Esteri
in attesa della perizia •
Continua l'indagine sui gioielli di Zapatero
Le ipotesi di reato sono almeno due: evasione fiscale e contrabbando. Le nuove analisi potrebbero inoltre datare la donazione, in modo da chiarire l'origine dei preziosi e la possibile violazione del codice etico promosso dallo stesso ex premier
25 LUG 26

Foto ANSA
La Procura spagnola anticorruzione ha chiesto al giudice José Luis Calama – titolare dell’inchiesta sul salvataggio della compagnia aerea Plus Ultra, in cui risulta indagato l’ex primo ministro José Luis Rodríguez Zapatero – di disporre un’altra perizia per determinare il valore dei gioielli sequestrati durante la perquisizione del 19 maggio scorso nell’ufficio personale dell’ex premier.
Una prima analisi era stata affidata a una prestigiosa gioielleria e casa d’aste di Madrid, la Ansorena, affiancata dall’Istituto gemmologico di Spagna. Il risultato è ormai noto: il valore stimato sarebbe di oltre 1,3 milioni di euro (per la precisione 1.323.915), ma la Procura sospetta che possa essere superiore. Ansorena e Istituto gemmologico, infatti, hanno valutato il costo della materia prima senza tener conto della manodopera necessaria alla produzione degli artefatti, né dei margini commerciali che verrebbero applicati nella vendita al pubblico. Insomma, gli inquirenti vogliono capire il vero valore di mercato del tesoro di Zapatero. Parliamo di un centinaio di pezzi di alta gioielleria, fra i quali spicca una collana in oro bianco con diamanti e due smeraldi naturali dello Zambia, prezzo stimato provvisorio: 278.000 euro.
La seconda perizia era già stata richiesta prima dell’intervista televisiva che Zapatero ha rilasciato giovedì, ma non si può certo dire che questa tanto attesa intervista abbia nel frattempo chiarito alcunché. Sulla provenienza di quei gioielli l’indagato insiste: si tratta di gesti “di cortesia” intorno ai quali esige discrezione. A suo tempo darà spiegazioni, garantisce, anche se per ora la sua linea difensiva su tutti i fronti è stata quella di chiedere la nullità del procedimento. Un’istanza che il giudice Calama ha respinto per decorrenza dei termini previsti per legge.
Nell’interrogatorio di garanzia del 17 giugno Zapatero aveva detto che gli sarebbero bastati al massimo dieci giorni per chiarire l’origine di quei gioielli, su cui intanto molta gente del suo entourage si esprimeva pubblicamente, evitando così che il diretto interessato si sbilanciasse dicendo falsità. Il politologo Luis Arroyo, per esempio, aveva detto che si trattava di un’eredità di famiglia del valore di non oltre 50 mila euro. Poi era saltata fuori la tesi del dono risalente al 2007 da parte dell’ex monarca saudita Abdullah, nel frattempo defunto.
Non a caso questa seconda perizia servirebbe anche a stabilire la data di incastonatura delle gemme per poi datare la donazione. Da ciò dipende anche la prescrizione del delitto, sebbene intorno ai gioielli le ipotesi di reato siano almeno due: evasione fiscale e contrabbando. Secondo il sindacato dei tecnici del Ministero delle Finanze, sentiti dal giornale El Independiente, la responsabilità penale per un eventuale reato tributario sarebbe prescritta se la donazione fosse precedente al maggio 2021. Ad ogni modo, dice il sindacato, Zapatero dovrebbe cedere i gioielli al patrimonio dello Stato se venisse dimostrato che li ha ricevuti durante la sua presidenza del Consiglio. Tanto più che il suo comportamento violava il suo stesso codice etico approvato due anni prima, secondo il quale non bisognava accettare regali “al di là delle consuetudini abituali”, mentre quelli “di maggiore rilevanza istituzionale” andavano appunto consegnati allo Stato. Ma naturalmente questo è solo uno spunto fra i tanti per le ironie che in Spagna ormai abbondano su come i socialisti preferiscano vivere liberi dalle regole del socialismo.
Si prenda ad esempio la legge sulla patrimoniale. In Spagna il tetto oltre il quale scatta l’imposta è di 700 mila euro. Alla vigilia delle elezioni del 2008, questa pietra filosofale di tanta parte della sinistra mondiale, l’imposta che da sola ristabilirebbe l’uguaglianza primigenia tassando i ricchi, Zapatero semplicemente decide di abolirla. Vincerà le elezioni, ma sarà costretto a ripristinarla nel 2011 come una delle misure che servono a evitare la bancarotta spagnola quando già Portogallo e Grecia erano sotto l’intervento della troika. Però la patrimoniale è un’imposta che in Spagna viene devoluta alle varie comunità autonome e Zapatero vive a Madrid, dove da 30 anni governa il centrodestra liberale. In particolare, dal 2019, governa Isabel Díaz Ayuso, che concede l’esenzione totale dall’imposta. Zapatero, dunque, non avrebbe pagato un centesimo, ma forse c’erano altre ragioni che gli consigliavano di evitare di dichiarare quei gioielli. È una delle cose che i magistrati stanno cercando di scoprire.