Trump e Delcy Rodriguez fanno affari sul petrolio. Ma in Venezuela non c'è traccia di transizione democratica

Il premio Nobel per la Pace Machado contesta l'illegittimità dell’accordo sulle risorse del popolo venezuelano, firmato dall'ex numero due di Maduro. Il professore di Harvard Ricardo Hausmann accusa Rubio dopo tutte le promesse non mantenute

7 SET 26
Ultimo aggiornamento: 05:57
Immagine di Trump e Delcy Rodriguez fanno affari sul petrolio. Ma in Venezuela non c'è traccia di transizione democratica
 “Qualcuno decide delle nostre risorse e a nostro nome, senza interpellarci”. María Corina Machado, leader dell’opposizione democratica venezuelana, ha riflettuto dei giorni prima di parlare dell’accordo petrolifero fra Stati Uniti e Venezuela, annunciato il 29 agosto. Ma giovedì, in un videomessaggio pubblicato su Youtube, ha elencato le domande sull’intesa a cui nessun membro dei due rispettivi governi ha ancora dato risposte chiare: “Chi lo firma? E che cosa si firma davvero? Chi mette i soldi? Chi dà le garanzie? In che modo tutto questo giova ai venezuelani?”. Machado, premio Nobel per la Pace del 2025, ha chiarito: gli Stati Uniti “sono il socio principale di cui il Venezuela ha bisogno”, ma “i nemici degli Stati Uniti in Venezuela oggi stanno a Miraflores”, il palazzo presidenziale dove siede Delcy Rodríguez, presidente incaricata ed ex vice del dittatore Nicolas Maduro. La leader democratica ha contestato chi ha firmato quell’accordo, dal testo ancora sconosciuto nonostante i numerosi proclami sui social del presidente Donald Trump e di Rodríguez, e le modalità che hanno portato all’intesa che secondo le dichiarazioni dei due capi di stato “consegnerà” agli Stati Uniti – secondo Trump “regalerà ai contribuenti americani” – riserve per 65 miliardi di barili nei prossimi cento anni. Ma per Machado, “il patrimonio del nostro suolo non appartiene a un regime illegittimo, appartiene al popolo venezuelano” e “non c’è sviluppo possibile senza istituzioni solide e senza un governo eletto con il voto popolare”, che possa firmare qualsiasi accordo che riguarda il paese.
Con le stesse idee si è pronunciato duramente l’economista venezuelano e professore all’Università di Harvard Ricardo Hausmann: “E’ un imbroglio corrotto che impoverisce milioni di persone per avvantaggiare le cleptocrazie di Miraflores e Mar a Lago (la residenza privata di Trump, ndr). Se Rodríguez è illegittima l’accordo è nullo e non impegna la Repubblica”. Secondo gli annunci dei due governi e le ricostruzioni emerse finora, l’intesa assegna alla North American Blue Energy Partners (Nabep) le concessioni centennali su 17 giacimenti petroliferi. Il Pentagono da un lato riceverà il 35 per cento della società controllante. Il dipartimento di Stato americano potrà poi comprare al “costo” – ossia pagando i costi dell’estrazione anziché il prezzo di mercato – il 20 per cento della produzione, mentre manterrà una prelazione sul resto del greggio. Secondo Hausmann, intervistato sempre giovedì dal giornalista venezuelano esiliato a Miami César Miguel Rondón, i giacimenti sono stati affidati senza nemmeno una gara internazionale a Nabep, una società fondata nel 2024 e controllata dal magnate venezuelano Alejandro Betancourt López E senza “due diligence” e controlli sui capitali e la tecnologia e le capacità operative dell’organizzazione aziendale.
Il professore di Harvard, ex ministro della Pianificazione nel 1992-93 nel governo di Carlos Andrés Pérez, ha poi affondato il colpo sul segretario di Stato Marco Rubio, su cui dice di aver confidato a lungo – per la sua storia cubana e l’impegno dichiarato per la democrazia –, salvo poi ricredersi: “Hanno fatto molto per portarsi via il petrolio”, e “zero” in materia elettorale. Dalla cattura di Maduro a gennaio, ha ricordato l’economista, Rubio gestisce per decreto presidenziale i dollari delle esportazioni petrolifere venezuelane. Soldi che, il segretario, aveva promesso di amministrare a beneficio dei venezuelani con una revisione indipendente dell’azienda Kpmg. Ma in nove mesi, ha detto Hausmann, Rubio non ha ancora reso conto di dove sono. Rispetto alla promessa della Casa Bianca di stabilizzare prima l’economia e votare, ha mostrato l’andamento economico del paese: solo a luglio l’inflazione è salita del 19,9 per cento sul mese secondo la Banca centrale (+534 per cento sull’anno), che ne attribuisce la causa al grave terremoto di giugno. Ma per Hausmann, è invece la prova di un governo che incassa più valuta e continua a stampare moneta, generando un aumento dei prezzi che consuma i salari dei cittadini.
Il Venezuela di oggi, ha concluso Hausmann, è “una colonia americana”. Di passi in avanti sul fronte democratico, per ora, non c’è presenza.