Nella sinistra francese s’alza il grido: tutti tranne Glucksmann

In Francia la ricostruzione del centrosinistra passa dalle primarie, che rischiano però di spaccare ulteriormente un campo già fragile. Tre i partiti chiamati a scegliere il candidato comune alle presidenziali del 2027 

2 SET 26
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Raphaël Glucksmann (Foto Ansa)

Parigi. In estate, dopo settimane di trattative, il Partito socialista (Ps), Place publique (Pp) e la Gauche républicaine et socialiste (Grs), i tre partiti in ordine di importanza del polo socialdemocratico francese, hanno raggiunto un accordo per l’organizzazione delle primarie il prossimo ottobre, con lo scopo di designare un candidato comune che rappresenti alle elezioni presidenziali del 2027 la sinistra non-mélenchonista e ottenga un risultato migliore rispetto al 2022, quando l’allora candidata del Ps Anne Hidalgo registrò il peggior risultato della storia del partito, con l’1,7 dei suffragi. Alle primarie potranno votare i militanti in possesso di una tessera di uno dei tre partiti, ma anche i non iscritti simpatizzanti del polo socialdemocratico pagando una quota di partecipazione di 15 euro. Il primo turno si terrà nel fine settimana del 9-10 ottobre, il secondo nel weekend successivo, negli stessi giorni in cui i Verdi, guidati da Marine Tondelier, e Debout!, il partito progressista dell’ex mélenchonista François Ruffin, organizzeranno in parallelo altre primarie. La France insoumise (Lfi) di Jean-Luc Mélenchon, la formazione della gauche radicale, correrà da sola per l’Eliseo, così come il Partito comunista francese (Pcf), che presenterà alle presidenziali una candidatura autonoma, a conferma di un panorama politico profondamente diviso a sinistra.
Le primarie socialdemocratiche di ottobre sono l’emblema di questa frammentazione: invece di mettere ordine nella candidatura della sinistra riformista alle presidenziali del 2027, rischiano di diventare l’ennesimo capitolo della lunga guerra fratricida del socialismo francese. Al centro dello scontro ci sono due figure con idee molto diverse sulla ricostruzione della sinistra: Olivier Faure, primo segretario del Ps, che ha ufficializzato domenica sera la sua candidatura alle primarie, e Raphaël Glucksmann, leader di Place publique, il grande favorito. Il primo, 58 anni, che nel 2022 fu costretto a un passo indietro per lasciare spazio a Anne Hidalgo, dispone di una macchina politica, di una rete di militanti e di un radicamento territoriale che Glucksmann ancora non possiede. Il secondo, leader di una formazione più piccola come Place publique, nata fuori dal vecchio apparato e costruita attorno a un’identità fortemente europeista, ambientalista e socialdemocratica, porta però con sé qualcosa che al Ps manca da tempo: l’idea di poter rappresentare una sinistra capace di parlare a un elettorato che vada oltre i confini tradizionali del partito, andando a pescare nel grande centro liberale. Faure, che è stato rieletto alla guida del Ps poco più di un anno fa, si ritrova nella posizione di outsider all’interno del proprio schieramento: tutti i suoi oppositori interni, a partire dall’influente capogruppo dei socialisti all’Assemblea nazionale Boris Vallud, si sono schierati uno dopo l’altro con Glucksmann. Su cosa puntare, dunque, per creare la sorpresa alle primarie di ottobre? Sull’identità socialista, un tema che sta molto a cuore ai militanti del partito della rosa, che hanno sempre avuto un candidato in casa per cui votare alle presidenziali (Hollande e Hidalgo i più recenti), ma anche sull’aspirazione di una parte degli elettori all’unità delle sinistre.
“Faure vuole suscitare un sussulto unitario tra i militanti, anche tra quelli che non hanno la tessera del Ps, crede nella sinistra plurale”, spiega al Foglio Célestine Gentilhomme, giornalista del Figaro che segue la gauche. In un’intervista su Tf1, Faure, padre funzionario del Tesoro e madre infermiera di origine vietnamita, si è presentato come “un figlio della classe media”, cresciuto a contatto con “la miseria” nella periferia di Orléans, per sottolineare il divario sociologico che lo separa dal suo rivale Raphaël Glucksmann, figlio del celebre filosofo e saggista André. “Punta molto anche su questa narrazione sociologica, vuole mostrare ai francesi che è un figlio dei quartieri popolari, contrapponendosi a Glucksmann che ha un’altra filiazione, viene da una sinistra parigina, filosofica”, dice Gentilhomme. Glucksmann non ha mai cercato di nascondere le sue origini familiari, di essere il figlio di André Glucksmann, uno dei filosofi più influenti della sua generazione, né di inventarsi un certificato di vicinanza al “popolo di sinistra”, anzi ha sempre ammesso di essere “nato dalla parte giusta della barriera socioculturale” ma anche di non essere uscito da Sciences Po per andare al Forum di Davos – “sono andato in Ruanda, in Georgia, in Ucraina”, ha detto più volte – e a differenza dei suoi concorrenti, formatisi nella sede del Ps quando era ancora a rue de Solférino, di non essere un “professionista della politica” e tanto meno un “apparatchik”, sempre pronto a negoziare la propria sopravvivenza “nell’ufficio di Jean-Luc Mélenchon”.
Faure punta anche sulla moltiplicazione delle candidature come strategia anti Glucksmann. Per ora, oltre al primo segretario del Ps e al leader di Pp, ci sono altri tre pretendenti ufficiali, l’ex candidata alle presidenziali Ségolène Royal, il deputato Ps Jérôme Guedj e il suo collega Philippe Brun. Ma c’è tempo fino al 15 settembre per presentare la propria candidatura e Mathieu Pigasse, il banchiere punk-rock del capitalismo francese, proprietario di Radio Nova e amico di Mélenchon, ci starebbe facendo un pensierino. “Più candidature ci sono, meno possibilità ha Glucksmann di vincere al primo turno: Faure ne è consapevole. Il suo obiettivo è arrivare al secondo turno e giocarsi la carta del ‘tutti contro Glucksmann’, seppur con poche speranze di vittoria”, sottolinea Gentilhomme.
L’entità del risultato sarà molto importante. “Se Glucksmann vincesse con una maggioranza schiacciante, i dieci anni di ‘faurismo’, questo decennio, o meglio questi otto anni dedicati a ricostruire il Ps, a ri-radicarlo a sinistra e a inserirlo in un’unione delle sinistre, volgerebbero al termine e si andrebbe verso quel riorientamento strategico, verso quella rifondazione della gauche invocata dal leader di Pp”, spiega Gentilhomme. Sullo sfondo, si staglia l’ombra di François Hollande, l’ex presidente socialista che si vede come ultimo ricorso. “A dicembre dirà se si candiderà o meno, in base, ovviamente, alla dinamica di chi vincerà le primarie – conclude Gentilhomme – Hollande punta sul fatto che le primarie in genere finiscono male e si azzufferanno tutti, rendendo difficile trovare un terreno d’intesa”.