Tutti contro Merz. Molti sfidanti, ma nessuno si fa avanti per davvero

Sulla carta il carosello dei candidati è nutrito e da settimane i media si producono in un variopinto toto-cancelliere, ma nessuno ha alzato la mano. Anzi, almeno formalmente, sono giunte assicurazioni di fiducia al cancelliere  
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(Foto La Presse)

Berlino. Impallinare Friedrich Merz è diventato lo sport nazionale in Germania: l’opposizione, l’alleato di governo Spd e persino la Cdu, tutti lo criticano ma nessuno si azzarda a farsi avanti per fargli le scarpe. La poltrona di cancelliere, che pure è garantita dalla Costituzione da un robusto mandato e da ampio potere, fa gola a molti ma nessuno osa un putsch. Troppo radioattiva al momento. E troppo pericolosa la situazione dentro e fuori il perimetro nazionale: la guerra in Ucraina, la guerra in Iran, il conflitto in Israele. E, in casa, economia in affanno, export in calo, industria, auto in primis, al palo, e lo spettro della deindustrializzazione. In più, la camicia di forza di un piano di riforme senza precedenti, sulla cui necessità sono tutti d’accordo, ma su cui nessuno vuole metterci la firma e la faccia.
Con il disastro della Cdu alle regionali a settembre – Sassonia-Anhalt, Meclemburgo, Berlino – l’impallinamento del cancelliere ha ripreso quota. Ma rimuovere un cancelliere non è facile: o si dimette lui, o serve la sfiducia costruttiva al Bundestag con relativo nome ed elezione di un nuovo cancelliere: niente crisi al buio. Sulla carta il carosello dei candidati è nutrito e da settimane i media si producono in un variopinto toto-cancelliere, ma nessuno ha alzato la mano. Anzi, almeno formalmente, sono giunte assicurazioni di fiducia al cancelliere. In pole position c’è Hendrik Wüst, ministro presidente (governatore) del Nord-Reno-Vestfalia. L’opposto di Merz: piacione, mediatore, dialogante (imprint merkeliano). Solo che nel 2027 nel suo Land si vota, e lui non può darsi alla macchia. Inoltre esistono dubbi sul fatto che un candidato soft sia quello giusto in tempi di burrasca. Altro potenziale concorrente sarebbe il governatore della Baviera e leader Csu, Markus Söder. Sicuramente a lui la cancelleria fa gola, ma è da vedere se la Cdu sarebbe disposta a cedere il passo alla Csu. Nella rosa figura anche Boris Rhein, governatore dell’Assia, che è apprezzato nell’incarico ma premette che il cancelliere c’è ed è stato eletto per quattro anni. Infine, il ricorso al ministro dell’Interno Alexander Dobrindt, molto lodato per la lotta all’immigrazione irregolare: potrebbe subentrare a Merz e fare da tappabuchi in attesa del prossimo cancelliere designato (Wüst o Söder).
In realtà tutti i big dell’Unione (Cdu/Csu), a più riprese e anche con lettera scritta, pure dopo la débâcle a Berlino, hanno espresso la fiducia al cancelliere. Quanto sinceramente e quanto a lungo non si sa: potrebbe avere una data di scadenza. Sin da quando è stato eletto cancelliere sedici mesi fa, Merz non è mai stato amato, non ha mai suscitato simpatia. La diffidenza con cui è stato accolto dall’inizio è dovuta anche ai molti errori fatti per colpa di inesperienza o per il suo carattere poco empatico. Nei sondaggi ha indici bassissimi. E’ il cancelliere meno amato della Bundesrepublik – pure dell’ex cancelliere socialdemocratico Olaf Scholz, il che è tutto dire. Anche dentro la Cdu, a lungo plasmata da Angela Merkel, Merz, a parte l’ala conservatrice e il mondo economico, non è stato mai troppo popolare. La sua elezione a leader della Cdu e candidato cancelliere era più che altro una necessità, la speranza per risollevare, cambiando registro, il partito dalle secche in cui era finito dopo sedici anni di Merkel.
Anche ieri, come già domenica subito dopo il primo exit poll, Merz ha chiaramente fatto capire in una conferenza stampa con Stefan Evers, il leader della Cdu a Berlino (arrivata seconda al 18,8 per cento dietro la Linke), che intende restare al suo posto e portare avanti le riforme, non perché portano consensi ma perché sono necessarie alla Germania. Assistiamo a uno sconvolgimento degli equilibri con il centro indebolito e le “forze distruttive radicali che vogliono ribaltare il sistema al 40 per cento”, ha detto accennando anche alle “profonde preoccupazioni” fra gli ebrei e gli imprenditori: “Faremo di tutto per assicurare la vita degli ebrei in Germania”. Nessuno nel partito, “né ieri né oggi”, ha sottolineato, gli ha chiesto di trarre le conseguenze (dimissioni). Se poi la fiducia terrà anche alla prova del tempo è un’altra faccenda, la dinamica degli eventi è vertiginosa. Oggi ci sarà la prova del fuoco: Merz incontra il gruppo Cdu-Csu al Bundestag e i deputati, in allarme per i loro seggi, potrebbero metterlo sulla graticola.