Esteri
momento critico •
La Nato è in stato d’allerta oltre gli attacchi ibridi
Disimpegno degli Stati Uniti, riarmo che procede a rilento ed elezioni delicate in paesi chiave: si apre una finestra nella prima metà del 2027 che Putin può utilizzare per mettere alla prova l'Alleanza
19 SET 26

Bruxelles. Servizi di intelligence, analisti e funzionari della Nato temono che la Russia possa testare l’articolo 5 con un attacco cinetico contro un membro dell’Alleanza. Nella prima metà del 2027 si aprirà una finestra di opportunità che Vladimir Putin potrebbe decidere di usare.
Gli attacchi ibridi contro i paesi europei sono diventati la “nuova normalità”, ha detto von der Leyen dopo il fallito attacco contro l’aeroporto di Lipsia di inizio agosto, che la Germania ha attribuito alla Russia. La definizione usata per descrivere le operazioni della Russia nella cosiddetta “zona grigia” – lo spazio situato appena sotto la soglia del conflitto, dove esiste un margine per negare la propria responsabilità – che mirano a destabilizzare i paesi europei è già cambiata. L’Alto rappresentante, Kaja Kallas, ha coniato l’espressione “attacchi ibridi cinetici” dopo Lipsia. Ma questa definizione permette ancora di evitare di ricorrere agli strumenti più estremi della dottrina della deterrenza, evitando di correre il rischio di un’escalation militare. Un attacco cinetico vero e proprio supererebbe la soglia del conflitto, imponendo alla Nato di reagire se vuole mantenere la parola data di difendere collettivamente “ogni centimetro del suo territorio” e preservare la sua deterrenza. La finestra di opportunità per Putin potrebbe aprirsi alla fine dell’anno, grazie a una serie di eventi lontani dall’Ucraina. La valutazione della Nato è che la Russia sia debole sul piano militare. Lo dimostra lo stallo delle sue truppe nel Donbas. Ma un Putin debole può essere ancor più pericoloso. In autunno la linea del fronte con ogni probabilità sarà congelata. A novembre si terranno le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti: una sconfitta di Donald Trump renderà il presidente americano un’anatra zoppa ancora più imprevedibile, e per i due anni successivi gli americani saranno concentrati sulle presidenziali del 2028.
Questo rafforzerà le correnti isolazioniste dentro l’Amministrazione Trump, che a fine anno comunicherà agli alleati della Nato la tempistica del ritiro delle sue forze dall’Europa. Un ritiro accelerato di uomini e capacità convenzionali da parte degli Stati Uniti metterà in difficoltà gli europei. Il segretario generale della Nato, Mark Rutte, assicura che grazie al rafforzamento della spesa per la difesa e degli eserciti nazionali i paesi europei saranno in grado di compensare il disimpegno americano. Ma serve tempo. Attualmente, senza gli Stati Uniti, i paesi europei sono in grado di reggere un conflitto ad alta intensità per tre settimane. La Germania ha lanciato un programma di riarmo da 150 miliardi di euro, che le permetterà di essere ben armata, ma non ha uomini sufficienti per una guerra con la Russia. Anche la Polonia è in ritardo in termini di reclutamento. Germania e Polonia dovrebbero garantire al pilastro europeo della Nato i due eserciti di terra più forti.
A preoccupare dentro la Nato è la fase di transizione che si aprirà tra l’avvio del ritiro degli Stati Uniti e il completamento del riarmo europeo in termini di uomini e capacità. E’ in quel periodo che si annida la minaccia, perché gli annunci americani sulla loro postura in Europa offriranno a Putin una scadenza temporale entro la quale deve agire. In pochi credono che i negoziati tra Russia e Ucraina possano portare a un cessate il fuoco. Per contro, con il fronte congelato e 1,5 milioni di soldati mobilitati, Putin potrebbe essere tentato di testare l’articolo 5 della Nato sulla difesa collettiva, anche per rafforzare la sua popolarità interna e soffocare eventuali dissensi all’interno della sua cerchia di potere.
C’è un fattore tutto interno all’Ue che contribuisce alla finestra di opportunità per Putin. Il 2027 sarà un anno elettorale per diversi paesi chiave, nel momento in cui in Germania il cancelliere Friedrich Merz è gravemente destabilizzato dal successo del partito di estrema destra AfD. Elezioni presidenziali in Francia ed elezioni legislative in Spagna, Polonia e Italia: le correnti nazionaliste di estrema destra, ma anche di estrema sinistra, sono in crescita nei sondaggi. Alcune sono filorusse, molte sono sostenute attivamente dalla macchina di propaganda del Cremlino. Soffiando sulla narrazione della guerra, Putin gioca a loro favore. I nazionalisti al governo in Italia o Spagna saranno meno inclini a inviare i loro soldati per difendere un paese baltico o la Romania. L’ingresso di Marine Le Pen all’Eliseo in Francia potrebbe portare allo sfaldamento completo dell’Europa.
Il piano di riarmo europeo, sostenuto dall’Ue con il programma Safe, ha come obiettivo di prepararsi a una guerra nel 2030. In realtà, il test della guerra potrebbe arrivare molto prima: nel 2027. Lo scenario non è più fantascienza. Diversi servizi di intelligence europei ritengono che la Russia testerà l’articolo 5 della Nato. Una delle possibilità evocate dai servizi di intelligence è un attacco cinetico limitato contro un paese europeo dell’Alleanza. Il viaggio a Mosca del direttore della Cia, John Ratcliffe, il 25 agosto potrebbe essere servito a lanciare un avvertimento a Putin per scoraggiarlo.
I Baltici sono un potenziale bersaglio, anche se alcuni ritengono che la presenza attuale della Nato e il loro stato di preparazione scoraggeranno la Russia dal lanciare un attacco lì. La Polonia è in stato di allerta per potenziali attacchi contro i suoi posti di frontiera (l’uso di droni al confine ucraino-polacco contro treni e stazioni di servizio corrobora i sospetti). Varsavia teme anche la vulnerabilità dell’exclave russa di Kaliningrad. Ma dentro la Nato c’è chi guarda a paesi più vulnerabili. La Romania potrebbe essere il bersaglio di un’operazione mirata attraverso il Mar Nero, dove operano già droni marittimi russi, o attraverso la Moldavia, dove le forze russe sono presenti nella regione separatista della Transnistria.