Il “Nixxonmaxxing” e Trump che ha abbassato gli standard a destra

I conservatori su TikTok ora rivalutano persino Nixon, che per decenni è stato il simbolo del fallimento, del grigiore malandrino, della paranoia politica. E c’è chi sta già cercando di cavalcare questo trend per i propri fini in vista del 2028: il camaleontico JD Vance   

25 SET 26
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(Foto Getty)

Internet è ancora un posto meraviglioso, nonostante stia contribuendo alla distruzione della democrazia. Da qualche tempo è in voga il Looksmaxxing, un trend online maschile che porta a spingere al massimo nel migliorare, secondo standard ben precisi, il proprio aspetto fisico. Come in tutto ciò che arriva dall’America, raggiunge degli estremi, come il martellarsi la mandibola per farla crescere più spigolosa. E i trend creano altri trend, e il maxxing, termine del mondo dei videogame che significa portare al massimo le statistiche, inizia a essere applicato a mille attività e stile di vita: c’è lo sleepmaxxing (sul dormire), il solomaxxing (solitudine), il proteinmaxxing (aumentare al massimo l’apporto proteico), l’hobbitmaxxing (da segnalare a Fratelli d’Italia), etc. Ma il più interessante di tutti è il Nixonmaxxing.
Nel mondo conservatore di TikTok – la futura classe elettorale – è partita una gara, un po’ ironica e un po’ sentita e sicuramente nostalgica, sulla rivalutazione di un presidente, Richard M. Nixon, che per decenni è stato il simbolo del fallimento, del grigiore malandrino, della paranoia politica. Non puoi dire Nixon senza pensare al Watergate e a Woodward e Bernstein (cioè Robert Redford e Dustin Hoffman). Per molto tempo Nixon è stato nell’immaginario quello che diceva di non essere, cioè un “crook”, un truffatore, e basta vedere una serie come Futurama, in cui lui torna nell’anno 3000 mettendo la sua testa sopra un robot per prendere il controllo della Terra. Ora invece il suo volto da quacchero californiano appare nei reel con musiche di Biggie e Drake e le ragazze mostrano marsupi con sopra ricamato in brillantini “Pretty Girls for Nixon” e i pischelli hanno cappellini con il profilo hitchcockiano dell’ex Potus.
Sarà che Trump, distruttore di mondi, ha abbassato gli standard – facendo sembrare George W. Bush un simpatico zio che dipinge ritratti dei propri cani nel granaio – ma l’ossessione della Gen Z per il 27esimo presidente si basa anche sulla riscoperta delle sue policies. Nixon, a eccezione del Massachusetts, riuscì a portarsi a casa tutti gli stati, vincendo nel 1971 quella “silent majority”, cioè i moderati, da uomo convintamente centrista. Fu un supporter di Israele durante la guerra di Yom Kippur, e poi strinse la mano a Mao, visitò la Cina nel 1972 togliendola dall’influenza sovietica, ritirò le truppe dal Vietnam, portò gli astronauti sulla luna.
Questa Nixon-mania è un’estetica, è una vibe, che piace ai giovani che si sentono orfani di qualcosa che non hanno mai conosciuto, un’èra analogica di cravatte con motivi a griglia e cerimoniali e assenza di bot russi. Ma allo stesso tempo vedono in quell’outsider introverso proveniente da una famiglia working-class – l’opposto di un Kennedy – un politico altamente sottovalutato, la cui storia e i successi sono stati offuscati da uno scandalo che oggi, nel tempo Maga della post-truth, sarebbe robetta su cui scherzerebbero i comici progressisti dei late show, non certo qualcosa per cui dimettersi.
La Nixon Foundation sta fomentando questo trend postando video per attrarre i giovanissimi che non vanno pazzi per il neosocialismo islamico-brooklynense, presentando un Nixon anti-establishment, distrutto dalla stampa e dal deepstate. E c’è chi sta già cercando di cavalcare questo trend per i propri fini in vista del 2028: il camaleontico JD Vance. Partecipando a un evento alla Nixon presidential Library a Yorba Linda, Vance ha detto che “questa sua eredità storica stia vivendo una sorta di rinascimento. E penso che sia meritato”. Come Vance anche Nixon veniva da una famiglia senza connessioni politiche, anche lui era stato VP prima di diventare presidente, entrambi hanno avuto una breve esperienza in congresso prima di arrivare alla Casa Bianca. E Vance sta giocando su queste similitudini paragonandosi a Nixon, ma difficile che riesca ad attrarre allo stesso modo i moderati americani, se esistono ancora.