Nella sinistra francese, su Ucraina e Gaza è tutti contro Glucksmann

Nel primo dibattito tra i cinque candidati alle primarie del polo socialdemocratico, la politica estera divide profondamente. Royal non condanna Putin, il leader Pp si trova isolato sulla Striscia

25 SET 26
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Foto ANSA

Parigi. Mercoledì sera, su Lci, è andato in scena il primo dibattito televisivo tra i cinque candidati alle primarie del polo socialdemocratico francese, dalle quali uscirà il rappresentante della sinistra moderata alle presidenziali del 2027 (il primo turno si terrà nel fine settimana del 9-10 ottobre, il secondo nel weekend successivo). Un dibattito di tre ore e mezza durante il quale Raphaël Gluckmsann, leader di Place Publique (Pp), Olivier Faure, primo segretario del Partito socialista (Ps), Ségolène Royal, ex candidata alle presidenziali, Jérôme Guedj, deputato Ps, e Emmanuel Maurel, presidente della Gauche républicaine et socialiste, hanno mostrato una sostanziale convergenza sulle tematiche sociali ed economiche, ma non sulla politica estera, dal conflitto in Ucraina a Gaza, dove sono emerse fratture profonde.
Ségolène Royal, che nel settembre del 2022 accusò il presidente ucraino Volodymyr Zelensky di “propaganda di guerra basata sulla paura”, mettendo in discussione i crimini di guerra documentati in Ucraina (come l’attacco al reparto maternità di Mariupol), ha confermato mercoledì la sua ambiguità nei confronti della Russia di Vladimir Putin. Sollecitata da uno studente della Sorbona sul sostegno a Kyiv, l’ex candidata del Ps alle presidenziali del 2007 ha risposto: “Bisogna aiutare l’Ucraina a raggiungere una pace giusta e duratura. Alcuni ci dicono che è impossibile, che non abbiamo nemmeno il diritto di parlare di pace, altrimenti veniamo tacciati di essere ‘putinolatri’”. Per Royal, la guerra “avrebbe potuto essere evitata” e la Francia dovrebbe investire nella “negoziazione” e nella “mediazione”. Ma Putin “non ha alcuna intenzione di negoziare”, ha reagito con fermezza Glucksmann, sottolineando la necessità di “aiutare gli ucraini perché sono la nostra prima linea di difesa”, perché quella di Putin “non è una guerra contro l’Ucraina, ma contro l’Europa”. Faure, Guedj e Maurel si sono collocati sulla stessa linea del leader di Pp, contestando l’idea che Mosca stia realmente cercando un negoziato, Putin ragiona solo in termini di rapporti di forza e non bisogna essere ingenui. A un certo punto Royal ha provato a uscire dall’isolamento, attaccando frontalmente Gluckmann, che alla vigilia del dibattito aveva definito uno “stagista”: “Una volta lei ha detto che bisognava arrivare fino a Mosca!”. “Credo che mi abbia confuso con Napoleone”, ha risposto l’eurodeputato, suscitando risate tra il pubblico.
Su Gaza è stato un tutti contro Glucksmann, il favorito delle primarie di ottobre. “Dobbiamo avere la stessa forza per l’Ucraina e per la Palestina”, ha affermato Faure citando il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez e parlando esplicitamente di “genocidio” per definire la situazione a Gaza, consapevole di poter creare una frattura con il frontman di Pp, che al contrario si rifiuta di utilizzare questo termine. “Dire ‘genocidio’ ha un certo peso. Abbiamo bisogno di quel peso affinché cessi questo massacro intollerabile”, ha dichiarato il primo segretario del Ps, seguito da Royal: “Le parole sono importanti, bisogna riconoscere il genocidio”. Glucksmann, in risposta, ha insistito sulla distinzione tra la condanna dell’operato del governo di Benjamin Netanyahu e la qualificazione giuridica dei crimini commessi, preferendo parlare di “crimini contro l’umanità” e di “crimini di guerra”. Ad accendere ulteriormente il confronto è stato un appello di Royal agli ebrei francesi affinché denuncino “le azioni di Benjamin Netanyahu” nella Striscia di Gaza, perché “quello che succede è assolutamente intollerabile”. “Non spetta agli ebrei denunciare Netanyahu, ma ai democratici”, ha reagito Glucksmann, aggiungendo che “bisogna fare attenzione alle parole che si usano” alla luce del contesto “esplosivo” legato all’aumento dell’antisemitismo in Francia, soprattutto dall’attacco del 7 ottobre 2023.
In chiusura, è stata affrontata la spinosa questione dell’alleanza con la France insoumise, esclusa categoricamente da Glucksmann e Guedj per l’ambiguità di Jean-Luc Mélenchon e le sue truppe sull’antisemitismo, ma non dagli altri tre candidati che invocano un “rassemblement” delle sinistre, compresa quella radicale.