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gioielli e tangenti •
Zapatero fa ancora il vago sul caso Plus Ultra
Sui gioielli l’ex premier spagnolo tira in ballo i morti, sui soldi inguaia le figlie. A fine novembre si svolgerà l'udienza sulla società di famiglia, che gli inquirenti indicano come chiave di volta della vicenda giudiziaria
24 SET 26

Foto ANSA
E’ dallo scorso mese di maggio che l’ex primo ministro spagnolo José Luis Rodríguez Zapatero promette di dare spiegazioni sull’origine dei gioielli che la polizia ha trovato durante la perquisizione del suo ufficio. La notizia è nota: le autorità indagano sul salvataggio sospetto di una compagnia aerea ispano-venezuelana, la Plus Ultra, che occulterebbe operazioni di riciclaggio di danaro sporco su cui Zapatero avrebbe riscosso una tangente, ma durante la perquisizione si scopre una cassaforte di cui la segretaria dell’ex premier dice di non possedere la chiave. Chiave che tuttavia salta fuori quando i poliziotti sembrano decisi a far intervenire gli artificieri.
Dalla cassaforte emerge un tesoro già valutato per oltre un milione e 300 mila euro. Dapprima Zapatero aveva detto trattarsi di gioielli lasciati in eredità da sua suocera a sua moglie, non più di 50 mila euro in tutto. Poi ha riconosciuto che c’erano dentro dei regali ricevuti dall’Arabia saudita, messi lì con quelli della suocera senza saper bene quanto valessero. Negli ultimi giorni il giudice Calama, che indaga sul caso Plus Ultra e ha nel frattempo aperto un filone d’inchiesta sui gioielli (per il quale Zapatero rischierebbe addirittura l’imputazione per contrabbando), ha dato all’indagato tre giorni per consegnare una volta per tutte la documentazione necessaria a chiarire l’origine di quel tesoro. Intanto ha incaricato un’altra gioielleria storica di Madrid, la Yanes, di procedere a una seconda perizia.
Anche stavolta, però, Zapatero è parso fin troppo parco e vago nelle sue spiegazioni. Mercoledì ha presentato uno scritto in cui afferma che i pezzi più preziosi sono un regalo, un “gesto personale” da parte del re saudita Abdullah. Il sovrano, che Zapatero ricevette in visita ufficiale a Madrid nel giugno del 2007, è morto nel 2015 e quindi non può più parlare, ma pare che nessuno finora a Riad abbia voglia di aprir bocca. L’ex premier spagnolo garantisce di aver contattato i sauditi due volte, a giugno e ad agosto, per ottenere dal Capo del protocollo della Casa reale la conferma della sua versione dei fatti, ma non ha mai ottenuto risposta. Perciò l’indagato chiede ora al giudice l’emissione di una rogatoria internazionale.
Se il regalo era personale e fu consegnato a Madrid, con un sol colpo Zapatero schiva l’accusa di contrabbando e si salva dall’evasione fiscale con la prescrizione. Ma finora non ha fatto che chiedere agli inquirenti e all’opinione pubblica di credergli sulla parola. Sui fatti accertati – l’esistenza dei gioielli il cui valore avrebbe dovuto almeno essere dichiarato al fisco – Zapatero balbetta. Sui fatti da accertare – come la riscossione di una tangente dell’1 per cento sui 53 milioni di euro concessi in prestito dal governo spagnolo all’ignota compagnia Plus Ultra, designata come asset strategico nazionale – Zapatero nega perentoriamente, ma finora ha solo cercato, senza successo, di chiedere la nullità dell’intero procedimento.
La richiesta di nullità è stata respinta ai primi di settembre e il giudice ha fissato alcune date importanti per il prosieguo dell’inchiesta. Il 19 novembre saranno sentiti Félix Martín, ex direttore finanziario di Plus Ultra, e José Ángel Partearroyo, ex alto dirigente della Sepi, società che controlla le partecipazioni statali spagnole, quindi fortemente legata al governo Sánchez e ai suoi ministeri economici in particolare. Ma soprattutto il giudice ha finalmente fissato al 30 novembre l’interrogatorio alle figlie di Zapatero, Alba e Laura Rodríguez.
Sono anche loro indagate nel caso Plus Ultra in quanto titolari di una società dallo strano nome, Whathefav, dall’attività ancor più strana e sospetta. Si limitavano a impaginare le banali e succinte consulenze redatte dal padre per le società dell’amico Julito Martínez, che diverse testimonianze (inclusa quella del diretto interessato) indicano come un semplice prestanome di Zapatero stesso. Per tre anni Whathefav ha ricevuto bonifici dalle aziende di Martínez per almeno 240.000 euro. Secondo gli inquirenti, questo sarebbe il punto in cui si chiude la triangolazione fra Spagna e Venezuela con al vertice l’ex premier. Il quale sui gioielli tira in ballo i morti (la suocera, re Abdullah), ma sui soldi avrebbe messo nei guai la prole. Secondo alcuni osservatori sarà proprio a causa dei rischi corsi dalle figlie che prima o poi accetterà di parlare. A cedere non sarà l’orgoglioso leader politico che nei comizi sentenziava che essere socialista significa dare e non ricevere, bensì il papà apprensivo.