I passi avanti dell'Ue sulla Difesa comune sono molto più lenti del ritmo delle minacce

Dopo la riunione del Consiglio Affari esteri, l’Alto rappresentante, Kaja Kallas ha dovuto riconoscere che non ci sono stati progressi né sulla richiesta italiana di rafforzare Aspides per scortare le navi minacciate dagli houthi, né sull’istituzione di un protocollo di sicurezza di emergenza per rispondere a sabotaggi, droni o cyberattacchi russi
28 SET 26
Ultimo aggiornamento: 18:12
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Foto Ansa

Bruxelles. Che siano gli attacchi degli alleati dell’Iran nel Mar Rosso o la guerra ibrida condotta dalla Russia contro l’Europa, i ministri della Difesa non ritengono che l’Unione europea sia il luogo giusto per organizzare la difesa comune. Se c’era bisogno di una nuova prova, è arrivata oggi dopo una riunione del Consiglio Affari esteri in sessione difesa. L’Alto rappresentante, Kaja Kallas, ha dovuto riconoscere che non ci sono stati progressi né sulla richiesta dell’Italia di rafforzare la missione Aspides per scortare le navi minacciate dagli houthi, né sull’istituzione di un protocollo di sicurezza di emergenza per permettere all’Ue di rispondere a sabotaggi, droni o cyberattacchi russi. L’indecisione prevale anche sugli intercettori Patriot da fornire all’Ucraina e sul programma di riarmo per prepararsi a una guerra entro il 2030. I passi avanti sulla difesa sono molto più lenti del ritmo delle minacce.
La richiesta del ministro italiano della Difesa, Guido Crosetto, di rafforzare Aspides era stata presentata con una lettera a Kallas il 18 settembre. L’Italia è pronta a inviare una seconda fregata per proteggere le navi che attraversano lo stretto di Bab el Mandeb, dopo che gli houthi hanno conquistato il controllo su questo passaggio strategico per il commercio marittimo. Ma Crosetto ha chiesto all’Ue di condividere i costi e agli altri stati membri di fornire più asset navali. La risposta arrivata dai ministri della Difesa dell’Ue oggi è stata deludente. “L’avanzata degli Houthi ha esposto le rotte marittime a rischi maggiori e l’operazione Aspides contribuisce a mantenere aperta questa via d’acqua vitale. Tuttavia, occorre potenziare i numeri per renderla più efficace”, ha riconosciuto Kallas.
Ma solo due paesi hanno risposto alla richiesta italiana. Il Belgio dovrebbe fornire una fregata alla fine di ottobre o all’inizio di novembre. I Paesi Bassi hanno annunciato la partenza di un’altra fregata, ma i suoi compiti operativi dipenderanno dalla situazione nel Mar Rosso e, per il momento, è previsto che fornisca un semplice sostegno ad Aspides. Durante la discussione a porte chiuse c’è stato uno scambio teso tra Crosetto e la sua omologa francese, Catherine Vautrin, sul ruolo della coalizione dei volenterosi, che non è ancora operativa. La Spagna ha esplicitamente escluso l’invio di navi, perché già impegnata nella missione Atalanta al largo del Corno d’Africa. C’è un problema sia di quantità sia di qualità degli asset navali schierati in Aspides. “Se diamo a una missione un compito, dobbiamo darle i mezzi”, ha ricordato Kallas.
Sulla guerra ibrida condotta dalla Russia, i ministri della Difesa hanno avuto una prima discussione sulla proposta di Ursula von der Leyen di creare un protocollo di sicurezza di emergenza per sabotaggi, cyberattacchi e droni. La presidente della Commissione ha presentato il meccanismo come l’equivalente dell’articolo 4 della Nato. Il commissario alla Difesa, Andrius Kubilius, lo vede come uno strumento per rispondere alla Russia. Ma la maggioranza dei ministri della Difesa è scettica o contraria, perché il compito spetta alla Nato. “Alcuni hanno detto che abbiamo bisogno un meccanismo per tutto ciò che è al di sotto della soglia di un’aggressione armata. Ma molti hanno sottolineato che deve essere fatto in complementarietà con la Nato”, ha spiegato Kallas. L’Alto rappresentante ha anche dovuto ammettere dell’assenza di progressi sugli intercettori Patriot all’Ucraina. Kallas aveva proposto agli stati membri che ne hanno di procedere a uno scambio: fornire subito i missili in stock per ottenere i Patriot che saranno comprati dagli Stati Uniti con i fondi del prestito dell’Ue all’Ucraina. “Non ci sono stati nuovi impegni”, ha detto Kallas. Quanto al piano di riarmo, l’Agenzia europea per la difesa ha pubblicato un rapporto in cui evidenzia i ritardi accumulati dagli stati membri. “L’Europa deve riarmarsi più rapidamente e più efficacemente per raggiungere l’obiettivo del 2030”, ha avvertito Kallas: serve “un cambiamento decisivo in termini di portata e ritmo degli investimenti nella difesa”.