Alla fine l’Ue leva gli oligarchi amici di Putin dalla lista nera

L’Ue revoca le sanzioni contro gli oligarchi Usmanov e Fridman dopo le pressioni di Slovacchia, Francia e Lussemburgo. I due potranno tornare nel territorio europeo e recuperare miliardi di euro di beni congelati. La protesta di Kyiv e l’appello inascoltato di Zelensky


22 SET 26
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Vladimir Putin insieme all'oligarca Alisher Usmanov (Foto Ansa)

Bruxelles. L’Unione europea ha capitolato moralmente su una delle misure più simboliche che erano state adottate all’inizio della guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina, togliendo dalla lista nera delle sanzioni due degli oligarchi più vicini a Vladimir Putin. Alisher Usmanov e Michail Fridman da domani saranno liberi di entrare nel territorio dell’Ue e di recuperare diversi miliardi di euro di beni e attivi finanziari che erano stati congelati. Dopo un negoziato durato oltre un mese attorno al rinnovo delle liste nere dell’Ue, durante il quale Slovacchia, Francia e Lussemburgo hanno lavorato dietro le quinte usando l’arma del veto per liberare i due oligarchi, un accordo è stato raggiunto nel pomeriggio di ieri dagli ambasciatori dei ventisette stati membri. La presidenza irlandese dell’Ue ha lanciato le procedure per l’adozione formale, che si sono concluse in serata. Per indorare la pillola, il compromesso tra i ventisette prevede di prolungare la durata delle sanzioni individuali da sei mesi a tre anni. Ma il male è fatto. Usmanov e Fridman usciranno dalla lista nera. L’appello lanciato appena una settimana fa da Volodymyr Zelensky non è stato ascoltato. “Questo non è certo il momento di revocare le sanzioni, né di proteggere gli oligarchi russi dalle sanzioni, e tanto meno è il momento che l’Europa faccia regali alla Russia”, aveva detto il presidente ucraino. Secondo diverse fonti, Kyiv non è nemmeno stata consultata.
La decisione di revocare le sanzioni contro i due oligarchi vicini a Putin ha origine in Slovacchia. Come il suo ex collega ungherese Viktor Orbán in passato, il premier slovacco, Robert Fico, ha tentato un colpo di mano attraverso il potere di veto. Entro il 15 settembre l’Ue doveva rinnovare il regime di sanzioni individuali che ha permesso di inserire nelle liste nere dell’Ue più di 2.600 individui ed entità coinvolti nella guerra di aggressione della Russia. Un mancato accordo avrebbe fatto saltare le liste. Fico ha chiesto di togliere i nomi di Usmanov e Fridman, incontrando resistenza e derisione. Poi la Francia si è associata alla Slovacchia su Usmanov, invocando ragioni di sicurezza nazionale e richieste da parte di un partner internazionali.
La causa di Fridman contro il Lussemburgo fornisce un ordine di grandezza delle implicazioni della decisione. Fridman è un membro della cerchia ristretta di Putin. Secondo diverse inchieste, il conglomerato Alfa-Group, fondato da Fridman, è implicato nella guerra attraverso la fornitura di diversi servizi. Usmanov è un imprenditore russo-uzbeko che ha costruito la propria fortuna nel settore metallurgico e minerario. Nella decisione dell’Ue del 2022 di imporre sanzioni, Usmanov era stato definito “uno degli oligarchi preferiti di Putin”. Solo in Italia sono state sequestrate proprietà per diverse centinaia di milioni di euro dopo che il suo nome è stato inserito nella lista nera dell’Ue. “Usmanov e Fridman sono stati inseriti nella lista perché fanno parte del regime aggressivo della Russia che sta conducendo una guerra di aggressione contro l’Ucraina. Cosa è cambiato? Niente”, ha detto ieri il ministro degli Esteri ucraino, Andrii Sybiha: “La cancellazione dalla lista è inaccettabile e invia il segnale sbagliato a Mosca”.