Esteri
Il solito canovaccio •
La destra e il tranello del burqa per la sinistra, da Lisbona a Madrid
In Portogallo e in Spagna i conservatori si sono impossessati di un tema caro ai progressisti (la libertà delle donne) e li hanno messi con le spalle al muro. Lo stesso schema si ripete in Italia con la proposta di Meloni. Riuscirà la sinistra italiana a non cadere nella trappola?
22 SET 26

Foto Getty
Lisbona. Il canovaccio si ripete allo stesso modo: una destra più o meno conservatrice o radicale si impossessa di un tema caro alla sinistra progressista (la libertà delle donne), propone una legge sul burqa e manda in corto circuito quella sinistra che, invece, pare sempre più crucciata per le scollature di Sidney Sweeney. Ora va in scena in Italia, ma prima è toccato ad altri paesi dell’Europa mediterranea. E’ successo in Portogallo, dove il partito di ultradestra Chega ha proposto una legge per proibire il burqa negli spazi pubblici; il partito del primo ministro conservatore, Luís Montenegro, ha preso il testo, lo ha addolcito nei toni più esplicitamente antislamici, ne ha evidenziato i motivi legati alla sicurezza e non all’arbitraria persecuzione religiosa, e infine il ddl è diventato legge con i voti della coalizione di governo, di Chega e dei liberali. Contrarie le sinistre in tutte le loro sfumature, dai socialisti ai comunisti. In Portogallo la “legge del burqa” entra in vigore domani.
In Spagna l’iniziativa delle destre ha avuto meno successo all’atto pratico, ma ci si è consolati con la vittoria morale di mostrarsi dalla parte delle donne e mettere con le spalle al muro le sinistre, solitamente incapaci di agire quando si tratta di legiferare su temi che possono disturbare le minoranze e quello zoccolo duro di elettori che hanno a cuore la loro difesa, anche quando difenderle implica rimettere in gioco i principi fondamentali. Lo scorso febbraio è arrivata in Parlamento una legge contro burqa e niqab proposta dall’ultradestra di Vox e appoggiata dal Partito popolare. Ma nel Congresso dei deputati il primo ministro Pedro Sánchez ha ritrovato per un breve momento la compattezza del variegato blocco politico che nel 2023 aveva votato la fiducia al suo governo. E così la legge è stata bocciata da socialisti, sinistre radicali e i conservatori catalani di Junts.
La portavoce del Partito popolare spagnolo in Aula, Ester Muñoz, fece un discorso roboante che strappò applausi anche agli austeri deputati di Vox, non usi a regalare ovazioni a destra e (molto meno) a manca. Muñoz definì quella proibizione come un “principio morale che ci definisce come nazione”, per poi chiedersi retoricamente “da quando la sinistra si è venduta” e ha deciso di abbandonare certe donne al destino di ritrovarsi imprigionate nelle loro vesti? In quel dibattito la sinistra non riuscì a non balbettare. Il loro “siamo contrari al burqa ma…” suonava come il grande contrappasso al “non sono razzista ma…”, che di solito le sinistre rinfacciano alle destre. Il portavoce dei deputati socialisti, Patxi López, si incartò in un discorso di condanna di burqa e niqab, definiti esplicitamente come “condizionamenti maschilisti”, per poi dire, con rigorosissimo linguaggio inclusivo, che “per alcuni e alcune” continuavano a rappresentare la “libertà religiosa” garantita dalla Costituzione. La vicepremier e ministra Yolanda Díaz, di Sumar, denunciò il linguaggio violentemente islamofobo e xenofobo del testo di legge, garantendo che era incostituzionale.
Ma allora non lo si poteva riscrivere, come avevano fatto i conservatori portoghesi? Ci hanno pensato i deputati di Junts, gli indipendentisti della Catalogna. Sono sette e la legge di Vox era caduta proprio per sette voti. Dopo il voto di febbraio, Junts depositò un’altra legge contro il burqa, per non lasciare certi temi in appalto all’ultradestra. Anche i socialisti erano d’accordo sul fatto che se ne potesse riparlare. Però la legge contro il burqa, riscritta dagli indipendentisti catalani come quella portoghese, in termini più di sicurezza pubblica che di persecuzione religiosa, poteva andar bene se nella stessa proposta di legge Junts non ci avesse infilato il trasferimento alla Catalogna delle competenze in materia di sicurezza. Lo scorso aprile la legge ha preso solo i sette voti di chi l’aveva scritta. Lo stesso schema si ripete in Italia, con la proposta di divieto di burqa lanciata da Giorgia Meloni dal palco di Fenix, la festa di Gioventù nazionale. Riuscirà la sinistra italiana a non cadere nel tranello?