Esteri
allarme in Europa •
Non solo sabotaggi, jet e agenti “sacrificabili”. Gli attacchi russi alla Nato sempre più sfacciati
Agire è anche definire le minacce del Cremlino per quello che sono, ci dice Mason Clark dell'Institute for the Study of War, "ibrido" è ormai un termine scorretto. Gli aerei nello spazio aereo lituano e gli scenari polacchi per prepararsi a un attacco convenzionale russo prima della finestra 2028-2030

Dopo l’attacco del 4 agosto all’aeroporto di Lipsia-Halle, i governi europei hanno iniziato a imputare pubblicamente alla Russia i suoi attacchi contro l’Europa. Il governo tedesco a inizio settembre ha attribuito la responsabilità al Cremlino, e ha identificato come principali sospettati un cittadino russo affiliato al Gru e un “agente sacrificabile” bielorusso, assoldato per compiere atti di sabotaggio. Gli attacchi in Europa di agenti sacrificabili sono sempre più frequenti, ma non sono il maggior pericolo: secondo uno studio pubblicato mercoledì dall’Institute for the Study of War, l’Europa deve accelerare il riarmo e prepararsi alla possibilità di un attacco convenzionale russo limitato prima della finestra 2028-2030 oggi considerata da molti paesi della Nato. Ieri due jet russi sono entrati nello spazio aereo lituano, facendo alzare in volo due caccia italiani Eurofighter della missione Nato.
Sempre ieri, il premier polacco Donald Tusk ha detto che Varsavia si sta preparando a vari scenari contro la Russia: “Sappiamo che sta tramando qualcosa”. Un’ultima inchiesta di quattro testate europee – Dw, Lrt, Rtve e Ct – ha ricostruito una rete di reclute “sacrificabili” incaricata di svolgere attività di sorveglianza e sabotaggio contro obiettivi come un deposito di autobus a Praga e aziende lituane che forniscono attrezzature all’esercito ucraino. Le autorità lituane, romene e polacche hanno collegato la rete al Gru, nell’identikit la maggior parte dei reclutati sono giovani, in condizioni economiche precarie, contattati tramite social media, piattaforme per la ricerca di lavoro e forum di volontariato, spesso mentre cercavano lavoro in Europa o si univano alla guerra in Ucraina. Martedì anche il dipartimento di Giustizia americano ha incriminato con un atto di accusa cinque presunti agenti dei servizi segreti russi perché sospettati di condurre “attacchi e omicidi in tutto il mondo, compresi gli Stati Uniti”. “La rete avrebbe pagato e tentato di pagare individui negli Stati Uniti e altrove per condurre attività di sorveglianza e compiere omicidi mirati, e incaricato dei complici di commettere atti di terrorismo contro infrastrutture civili e militari in paesi europei allineati, o percepiti come allineati, con l’Ucraina”, si legge nel documento. Il giorno dopo l’Institute for the Study of War (Isw) ha pubblicato un report sull’importanza di definire la minaccia della campagna militare russa contro l’Europa. Secondo il think tank americano, le azioni russe, prese singolarmente, sono tutt’altro che nuove: “Il Cremlino si considera in un conflitto aperto con l’Europa e gli Stati Uniti e conduce da anni una campagna di azioni irregolari, manovre militari e minacce nucleari contro l’Europa”, dice al Foglio Mason Clark, direttore del progetto Difesa dell’Europa dell’Isw e autore del rapporto. Dall’estate del 2025 il Cremlino ha aumentato l’intensità delle sue azioni – Clark cita l’incursione di droni russi nello spazio aereo polacco del 9-10 settembre 2025, che “ha segnato il punto di partenza dell’escalation della campagna russa contro l’Europa” – poi durante l’estate del 2026 è diventato “ancora più sfacciato”, accelerando il ritmo e l’intensità degli attacchi. La visita a Mosca del direttore della Cia, John Ratcliffe, alla fine di agosto e l’annuncio ufficiale del governo tedesco del primo settembre scorso, secondo cui la Russia è direttamente responsabile dell’attacco con droni contro l’aeroporto di Lipsia, “hanno segnato una svolta significativa e necessaria nel dibattito pubblico europeo sulla minaccia russa”, dice l’analista.
Eppure “gli stati e i leader europei non hanno intrapreso azioni sufficienti per scoraggiare l’escalation e si riferiscono ancora troppo spesso alle azioni russe con un linguaggio che ostacola risposte efficaci”, come “provocazioni”, “zona grigia” o “attacchi ibridi”: secondo l’esperto dell’Isw queste definizioni non sono più corrette, dice, perché “implicano che le azioni russe non facciano direttamente parte di una campagna militare russa, ma di qualcos’altro che rimane indefinito. Molti funzionari e analisti usano il termine ‘ibrido’, ma nessuno ha una visione condivisa del suo significato, e spesso lo utilizzano implicitamente per giustificare il fatto di non invocare le disposizioni di difesa collettiva della Nato”. Da un punto di vista strategico, secondo Mason Clark la principale minaccia russa per l’Europa è la capacità del Cremlino di dividere gli stati membri della Nato e di paralizzarli nell’inazione, e la misura più concreta passa nella definizione degli attacchi russi per quello che sono, “al fine di pianificare risposte coordinate” – nelle ultime settimane i funzionari europei sono sempre più disposti a descrivere le azioni russe come “cinetiche”, “militari” o “terrorismo”. Da un punto di vista pratico, “gli stati europei dovrebbero migliorare le proprie capacità di difesa aerea e, soprattutto, rimuovere gli ostacoli burocratici all’abbattimento dei droni in arrivo: consentire a chi è in prima linea di tracciare e prendere di mira i droni ancora nello spazio aereo ucraino sarebbe, ad esempio, un’ottima soluzione. Gli europei dovrebbero anche accelerare i propri processi di indagine e attribuzione delle potenziali azioni russe – alcuni, tra cui la Germania, lo stanno già facendo”.