Bruxelles si divide ancora sulle sanzioni alla Russia

Le restrizioni imposte a Mosca saranno prolungate di una sola settimana, stavolta per via della Slovacchia e della Francia. Chi si aspettava di vedere l'Ue compatta dopo l'uscita di scena di Orbán sbagliava di grosso
15 SET 26
Immagine di Bruxelles si divide ancora sulle sanzioni alla Russia

Foto ANSA

Bruxelles. Un’altra serie di sanzioni contro la Russia, un altro pasticcio e un altro espediente per evitare il peggio. Gli ambasciatori dei ventisette stati membri dell’Unione europea ieri non sono stati in grado di approvare la proroga delle sanzioni mirate contro individui ed entità coinvolti nella guerra di aggressione contro l’Ucraina. La Slovacchia si oppone perché esige di togliere dalla lista nera due oligarchi, Mikhail Fridman e Alisher Usmanov. Ha trovato inaspettatamente il sostegno della Francia per Usmanov. La scadenza era oggi. Un mancato accordo avrebbe potuto far uscire oltre 2.500 tra individui ed entità dalla lista nera dell’Ue. L’unica soluzione trovata è stata di prolungare il regime delle sanzioni per appena una settimana, invece di sei mesi o un anno. Fino alla mezzanotte del 22 settembre.
Nulla di realmente nuovo. Già in passato il premier slovacco, Robert Fico, ci aveva provato, ma senza successo. Venerdì 11 settembre un compromesso sembrava possibile: la Slovacchia avrebbe dovuto rinunciare alla sua richiesta su Fridman e Usmanov e, in cambio, la durata delle sanzioni sarebbe rimasta di sei mesi. E’ a quel punto che la Francia ha annunciato il sostegno per togliere dalla lista nera Usmanov. I funzionari francesi si sono giustificati con ragioni di sicurezza nazionale e richieste da parte di un partner internazionale, senza entrare nei dettagli. Il Financial Times ieri ha rivelato che l’operazione sarebbe parte di uno scambio di prigionieri con l’Azerbaigian. Italia e Croazia hanno detto di essere disponibili a cancellare le sanzioni contro Usmanov come compromesso per preservare l’intero regime sanzionatorio. Ieri il Lussemburgo ha insistito per togliere anche il nome di Friedman, che ha avviato una causa da 15 miliardi di euro contro il Gran Ducato per il congelamento dei suoi beni. Gli altri stati si sono opposti. “Le consultazioni continueranno” fino al 22 settembre, ha detto un portavoce della presidenza irlandese del Consiglio dell’Ue: “Il rinnovo delle liste è essenziale per continuare a danneggiare la macchina da guerra russa e mantenere la pressione su quegli individui ed entità che sostengono, facilitano e beneficiano da essa”.
La proroga del regime di sanzioni individuali legato all’integrità territoriale dell’Ucraina dovrebbe essere una formalità, ancor più dopo l’uscita di scena di Viktor Orbán. L’ex premier ungherese in un’occasione è riuscito a far togliere dalla lista nera dell’Ue alcuni parenti di oligarchi. Ma le 2.600 persone ed entità colpite dalle sanzioni dell’Ue rappresentano un pilastro della strategia per indebolire Vladimir Putin e il suo sforzo di guerra. Nelle liste nere non ci sono solo militari ed oligarchi russi, ma anche società di paesi terzi che forniscono armi e tecnologia. Le sanzioni includono il divieto di ingresso nell’Ue, il congelamento dei beni e il divieto di effettuare transazioni finanziarie con gli individui o le entità nelle liste nere. Ma approvare nuove sanzioni o prorogare quelle vecchie sta diventando sempre più difficile. L’Ucraina e i suoi più convinti sostenitori nell’Ue speravano che la partenza di Orbán avrebbe facilitato le cose. Invece, altri paesi si nascondevano dietro ai veti del premier ungherese per ottenere concessioni.
A luglio l’Ue si è esposta al ridicolo sul ventunesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia. Germania e Portogallo sono riusciti a far cancellare l’embargo sul merluzzo russo (importante per l’industria tedesca dei surgelati e il bacalhau portoghese). Francia e Italia hanno impedito l’adozione di un divieto di concedere visti agli ex combattenti russi (per paura di perdere turisti). La Grecia ha quasi fatto saltare il tetto al prezzo sul petrolio russo (fino a quando non ha ottenuto di poter continuare a trasportare gas dalla Russia verso paesi terzi). Anche in quel caso servì una mini-proroga per evitare il peggio.
Di fronte alle difficoltà ad approvare nuovi pacchetti settoriali, l’Alto rappresentante, Kaja Kallas, aveva annunciato un cambio di strategia sulle sanzioni: puntare solo sulle liste nere, da aggiornare una volta al mese, con l’inserimento di nuovi nomi. A settembre Kallas aveva indicato l’intenzione di sanzionare più di 1.600 individui ed entità. Ma l’esercizio rischia di rivelarsi controproducente se, perfino per i rinnovi, gli stati membri lo trasformano in un grande mercanteggiamento.