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Modi ha un problema con gli scarafaggi
I giovani indiani tornano in strada a protestare. Stavolta contro i “ladri di voti”
8 OTT 26

Foto LaPresse
Il 7 ottobre 2001 Narendra Modi prestava giuramento per la prima volta come primo ministro dello stato indiano del Gujarat. Ieri, mentre il leader del Bharatiya Janata Party (Bjp) festeggiava il 25esimo anniversario di servizio pubblico, per le strade della capitale Nuova Delhi tornavano a protestare diversi parlamentari dell’opposizione e il suo leader alla Lok Sabha, la Camera bassa del Parlamento indiano, Rahul Gandhi. Da giorni l’opposizione, i collettivi studenteschi e il movimento giovanile del Cockroach Janta Party, il “partito degli scarafaggi”, protestano per chiedere le dimissioni del presidente della Commissione elettorale, Gyanesh Kumar, a cui contestano di aver modificato le liste elettorali a vantaggio del partito di governo Bjp.
Soltanto pochi mesi fa lo stesso movimento, con proteste di piazza, era riuscito a ottenere le dimissioni del ministro dell’Istruzione Dharmendra Pradhan, ora si è spinto ancora oltre e dice di non avere alcuna intenzione di fermarsi: “Li abbiamo informati che il ‘Partito degli scarafaggi’ e i giovani di tutta la nazione, tutti questi ‘scarafaggi’, si riuniranno a Jantar Mantar il 10 ottobre”, ha detto ieri Saurav Das, uno dei leader del movimento. Oggi sarà il turno di Bangalore, nel Parco delle libertà: il Congresso ha annunciato una protesta nazionale nella “Giornata nera per la democrazia”. Le manifestazioni diventano un problema sempre più politico per Modi, che negli ultimi giorni ha risposto rafforzando le misure di sicurezza per le strade delle città, con barricate della polizia munita di manganelli e telecamere, percorsi deviati e sospensione della rete internet. Mentre si svolgevano le celebrazioni in onore el primo ministro, alcuni parlamentari dell’opposizione – tra cui Rahul Gandhi e sua sorella Priyanka Vadra – venivano arrestati e poi rilasciati mentre gridavano “ladri di voti”. Sul palco di Varanasi il presidente del Bjp, Nitin Nabin, li ha accusati di collaborare con “elementi antisociali in un clima di anarchia”, a cui dovrebbe essere tolto il diritto di voto.