Esteri
La difesa •
Dalla corruzione ai gioielli, Zapatero va in tv e respinge le accuse
Davanti ai giudici, Julito Martínez lo aveva indicato come ideatore di un meccanismo corruttivo. Ma in un'intervista televisiva l'ex primo ministro spagnolo, negando di aver parlato con membri del governo, che durante la pandemia ha erogato un credito da 53 milioni a Plus Ultra, ha dichiarato che è tutto falso
24 LUG 26

Foto LaPresse
Madrid. Zapatero nega tutto. Giovedì l’ex primo ministro spagnolo ha rilasciato un’intervista al primo canale della televisione statale. Era la prima uscita pubblica dopo la sua iscrizione nel registro degli indagati nell’inchiesta sul salvataggio finanziario della compagnia aerea Plus Ultra e due giorni dopo che il suo amico e socio in affari, Julito Martínez, lo indicasse come ideatore di un meccanismo corruttivo in cui Zapatero e le sue due figlie, Alba e Laura, avrebbero riscosso ingenti somme di denaro in cambio di favori che l’ex primo ministro socialista sarebbe ancora in grado di garantire grazie ai suoi ottimi rapporti con il governo Sánchez e con altri governi in giro per il mondo, Venezuela in primis. Le risposte di Zapatero sono rimaste le stesse: tutto falso.
Dunque restano per ora delusi coloro che si aspettano un cambio di strategia, magari motivato dal fatto che in questa faccenda sono pienamente invischiate le figlie, entrambe indagate, destinatarie di un milione di euro in pochi anni senza aver fatto quasi nulla, dice Julito Martínez. Hanno lavorato e risponderanno davanti al giudice, dice il padre. Il giornalista Javier Ruiz, visto da molti come un giornalista organico al governo e al Partito socialista spagnolo (tutta la tv di stato è considerata in Spagna un feudo socialista), riesce a far trasecolare l’interlocutore quando gli chiede se non abbia usato le figlie come prestanome. “Che domanda incredibile!” esclama. Anche per quanto riguarda sé stesso, Zapatero rivendica il proprio lavoro di consulente per le società di Martínez e non quello di faccendiere che riscuoteva tangenti, però rimanda ogni spiegazione all’opportuna sede giudiziaria. Nega di aver parlato con membri del governo, che durante la pandemia ha erogato un credito da 53 milioni a Plus Ultra, un’ignota compagnia aerea che si presentava come azienda spagnola e invece era controllata da azionisti venezuelani molto vicini al regime di Nicolás Maduro.
Come si spiega allora le accuse del suo vecchio amico Julito? Chiede il giornalista. Non entro nelle strategie difensive altrui, risponde l’ex premier. Come spiega che i diretti interessati sapessero dell’approvazione del credito con due settimane di anticipo? Non gliel’ho detto io. E l’aiutino della Previdenza sociale? Nel 2020 ha concesso una proroga del pagamento dei debiti che la compagnia aerea accumulava dal 2017, facendo in modo che risultasse con i requisiti in regola per ottenere il credito statale destinato alle aziende messe k.o. dal Covid. Tutto ciò, guarda caso, dopo una riunione fra l’allora ministro Escrivá e… Zapatero. Non ho fatto niente, ripete lui. A margine di questa indagine, durante la perquisizione del suo ufficio, gli inquirenti hanno trovato i famosi gioielli in cassaforte, che una squadra di esperti ha valutato per 1,3 milioni di euro. Impossibile non chiedergli dei chiarimenti, ma anche inutile, perché la risposta è sempre la stessa: si tratta di un gesto di cortesia sul quale esige prudenza e discrezione, garantendo che risponderà. Quanto al reato di evasione fiscale, quei gioielli erano lì in casa e nessuno aveva mai pensato davvero al loro valore monetario. Però, insiste il giornalista, come premier ha scritto e fatto approvare un codice deontologico in cui si esortava a non accettare regali. Forse Zapatero ha trasgredito il codice Zapatero? E’ opinabile, risponde.
Resta il piano intimo della vicenda, e qui il giornalista presta il fianco ai commenti maligni. Come sta? Gli chiede. Zapatero dice di essere preoccupato e, con un po’ di name-dropping letterario, fa perfino temere l’uscita di un suo romanzo: tutto ciò che ci succede (avrebbe detto J. L. Borges) è la materia prima della nostra opera. Poi coglie l’occasione per contrattaccare chi in questi mesi lo ha attaccato, a cominciare del capo dell’opposizione, Alberto Núñez Feijóo. Il giorno prima, il leader del Partito popolare aveva affermato che era colpa del governo Sánchez se Zapatero aveva potuto delinquere. E’ una violazione della presunzione d’innocenza e il giornalista in studio, tra tutte le dichiarazioni scottanti disponibili per mettere in imbarazzo l’intervistato, decide di metterlo a suo agio mandando in onda la non felicissima dichiarazione di Feijóo. Non era mancata la frecciatina a Felipe González, il vecchio leader socialista convertitosi nel critico più feroce dei socialisti spagnoli oggi. González dice di Zapatero quel che Zapatero dice di sé stesso, cioè che sarebbe incapace di creare una società offshore. Dovrebbe ringraziare, invece arriva la stoccata: “Lui se ne intenderà”.