Gli “incidenti” che impediscono a Machado di tornare in Venezuela

Cancellazioni improvvise, misteriosi dietrofront decisi dagli stessi Stati Uniti e mancati permessi di atterraggio: un'odissea che il premio Nobel affronta ormai da mesi

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Foto ANSA

All’Assemblea generale dell’Onu è arrivata anche la transizione in Venezuela, con Delcy Rodríguez che vi ha celebrato l’accordo petrolifero con gli Stati Uniti, ha assicurato che intende aprire un nuovo capitolo politico basato sul dialogo e sulla partecipazione di tutte le forze politiche e ha anche annunciato prossime elezioni, pur senza specificare una data. Nell’occasione la presidente venezuelana ha incontrato Donald Trump, posando per una foto con lui. Ma nel frattempo è arrivata dal quotidiano spagnolo Abc la notizia che a María Corina Machado è stato appena rifiutato per tre volte l’ingresso in Venezuela in 24 ore. Chiaramente imbarazzato, il segretario di stato americano Marco Rubio, nel confermare che la transizione in Venezuela “è in corso” e nell’illustrare le condizioni per lo svolgimento delle elezioni, ha dichiarato di non essere a conoscenza dei dettagli relativi a questi tentativi, assicurando però la stima nei confronti della leader “molto coraggiosa”.
La notizia è stata confermata in esclusiva dal corrispondente del quotidiano spagnolo Abc a Washington, David Alandete, che era stato questa settimana a Panama City per accompagnare Machado nel rientro. Il piano prevedeva una traversata in mare di due giorni per il Canale di Panama verso i Caraibi. Tutto era pronto, con la documentazione dei passeggeri presentata e le procedure di partenza completate, quando la compagnia proprietaria dell'imbarcazione li ha informati, poche ore prima della partenza prevista per lunedì sera, che uno dei motori aveva un problema a due cilindri. Non è stato né offerto un altro aereo, né suggerito di attendere le riparazioni: hanno semplicemente cancellato il viaggio e rimborsato i soldi.
Quella stessa notte Machado e il suo team hanno iniziato a cercare un volo per raggiungere una delle isole olandesi al largo della costa venezuelana, e in poco tempo sono riusciti a prenotare un aereo per Aruba per le prime ore di martedì mattina. Ma è sorto un altro ostacolo, questa volta di natura amministrativa, per dubbi sulla classificazione del volo, se privato o commerciale. Hanno allora trovato un secondo aereo, ma le autorità di Aruba hanno infine negato loro il permesso di atterraggio. Il team ha infine tentato un'ultima rotta verso Curaçao, la stessa isola che Machado aveva raggiunto dopo essere fuggita dal Venezuela lo scorso dicembre, con Bonaire come alternativa. Nessuna delle due isole ha però autorizzato l’atterraggio.
Questo episodio è stato solo l’ultimo di una serie di contrattempi iniziati tre mesi prima. Secondo il racconto di Alandete, il 26 giugno Machado era partita con un aereo privato da Manassas, in Virginia, diretta a Curaçao. L'aereo era già in volo quando il pilota ricevette l’ordine di tornare indietro, in seguito a una comunicazione pervenuta dagli Stati Uniti. Due giorni dopo, al secondo tentativo, María Corina aveva acquistato un biglietto di linea della Copa Airlines da Panama a Caracas. Ma la compagnia aerea aveva ricevuto un avvertimento dal Venezuela, secondo il quale il suo trasporto avrebbe potuto compromettere i permessi operativi nel paese, e Machado non poté imbarcarsi. Tra questi episodi e quelli di questa settimana, Abc ha confermato che ci sono stati altri due tentativi falliti – uno via terra e un altro combinando percorsi diversi – i cui dettagli rimangono riservati perché, secondo le persone coinvolte, questi metodi “potrebbero essere utilizzati in futuro”.
Ciò contrasta nettamente con le rassicurazioni pubbliche che alti funzionari americani avevano dato a Machado. Lo stesso Rubio aveva affermato che “María Corina Machado è una cittadina venezuelana che ha tutto il diritto di entrare nel suo paese quando vuole”, “non possiamo impedirle di viaggiare”, chiarendo che solo Washington aveva raccomandato di posticipare il suo ritorno durante l’emergenza successiva ai terremoti. Lo stesso Trump aveva già affermato qualcosa di simile a luglio, dopo il vertice della Nato in Turchia: “Non le ho detto di non tornare. Penso che sia una brava persona”. Parole a parte, Machado non riesce a rientrare nel suo paese.