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Da Berlino a Madrid, la crisi abitativa riporta la sinistra all’esproprio
Le problematiche del mercato abitativo spagnolo hanno riacceso le lotte “per la città” e contro la “gentrificazione”. Anche l'Affordable Housing Act varato dalla Commissione europea si muove nella stessa direzione
26 SET 26

Foto ANSA
L’esecuzione forzata di uno sfratto a una vecchietta disabile, con decine di poliziotti schierati, non è certo un bello spettacolo. Si è visto giovedì nel centro di Madrid, vittima la signora Maricarmen, una pensionata di 87 anni, che abitava lì da settanta e che da un po’ di mesi vive sulla sedia a rotelle. Brutta storia, ma anche splendida palla alzata a chi, sfruttando le storture del mercato abitativo, cerca di far passare discorsi contro il mercato e la proprietà privata. Infatti, Maricarmen è diventata la bandiera di una sinistra spagnola che sentiva il bisogno di ricacciare Ceuta nella periferia dei notiziari e tornare a gridare vecchi slogan a favore del controllo dei prezzi e dell’esproprio proletario. Eppure, la scena vista giovedì a Madrid è solo il fotogramma di un film più lungo.
In Spagna e Portogallo i contratti d’affitto blindati, con proroga obbligatoria trasmissibile ai figli, risalgono a Franco e Salazar. I due dittatori iberici il diritto alla casa lo garantivano con le case degli altri, anche dei piccoli proprietari che per decenni si sono dovuti tenere immobili inutilizzabili e costosi, con pessime ricadute sul mercato, sulla qualità degli stessi immobili e sulla scarsa offerta di edilizia sociale pubblica. La prima liberalizzazione in Spagna arriva nel 1985, con il primo governo del socialista Felipe González. Il decreto Boyer indicizzava gli affitti all’inflazione e aboliva la proroga obbligatoria, ma solo per i nuovi contratti. Nel 1994 arriva un’altra legge, c’è ancora González al governo e il ministro responsabile (Lavori pubblici) è Josep Borrell. La norma aboliva l’ereditarietà del vecchio contratto: passa alla vedova ma non ai figli. Con due eccezioni: il figlio con disabilità pari al 65 per cento o età superiore ai 65 anni. Per un pelo, nessuna di queste eccezioni salvaguarda Maricarmen, che ha un’invalidità del 50 per cento e ha perso la madre nel 2005, dunque aveva due anni per andarsene. Fino a qualche anno fa nessuno le ha detto nulla, poi un fondo d’investimento ha comprato l’immobile e quintuplicato l’affitto. Così è iniziata la battaglia legale, i giudici hanno sentenziato, la polizia ha eseguito e la politica non è stata capace di trovare alternative. Il comune di Madrid aveva proposto tre case diverse, ma ormai non ci si batte per la casa, ci si batte “per la città” e contro la “gentrificazione”. Dell’edilizia popolare in periferia non si fida più nessuno.
Le proteste ora mirano al “fondo avvoltoio straniero” (ma pare sia spagnolo). La ministra della Gioventù e dell’Infanzia Sira Rego, del movimento Sumar, promette che in Consiglio dei ministri si discuterà l’esproprio. La parola d’ordine ha ripreso forza dopo la vittoria di Die Linke a Berlino, ma anche la Commissione europea ha appena varato l’Affordable Housing Act, che contiene idee discutibili come il divieto di acquisto di una seconda casa in zone ad “alta tensione abitativa”. Dietro quel regolamento c’è la manina pesante di un altro pezzo grosso del socialismo spagnolo: Teresa Ribera, ex ministra del premier Pedro Sánchez e oggi vicepresidente della Commissione europea.
E’ assai probabile che Sánchez prepari qualche misura emergenziale e simbolica, di quelle che fanno la sua fortuna all’estero, dopo che in otto anni di governo non ha cambiato niente del quadro legislativo che ha messo per strada Maricarmen. L’ultimo tentativo, il decreto salva affitti di marzo, non si è convertito in legge perché il premier non ha una maggioranza parlamentare vera e i sette deputati catalani di Junts hanno votato contro. Ora pare vogliano riparlarne, perché il boomerang Maricarmen sta volando pericolosamente all’indietro.