Esteri
L'analisi •
Dove ha vinto Elif Eralp. Le proposte (irrealizzabili) per la Berlino in cui tutto è più caro
L'esponente della Linke ha ipotecato la carica di sindaca metropolitana della capitale. Ma il suo è un programma impraticabile: espropriare le grandi imprese immobiliari per garantire una casa per tutti a un prezzo moderato. Un’ipotesi contro cui si sta già muovendo il governo Merz
23 SET 26

"Evviva il partito socialcomunista Die Linke e la sua leader berlinese Elif Eralp”. “Ma che siete matti? Vi diete dimenticati della Ddr?”. I giornali berlinesi e le lettere al direttore si dividono in questi giorni fra chi plaude allo straordinario successo della prima donna di origine turca ad avere ipotecato la carica di sindaca metropolitana e chi si straccia le vesti per l’arrivo dei cosacchi – o sono giannizzeri del sultano? – che abbeverano i loro cavalli sulle sponde dei canali berlinesi. Piaccia o no, Eralp ha vinto con un programma tanto chiaro quanto – a detta di tanti economisti – irrealizzabile: espropriare le grandi imprese immobiliari per garantire una casa per tutti a un prezzo moderato. Un’ipotesi contro cui si sta già muovendo il governo del cancelliere Friedrich Merz con disegno di legge “per tutelare gli investitori”.
Ma Berlino non era una delle città più a buon mercato d’Europa per il mattone? Per il mattone come pure per il cibo: fino a pochi anni fa – è stata la pandemia a corrompere l’eden cittadino – un döner kebab in piedi non costava più di tre euro (oggi occorre almeno il doppio) mentre per un pranzo seduto in un ristorante vegetariano di buona qualità ne bastavano sei senza le bibite (e per la cronaca a Berlino bisogna ordinare una birra o un tè, mai l’acqua). Prendiamo i trasporti: un biglietto base con la Bvg, la compagnia berlinese di metro, bus, tram e tutto il resto, costava 2,90 euro nel 2020, 3,50 euro nel 2024 e oggi costa quattro euro tondi: un aumento del 38 per cento. Della crisi energetica sappiamo già tutto: prima della pandemia in Germania si pagava già la seconda bolletta più alta d’Europa, cresciuta dal 9,9 per cento fra il 2020 e il 2026. Sarà forse per quello che una pallina di gelato è passata da un euro a oltre due? Berlino non sarà cara ammazzata come Monaco di Baviera, ma i tempi romantici di quando era povera ma sexy sono tramontati con il coronavirus. Certo, i pensionati possono ancora fare colazione da Thoben, 30 filiali molto spartane di pane e caffè a basso prezzo dove non si accettano pagamenti elettronici e una tazza di tè costa solo un euro.
Per i più giovani un paio di anni fa ha attecchito Lap (Life among people) una catena fighetta di caffè non caro ma di qualità (cioè a soli 2,50 euro, molto poco per Berlino). Eterogenesi dei fini: l’esperimento non è piaciuto proprio alla galassia della sinistra radicale contraria all’approccio multinazionale delle filiali Lap, accusate di nuocere ai piccoli rivenditori indipendenti, equi e solidali col cappuccino a cinque euro. Ecco, dunque, la rivoluzione Eralp: davanti ai prezzi in costante salita, un affitto calmierato. Vaglielo a spiegare agli elettori della Linke che a Berlino i prezzi delle case sono più bassi che nelle altre grandi città tedesche: un recente dossier Zdf osserva che nella capitale l’affitto “freddo” (prima del riscaldamento) costa in media 14,1 euro al metro quadro contro i 16,6 di Francoforte e i 21 di Monaco. Eralp ha imbrogliato tutti? No, perché, si legge ancora nel dossier che cita l’istituto economico Diw di Berlino, “in nessuna altra parte della Germania gli affitti sono aumentati così tanto dal 2010 come nella capitale: da 6,15 euro al metro quadrato a 14,09 euro nel 2025”, un salto del 120 per cento. E’ la legge di mercato ricordata dall’economista Diw Konstantin Kholodilin: “Gli alloggi sono diventati sempre più richiesti e i prezzi sono più alti perché la domanda è aumentata notevolmente, ma l’offerta non si è ampliata di conseguenza”. Colpa del fascino che la capitale continua a esercitare su mezza ex Germania est, Europa e medio oriente.
Insomma, l’immobiliare è il tallone di Achille di una città dove tutto è più caro tant’è che oggi a Berlino vanno male anche le discoteche. Non perché manchino i clienti. Al contrario: uno studio pubblicato a luglio dall’associazione delle balere, la ClubCommission, ha messo in luce come la domanda sia forte e le piste sempre piene. In compenso la redditività dei club è nettamente peggiorata con la percentuale di quelle in perdita quasi raddoppiata dal 21 per cento nel 2019 al 39 per cento nel 2025: d’altronde i biglietti costano quasi il doppio e oggi i clienti bevono meno alcol e ballano per meno ore. Sull’indotto, spiega il rapporto, pesano i costi del personale citati come un “onere importante” dal 64 per cento degli intervistati e “il calo del potere d'acquisto dei clienti” citato dal 60 per cento, fino agli affitti e i contratti di locazione (per il 54 per cento). Chissà se oltre alle mense di quartiere Frau Eralp ha anche in mente delle discoteche calmierate.