Esteri
verso la transizione •
Venezuela, torna la fedelissima di Machado. Segnali di disgelo, a piccoli passi
L'incontro della presidente ad interim Delcy Rodríguez con Donald Trump, l'attesa e le manifestazioni per il rientro della leader dell'opposizione e quello appena avvenuto della sua portavoce Claudia Macero. Il paese si muove, ma nelle carceri ci sono ancora centinaia di prigionieri politici, secondo le ong locali

Foto ANSA
Dopo le polemiche sul fatto che proprio in contemporanea all’incontro tra Trump e Delcy Rodríguez María Corina Machado avesse fallito tre nuovi tentativi di tornare in Venezuela, una grande manifestazione popolare si è tenuta domenica appunto per chiedere che questo ritorno sia permesso, e più in generale per accelerare la transizione. Poco prima, venerdì si era concluso il secondo round dei colloqui tra rappresentanti del regime e dell’opposizione. Come possibile risultato di tutto ciò Claudia Macero, portavoce di María Corina Machado, ha potuto tornare in Venezuela, dopo che dal 21 marzo 2024 si era rifugiata nell’ambasciata argentina a Caracas, per poi espatriare in una data rimasta segreta ma variamente collocata tra l’agosto del 2024 e il maggio del 2025.
“È tempo di riprenderci questo paese” ha detto ieri sera ai giornalisti al momento di sbarcare all’aeroporto Simón Bolívar di Maiquetía. “Torno per ritrovare la mia fiducia e per infonderla agli altri. È tempo di tornare. Sono qui per spianare la strada, proprio come altri l'hanno spianata per me”. “Ogni ritorno ci avvicina alla riunificazione di tutti”, ha commentato María Corina Machado. Pure da venerdì è iniziata la liberazione di altri prigionieri politici, che la ong Foro Penal ha ora stimato al numero di 20. Tra loro almeno sei persone condannate per la fallita Operación Gedeón, un tentativo di incursione armata contro il regime venezuelano condotto nel maggio 2020. Segno eloquente dell’evoluzione in corso, il governo cubano ha fatto sapere che non considera più il Venezuela come un “alleato”, “è una parola troppo forte”, ma solo come un “paese amico”. Ma è stato denunciato che oltre 70 organi di stampa rimangono ancora bloccati in Venezuela.
Responsabile della comunicazione del partito Vente Venezuela, Claudia Macero ha spiegato che la sua decisione di tornare è stata personale e ha affermato di tornare al lavoro per supportare il team di Vente Venezuela. “Torno al lavoro per dare fiducia a una squadra che sta facendo tutto il possibile per andare avanti”. “Il Venezuela rinascerà quando ci sarà un vero processo elettorale che permetterà ai venezuelani di scegliere il futuro che desiderano. E questo sarà possibile quando verrà fissata una data”, ha aggiunto. Riguardo a un possibile ritorno di María Corina Machado, ha dichiarato di non sapere quando potrebbe accadere, ma ha confermato che la leader “sta cercando ogni giorno di tornare”, pur se il processo è “molto difficile”. Decine di attivisti di Vente Venezuela si erano radunati fuori dall'aeroporto per dare il benvenuto a Macero, e la hanno abbracciata.
Quanto alle scarcerazioni, prima degli ultimi rilasci, Foro Penal aveva contato 344 prigionieri politici al 14 settembre: 330 uomini e 14 donne, di cui 200 civili e 144 militari. Di questo totale, 153 erano stati condannati e 191 erano in attesa di sentenza, mentre 32 avevano cittadinanza straniera o doppia cittadinanza. Altre organizzazioni per i diritti umani hanno diffuso cifre diverse. Justicia, Encuentro y Perdón, ad esempio, ha contato 39 rilasci, pur ammettendo che 17 di queste persone non erano presenti nel proprio registro dei prigionieri politici. Surgentes ha segnalato otto rilasci di donne legate al cosiddetto “tancol”, acronimo utilizzato dalle autorità venezuelane per riferirsi a presunti narcotrafficanti armati di origine colombiana. La coalizione di opposizione Plataforma Unitaria Democrática, la più grande del Paese, ha registrato 33 rilasci dal 21 agosto.
I rilasci giungono al termine del secondo ciclo di dialogo tra governo e opposizione, svoltosi dal 17 al 25 settembre sotto l'egida degli Stati Uniti e incentrato sulla libertà di espressione e sul diritto all'informazione. Le delegazioni, guidate dal presidente dell'Assemblea nazionale attuale Jorge Rodríguez (fratello di Delcy) e dalla presidente dell’Assemblea Nazionale del 2015 Dinorah Figuera, hanno concordato di estendere lo sblocco dei siti web e di avviare un dialogo sull'utilizzo dello spettro radio. Tuttavia, venerdì scorso, otto giorni dopo l'annuncio del governo sulla revoca delle restrizioni, 177 domini risultavano ancora bloccati, comprese 72 testate giornalistiche, secondo la denuncia della ong VE sin Filtro.
La prima fase di questo processo, conclusasi ad agosto, si è concentrata sulla ricostruzione dopo il terremoto del 24 giugno e sul rinnovo della Corte Suprema di Giustizia. Il dialogo sta procedendo parallelamente a un più ampio riavvicinamento politico: il 22 settembre, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha incontrato a New York la presidente ad interim del Venezuela, Delcy Rodríguez, nel loro primo incontro faccia a faccia e nel contatto di più alto livello tra Washington e Caracas in oltre un decennio. “Sì, abbiamo parlato di elezioni. Tra l'altro, è stata molto gentile e fantastica”, ha detto Trump ai giornalisti nel Giardino delle Rose della Casa Bianca. Ha inoltre sottolineato la cooperazione petrolifera tra i due governi e ha affermato che il Venezuela ha tratto entrate da questo accordo. Da parte sua, il segretario di stato Marco Rubio ha indicato che il dialogo tra Trump e Rodríguez ha incluso il tema delle elezioni. “Non vogliamo solo elezioni libere ed eque, ma anche una repubblica duratura”, ha dichiarato. Ha aggiunto che qualsiasi futura transizione dovrà tenere conto della situazione economica e sociale del paese.
Jorge Rodríguez ha annunciato che a metà ottobre si terrà un terzo ciclo di negoziati. Il Foro Penal ha già dichiarato che continuerà a verificare caso per caso ogni nuovo rilascio, in un processo che, secondo i suoi stessi dati, lascia ancora centinaia di persone incarcerate per motivi politici in Venezuela. Jorge Rodríguez ha anche negato che stia venendo impedito l’ingresso della Machado. Dinorah Figuera ha ribadito che il rilascio di tutti i detenuti per motivi politici non è negoziabile, ma piuttosto un “obbligo” per l'amministrazione di Delcy Rodríguez.