L'ansia demografica e il voto borghese all'AfD

C’è una correlazione diretta tra immigrazione e crescita dell’estrema destra, ma sarebbe riduttivo considerare il legame tra immigrazione e radicalizzazione xenofoba una specie di legge della fisica della politica. Intervista a Oliviero Angeli dell'Università di Dresda

22 SET 26
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(Foto Ansa)

Milano. “In Italia o in Francia, le leader dei partiti di estrema destra Giorgia Meloni e Marine Le Pen sono riuscite ad avere successo quando hanno smorzato la loro retorica, hanno aperto canali di dialogo con il centro e si sono poste come leader credibili e di mediazione. In Germania con Alternative für Deutschland, invece sta succedendo l’opposto: più AfD si è fatta radicale, più il suo consenso è cresciuto”, dice al Foglio Oliviero Angeli, docente dell’Università di Dresda specializzato nello studio delle destre europee e, in particolare, di AfD. “L’AfD è riuscita a coniare un linguaggio relativamente nuovo nel quadro dei partiti europei. Un linguaggio che è aggressivo, intriso di complottismo e di espressioni violente come ‘sostituzione etnica’ e ‘remigrazione’. Non si tratta di cose nuove nella politica europea, ma si tratta di cose nuove nella retorica di partiti che riscuotono successo elettorale. L’AfD è riuscita a superare lo stigma che aveva sempre circondato l’estrema destra in Germania”.
Ma se è un dato di fatto che L’AfD è riuscita a bucare il soffitto e a trasformare i tabù come il nazismo e la remigrazione in argomenti comunemente discussi, è anche vero che non lo ha fatto da sola. L’immigrazione degli ultimi anni ha fatto da innesco. “C’è una correlazione diretta tra immigrazione e crescita dell’estrema destra”, continua Angeli, che però precisa che sarebbe riduttivo considerare il legame tra immigrazione e radicalizzazione xenofoba una specie di legge della fisica della politica: “E’ più complesso”, dice. Da un lato esistono città come Berlino in cui l’immigrazione è molto presente e numerosa, ma in cui l’estrema destra non è travolgente, anche se è in crescita come dimostra il voto di domenica, con il 16,3 per cento dei consensi, quando la scorsa volta era al 9,1. Dall’altro esistono centri più piccoli, con numeri migratori evidentemente inferiori, in cui però l’estrema destra xenofoba miete consensi. Questa apparente contraddizione si spiega in due modi: da un lato nelle città esiste una borghesia urbana che, per cultura, formazione, humus sociale, è refrattaria alla retorica di un partito come l’AfD; dall’altro nelle città è più frequente che i vari gruppi etnici si incrocino, intersechino, mescolino, cosa che, evidentemente, non si verifica nei piccoli centri, dove i gruppi sociali sono a tenuta più stagna. Lì ha attecchito quella che Angeli chiama “l’ansia demografica”.
L’ansia demografica, ci spiega Angeli, si verifica nelle regioni in cui si affronta una decrescita di popolazione: non ci sono più bambini, non ci sono più eredi. Ma in compenso sono arrivati gli immigrati, portatori di un nuovo tipo di società che, giocoforza, si percepisce come minaccia al tipo di società in cui si è cresciuti e che si è conosciuta. Questa ansia demografica, che è strettamente legata alla caducità delle cose e soprattutto di sé stessi, ha innescato una paura profonda. Personale. E per questo nessuna statistica sulla necessità economica dell’immigrazione e degli immigrati è mai riuscita a scardinarla. Perché affronta con temi razionali, un tema che, invece, è personale. Che ha a che fare con sé stessi, più che con la società.
“C’è poi un paradosso alla radice del successo dei partiti estremisti. Le questioni economiche, che pure mordono, sembrano aver lasciato il posto a questioni sociali e culturali. E questo ci ha portato a desumere due aspetti chiave del successo dell’AfD: il primo è che, poiché le differenze principali tra i partiti tradizionali, l’Spd e la Cdu, sono di approccio economico più che culturale, questo li ha portati a essere percepiti da parte dell’elettorato come parte dello stesso amalgama. La seconda è che il voto per l’AfD non è più un voto di emarginati o di protesta. Al contrario, e i numeri lo dimostrano, si è fatto un voto borghese. Liquidare un successo come quello dell’AfD come ‘voto di protesta’ sarebbe miope. Con queste caratteristiche l’AfD ha tutto l’aspetto di un fenomeno politico destinato a durare. Non a esaurirsi in una fiammata”.