Esteri
Abbasso l'ex premier •
Julito, amico di jogging e socio in affari sul caso Plus Ultra, smonta la difesa di Zapatero
L'imprenditore ha confermato in sostanza la tesi accusatoria ammetendo che la compagnia aerea era più venezuelana che spagnola. E confermando che il suo livello di influenza politica era nullo: agiva come mero intermediario tra l'ex premier e i clienti che quest’ultimo gli procacciava
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Julito Martínez (Foto Getty)
Madrid. Sui suoi rapporti con l’amico Julito Martínez l’ex primo ministro spagnolo José Luis Rodríguez Zapatero è stato a suo modo dettagliato. Correvano insieme tutte le mattine per 8 km. Sappiamo anche la marca delle scarpe usate. Zapatero l’ha detto in una risposta, assai piccata, in un’audizione davanti alla commissione del Senato che si occupa della cosiddetta “Operazione Delorme”. L’inchiesta prende il nome dal medico francese che nel sec. XVII iniziò a proteggersi con la mascherina chirurgica, e infatti indagava sulle tangenti per l’acquisto di mascherine durante la pandemia. Nel frattempo, i casi di sospetta corruzione in Spagna si sono moltiplicati.
Un altro riguarda i soldi erogati dal governo Sánchez attraverso la Sepi, la società pubblica che controlla le partecipazioni statali. Nel 2021 ha concesso un prestito di 53 milioni di euro alla compagnia aerea venezuelana Plus Ultra. L’operazione insospettì non solo i politici dell’opposizione – come l’economista ed eurodeputato liberale Luis Garicano, che la denunciò senza successo a Bruxelles – ma anche una giudice del tribunale di Madrid, Esperanza Collazos, che ne sospese la seconda rata dopo aver scoperto che parte della prima era stata usata per pagamenti a Pdvsa, la petrolifera statale venezuelana, cassaforte del regime chavista. Poi la giudice se ne andò in ferie e il collega che la sostituì cancellò la sospensione, perché Plus Ultra rischiava l’insolvenza. Infine, l’indagine venne archiviata e si è riaperta su iniziativa delle procure di Francia e Svizzera, che indagano sui flussi di danaro sospetti tra Europa e Venezuela. E’ in questo ambito che l’11 dicembre scorso scattano le perquisizioni nella sede madrilena di Plus Ultra e i fermi di polizia per il presidente e fondatore della compagnia aerea, Julio Martínez Sola, e per l’amico di Zapatero, Julito Martínez Martínez (diminutivo d’obbligo per non confonderli). E’ a questo proposito che i senatori vogliono conoscere la vera natura dei suoi rapporti con l’ex premier.
I due si conoscono dal 2011, quando Julito comprò un appartamento dai coniugi Zapatero. Quell’anno lui era ancora primo ministro in carica e il rogito fu firmato nel palazzo della Moncloa, sede del governo. Poi pare che l’amore per il jogging abbia cementato l’amicizia. L’amore per il Venezuela e per gli affari ha fatto il resto. I frequenti viaggi a Caracas Zapatero non li ha mai nascosti, anzi ne fa motivo di vanto: dimostrano la conoscenza profonda di una realtà che l’Europa, dice lui, ignora colpevolmente. Dal 2015 svolge il ruolo di mediatore diplomatico tra il governo e l’opposizione e, almeno dal 2018, ad accompagnarlo su voli noleggiati dal regime chavista c’è il compagno runner, che dichiara di aver conosciuto, tramite Zapatero, “la dama” Delcy Rodríguez.
In quanto titolare di diverse società fantasma (fra cui una a Dubai), Julito fingeva di pagare consulenze e in realtà pagava commissioni in cambio di favori, come appunto la pressione sul governo Sánchez affinché approvasse il prestito a Plus Ultra, società che a sua volta risultava cliente di Julito e delle sue scatole vuote. Intanto le figlie di Zapatero impaginavano i report del padre e Julito sganciava lauti compensi (un milione di euro). Stando alle sue dichiarazioni recenti “hanno riscosso per tre anni senza lavorare”.
Lunedì scorso, sia lui che i dirigenti di Plus Ultra hanno rotto il silenzio e confermato in sostanza la tesi accusatoria. Il presidente di Plus Ultra (l’altro Martínez) ha ammesso per iscritto ciò che tutti sapevano, ossia che la compagnia aerea era più venezuelana che spagnola, con un azionista di riferimento: Rodolfo Reyes, uomo vicino alla cupola chavista, l’impresario che si arricchiva facendo la cresta sui “Clap”, il programma alimentare per sfamare i venezuelani poveri. Smentendo Zapatero, Martínez scrive che fu l’ex premier a telefonargli da un numero anonimo per garantirgli aiuto nel dossier del prestito, ma che da quel momento in poi avrebbe parlato solo con Julito. Quest’ultimo, dopo aver consegnato la sua memoria difensiva, ieri ha anche dichiarato davanti al giudice Calama e alla pm Elena Lorente, una che ha fatto condannare l’economista di punta della destra spagnola, Rodrigo Rato, ex direttore del Fmi, vicepremier e ministro nei governi di José María Aznar (difficile, insomma, parlare di complotto delle toghe conservatrici contro i progressisti). Julito ha confermato che il suo livello di influenza politica era nullo e agiva come mero intermediario tra Zapatero e i clienti che quest’ultimo gli procacciava. Un “corriere” di Zapatero, l’ha definito il giudice Calama.