrà tornare a casa. Ma ormai è troppo tardi per disinnescare la bomba sociale, un’arma che potrebbe fare la differenza nella battaglia che si avvicina con le elezioni dell’anno prossimo. I leader della Puerta del Sol – la piazza dove da giorni sono accampati centinaia di attivisti, visitati da un viavai di vip – hanno già fatto sapere che non intendono levare le tende, perché le misure viste finora non bastano. Il gioco conviene alle sinistre nel loro insieme, perché i manifestanti non sono andati a protestare di fronte al ministero di Isabel Rodríguez, bensì davanti alla sede della Comunità autonoma di Madrid, guidata da Isabel Díaz Ayuso, del Partito popolare. Ma forse conviene soprattutto all’estrema sinistra, che cerca così di sfiancare Sánchez per arginare il travaso del voto utile (per quanto travolto dagli scandali, alle prossime legislative il Partito socialista sarà pur sempre l’unico baluardo all’avanzata delle destre).
Un’estrema sinistra che in buona parte si mostra sempre più di lotta e di governo. Doppia, come la conferenza stampa di martedì, sembra la personalità di Yolanda Díaz, che qualche giorno fa, alla festa del Partito comunista spagnolo, ha incitato il popolo a mobilizzarsi contro il governo di cui è ministra e vicepremier. Vedremo come reagirà alla bocciatura delle misure più radicali proposte dal suo gruppo. Molti scommettono sul suo silenzio, perché dietro quei discorsi infuocati c’è un’alleata che Sánchez ha addomesticato definitivamente con la candidatura alla Direzione generale dell’Organizzazione internazionale del lavoro (si vota il 16 novembre).