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Kasparov nel mirino. Così Mosca “appalta” i suoi omicidi
L'ex campione del mondo di scacchi avvertito dai servizi americani e lituani: la sua vita è in pericolo. Dietro il complotto c'è una rete guidata da un ex colonnello dell'intelligence russa, che reclutava cubani e venezuelani. Dalla scacchiera della Guerra fredda alla lista dei bersagli di Putin

Garry Kasparov a Varsavia il 31 luglio 2026 (Andrzej Iwanczuk/NurPhoto via Getty Images)
Nel 1985 un ragazzo di ventidue anni nato a Baku batteva Anatoly Karpov e diventava il più giovane campione del mondo di scacchi. Karpov giocava come si governava a Mosca: posizionale, paziente, senza mai prendersi un rischio di troppo. Garry Kasparov attaccava, sacrificava, sparigliava, e mal sopportava le regole della Federazione sovietica: sembrava il volto dell'Urss di Gorbaciov, quella che provava a cambiare. È rimasto in cima al mondo fino al 2000. Nel 2005 ha lasciato le competizioni per una partita più lunga e meno regolata, quella contro Putin, che da oltre dieci anni la gioca in esilio a New York. Nel 2015 ha pubblicato un libro su Putin con un titolo che strizzava l'occhi al “Trono di spade” di George R.R. Martin, nel pieno del successo della serie, e che allora parve a molti un'esagerazione: “Winter is coming”, l'inverno sta arrivando. Nel 2024 Mosca lo ha inserito nella lista dei terroristi ed estremisti. Ora l'inverno è arrivato fino a lui.
Kasparov ha scritto mercoledì di essere stato avvertito dai servizi americani e lituani che la sua vita è in pericolo immediato. Nella stessa lista di persone da eliminare ci sarebbe Ivan Tyutrin, il suo alfiere più fedele. La notizia, dice Kasparov, “non è una sorpresa per me, ma è comunque uno shock”. Con Tyutrin, nel 2016, aveva fondato il Forum della Russia libera, che oggi organizza conferenze contro la guerra in Ucraina. Secondo l'intelligence americana e baltica, Mosca preparava da mesi l'omicidio di Kasparov e di Ilya Ponomarev, l'unico deputato della Duma che nel 2014 votò contro l'annessione della Crimea.
Il mese scorso la giustizia americana aveva incriminato cinque persone per complotti orditi con l'intelligence russa. L'obiettivo era uccidere due oppositori, uno negli Stati Uniti e uno in Lituania, dopo aver pagato persone reclutate per sorvegliarli. Kasparov precisa che né a lui né a Tyutrin è stato detto esplicitamente di essere loro i bersagli.
Ma è la composizione della rete di killer a dire molto. A guidarla c'erano un ex colonnello dei servizi russi e suo figlio. Gli altri erano due cubani e un venezolano. Il gruppo era attivo da almeno due anni, e quest'estate avrebbe tentato di uccidere negli Stati Uniti un importante dissidente russo.
È qui che si fa evidente il cambio di passo. A Salisbury, nel 2018, per avvelenare Sergei Skripal Mosca aveva mandato due ufficiali del Gru con passaporti falsi. Da qualche anno invece il Cremlino preferisce “appaltare” i propri omicidi. A Vilnius, nel 2024, a colpire a martellate Leonid Volkov furono cittadini polacchi pagati dai servizi russi. In Europa incendi e sabotaggi vengono affidati a giovani reclutati sui social per poche centinaia di euro. Questa volta la manovalanza arriva dall'America latina, dai paesi che Mosca coltiva come alleati, e l'obiettivo è un omicidio negli Stati Uniti. Sono pedoni: si mandano avanti, si sacrificano senza rimpianti, e se cadono non è immediato risalire alla mano che li ha mossi.
L'altro bersaglio dei sicari dl Cremlino stava in Lituania. Vilnius è la capitale dell'esilio russo, la casella più esposta della scacchiera, quella dove i pezzi dei due campi quasi si toccano. Tyutrin ha raccontato all'Afp che, dopo l'annuncio americano, le autorità lituane gli hanno detto di lasciare subito la sua abitazione e di disfarsi dell'auto. È lo stesso paese dove il 15 settembre i caccia italiani hanno abbattuto un drone russo. Lo stesso Baltico dove questa settimana Mosca ha minacciato di scaricare l'intero arsenale se la Nato provasse a isolare Kaliningrad.
Kasparov dice di aver preso le sue precauzioni e che continuerà a guardarsi le spalle. Negli scacchi, quando si abbandona, si rovescia il proprio re e si stringe la mano all'avversario. Kasparov ha passato vent'anni a spiegare che con Putin non funziona così. Questa partita non può finire con una stretta di mano.