Capire il ricatto di Putin all’Europa

Droni, minacce, provocazioni. E un unico obiettivo: spingere gli europei a ridurre il sostegno a Kyiv, dividere la Nato e spaventare l’opinione pubblica. Reagire si può, non minimizzando come nel 2022. Le parole di Cavo Dragone
25 SET 26
Ultimo aggiornamento: 05:15
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Foto LaPresse

Ci sono due approcci diversi per provare a dare un seguito alla notizia pubblicata ieri dal Mundo, secondo il quale, stando ad alcune informazioni trasmesse dalla Cia ai governi europei, la Russia potrebbe preparare attacchi via mare con droni contro Italia, Spagna o Francia. Il primo approccio è quello della minimizzazione: non esiste nessuna minaccia, non è il caso di drammatizzare, non siamo in pericolo, la Russia non ci farebbe mai del male. Il secondo approccio è quello dell’autocolpevolizzazione: lo vedete che cosa succede a giocare con il fuoco, a contrapporci alla forza di fuoco della Russia e a sfidare Putin sul terreno militare? Esiste poi una terza strada, un terzo approccio, che dovrebbe essere quello adottato da chi prova a chiamare le cose con il loro nome, da chi tenta di non chiudere gli occhi di fronte a un problema e da chi non ha paura di riconoscere che accanto alla presenza di una minaccia concreta vi è anche un ricatto alla luce del sole: smettetela di difendere l’Ucraina, ci dice Putin, se non volete correre guai seri. Il ministro Guido Crosetto, ieri, ha detto che “non serve a nessuno e non trova alcuna conferma l’allarme lanciato da un quotidiano spagnolo che ipotizza possibili attacchi a Italia, Spagna e Francia da parte di navi e droni russi” e che non serve a nessuno ulteriore benzina sul fuoco e non si può che prenderne atto (per fortuna). Ma per fare i conti con la presenza in Europa di una intimidazione putiniana non serve concentrarsi su una notizia, su un singolo allarme, su un singolo episodio. Serve allargare lo sguardo e capire che una minaccia resta una minaccia, più minacce diventano un pericolo, molte minacce diventano un disegno.
Ieri i servizi segreti danesi hanno prodotto un documento ufficiale per avvertire la popolazione di un fatto: la Russia intensificherà nei prossimi mesi sabotaggi e attacchi ibridi contro l’occidente e la Nato. Il 18 settembre, all’Eliseo, il presidente Emmanuel Macron, dopo aver riunito i leader di tutti i partiti francesi, ha avvertito che di fronte alla minaccia russa “nessuno è al riparo”. Il 20 settembre i tre capi dei servizi della Repubblica ceca, della Lettonia, della Svezia hanno sostenuto, in tre dichiarazioni separate, che il sabotaggio russo in Europa aumenterà (secondo il capo dei servizi cechi l’attività aumenterà con l’utilizzo intensificato di droni, incursioni limitate in territorio Nato, provocazioni, campagne d’influenza). Il 18 settembre una nota riservata dei servizi francesi riportata da France Télévisions ha sostenuto che lo scenario di un possibile attacco russo importante, precedentemente collocato intorno al 2030, deve essere anticipato fino all’autunno del 2027.
Il 17 settembre, il primo ministro polacco, Donald Tusk, ha sostenuto che “secondo la valutazione dei servizi” nei piani russi figurano ora, su uno scenario non di lungo termine, attacchi ibridi con droni e missili contro gli stati che sostengono l’Ucraina, compresa la Polonia. Il 15 settembre il dipartimento di Giustizia americano ha reso pubbliche le accuse contro cinque persone che avrebbero lavorato per i servizi di intelligence russi e che avrebbero pagato o tentato di pagare delle persone negli Stati Uniti e in altri paesi affinché sorvegliassero ed eseguissero omicidi mirati, “oltre ad aver incaricato dei complici di compiere o tentare atti di terrorismo contro infrastrutture civili e militari nei paesi europei allineati con l’Ucraina”. Il 14 settembre un’inchiesta transnazionale basata anche su documenti classificati e fonti dei servizi ha ricostruito l’impiego russo di “disposable agents”, gli agenti usa e getta, reclutati online e utilizzati per sorveglianza e sabotaggi. Il 4 settembre, pochi giorni dopo l’attribuzione alla Russia del tentato attacco con un drone all’aeroporto di Lipsia-Halle, il servizio di sicurezza svedese, Säpo, ha riferito che il comportamento russo è diventato “più incline al rischio e aggressivo”, evocando la presenza di diversi strumenti con cui la Russia vuole indebolire la volontà e la capacità della Svezia di sostenere l’Ucraina.
Contestualmente, solo per citare episodi dell’ultimo mese, Romania ed Estonia hanno segnalato episodi separati durante una notte di intensa attività aerea russa e ucraina, un drone ha colpito la locomotiva di un treno passeggeri diretto a Varsavia, una fregata russa ha sparato due razzi “flare” contro un elicottero militare danese, un drone con esplosivo è stato abbattuto in Lituania da Eurofighter italiani, un drone russo ha violato lo spazio aereo moldavo, un Mi-8 russo ha violato brevemente lo spazio aereo polacco. L’obiettivo delle intimidazioni russe, come scritto ieri dal Mundo, è sempre lo stesso: ridurre il sostegno all’Ucraina, dividere la Nato e spaventare l’opinione pubblica europea. Di fronte a questi fatti sarebbe utile ricordare cosa successe l’ultima volta che gli allarmi dell’intelligence sulla Russia vennero sottostimati (chi oggi dice che la Russia non è minacciosa, o che se lo è lo è per colpa nostra, sosteneva nel febbraio del 2022 che la Russia mai avrebbe aggredito l’Ucraina, e anche allora l’occidente che provava a difendersi venne accusato di essere protagonista di un’escalation). Sarebbe utile ricordare che le minacce degli sponsor del terrore non diventano meno minacciose solo perché infilate dai sonnambuli nel Google Translate della minimizzazione (Putin non è come lo disegnano).
Sarebbe utile ricordare infine che di fronte a una minaccia che diventa un pericolo e che diventa un disegno esiste un solo modo per difendere l’Europa, oltre che investire sulla nostra Difesa: prendere sul serio la minaccia, chiamare le cose con il loro nome, sostenere come non mai l’Ucraina, non smettere di inviare all’Ucraina le armi che possono aiutare a difendersi, non farsi ricattare dal disegno putiniano e chiedersi ogni volta che si sta per commentare un fatto che riguarda le aggressioni di Putin se quello che si sta per dire, che si sta per fare, che si sta per pensare può aiutare Putin a raggiungere i suoi obiettivi oppure no. “Non commento notizie da fonti aperte su rapporti di intelligence nazionali, né ciò che gli Alleati possono essersi scambiati”, ha detto ieri al Foglio Giuseppe Cavo Dragone, ammiraglio italiano, presidente del comitato militare Nato. “Posso però dire che la Nato non guarda alle minacce da un unico punto di vista. Il nostro approccio è a 360 gradi: il fianco orientale e il Mediterraneo fanno parte dello stesso spazio di sicurezza. I recenti episodi dimostrano che le azioni ibride, compresi droni lanciati da piattaforme inattese, mirano a testare le nostre reazioni, a creare incertezza e a dividerci. Non ci riusciranno. Gli Alleati condividono informazioni, rafforzano la sorveglianza aerea e marittima e adattano postura e capacità anti drone. Il messaggio a chi pensa di metterci alla prova è molto semplice: la Nato è vigile, unita e pronta a difendere ogni centimetro del territorio alleato, da nord a sud”. L’obiettivo delle intimidazioni russe è sempre lo stesso: ridurre il sostegno all’Ucraina, dividere la Nato e spaventare l’opinione pubblica europea. Per non spaventare l’opinione pubblica di fronte a notizie come quelle offerte dal Mundo, più che negare la presenza di un problema forse varrebbe la pena chiedersi cosa fare per continuare a difendere i confini della nostra democrazia ed evitare di diventare utili idioti del putinismo.