Il discorso di Guterres è un perfetto e spaventoso manifesto di sottomissione del modello Onu all’islamismo radicale

Il segretario generale delle Nazioni Unite ha dimenticato gli houthi, ha rimosso l’Iran, ha minimizzato Hamas, ha demonizzato Israele perché l’algoritmo dell’Onu, quando si occupa dei conflitti del mondo, riesce a funzionare bene se sceglie di non disturbare le ideologie estremiste. Non poteva esserci miglior commiato

24 SET 26
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Foto LaPresse

Bisogna ringraziare di cuore il dottor António Manuel de Oliveira Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite, per aver scelto di aprire, due giorni fa, l’Assemblea generale dell’Onu con un discorso di commiato incentrato sul principio di verità. E la verità di ciò che è stata l’Onu nei dieci anni di Guterres è tutta nelle parole consegnate dal segretario generale, martedì scorso, ai delegati delle Nazioni Unite, che potremmo tentare di sintetizzare con il titolo di un famoso romanzo di Michel Houellebecq: “Sottomissione”. La sottomissione in questione è quella che, con una certa linearità, Guterres ha scelto di rendere manifesta nel suo discorso da brividi, discorso rispetto al quale basta unire i puntini per capire di cosa stiamo parlando.
Guterres, da perfetto segretario generale delle Nazioni Unite nell’affermazione del doppio standard umanitario, nel suo manifesto sui diritti umani calpestati, sulla crudeltà della guerra, sui civili presi di mira, ha scelto di dedicare la bellezza di mezza riga al 7 ottobre (91 battute, spazi inclusi). Ha scelto di dedicare a Israele dieci volte lo spazio dedicato a Hamas (1.100 battute, il 4 per cento del discorso). Ha scelto di calcare la mano sullo “spettro della pulizia etnica” portata avanti secondo Guterres da Israele in Cisgiordania dedicando la bellezza di zero parole, zero righe, spazi inclusi, alla piaga dell’antisemitismo generato dall’Intifada globale che ha trasformato l’essere ebrei in una colpa mortale, in alcuni casi anche con la collaborazione, a Gaza, di alcuni dipendenti di un’agenzia Onu di cui Guterres avrà sentito parlare, l’Unrwa (suggeriamo ai follower dell’agenda Guterres di ascoltare il discorso da brividi fatto qualche giorno fa all’Onu da Neta Heiman Mina, figlia di Ditza Heiman, israeliana di 84 anni rapita durante l’attacco del 7 ottobre 2023 e tenuta ostaggio per 53 giorni a Gaza, 48 dei quali, secondo la testimonianza della figlia, nella casa di un insegnante dell’Unrwa). Ha scelto di dedicare la bellezza di zero parole, zero battute, zero citazioni a un paese notoriamente campione nella difesa dei diritti umani come l’Iran, al quale, durante la stagione di Guterres, il sistema Onu ha affidato incarichi importanti proprio nel campo dei diritti (nel 2021 l’Iran fu eletto nella Commissione sullo status delle donne, dalla quale fu espulso nel 2022 dopo la repressione seguita alla morte di Mahsa Amini, e nel 2023 l’ambasciatore iraniano Ali Bahreini venne nominato Chair-Rapporteur del Social Forum del Consiglio Onu per i diritti umani). Ha scelto di citare la bellezza di zero volte i terroristi degli houthi, a cui probabilmente il segretario generale delle Nazioni Unite se solo avesse avuto più tempo avrebbe voluto affidare una qualche commissione per la Difesa del diritto del mare. Ha scelto di ignorare del tutto le minacce ai cristiani perseguitati nel mondo, in Africa soprattutto. E ha scelto, infine, di denunciare l’orrore del conflitto in Sudan descrivendolo però in modo generico, come “una guerra per il potere alimentata da attori esterni”.
Il filo conduttore del modello Guterres, e la sua sottomissione, lo si può intravedere con chiarezza in una rimozione che è l’essenza del doppio standard modello Onu: l’islamismo politico e l’islamismo radicale. Si parla di Sudan senza parlare delle reti islamiste legate all’èra Bashir che sono ancora uno dei moltiplicatori della violenza sudanese. Si dimentica di parlare di cristiani perseguitati perché parlarne significherebbe dover denunciare gli orrori dell’islamismo. Si dimenticano gli houthi, si rimuove l’Iran, si minimizza Hamas, si demonizza Israele perché l’algoritmo dell’Onu, quando si occupa dei conflitti del mondo, riesce a funzionare bene se sceglie di non disturbare le ideologie estremiste. Non poteva esserci miglior commiato, per il segretario generale, di quello offerto due giorni fa: un’Onu sottomessa alle dittature, specializzata nell’inseguire i doppi standard, incapace di difendere chi prova a ribellarsi agli sponsor del terrore. Grazie di cuore, gentile Guterres.