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secondo round •
AfD di nuovo alla prova nel Meclemburgo-Pomerania
“La donna contro il blu” e “Pronti per la svolta blu”: nel Land settentrionale regnano una netta divisione e un forte scetticismo nei confronti di Berlino. Nell'incertezza, a fare la differenza saranno i partiti sotto il 5 per cento
17 SET 26

Foto ANSA
Berlino. Sul lato sinistro “La donna contro il blu”, su quello destro “Pronti per la svolta blu”. Sono questi gli slogan dei due principali contendenti alle elezioni di domenica in Meclemburgo-Pomerania anteriore, l’orientale Land “Meck-Pomm” come lo chiamano i tedeschi. La donna contro il blu è la presidente regionale uscente Manuela Schwesig, nata nel 1974 nell’orientale Brandeburgo, alla guida del governo di Schwerin dal 2017, mentre il blu è il colore del partito sovranista AfD, reduce lo scorso 6 settembre dal trionfale 43,8 per cento dei consensi ottenuto nella parimenti orientale Sassonia-Anhalt. Ma se a Magdeburgo fino a ieri governava la Cdu, la regione con Schwerin è un feudo socialdemocratico. Non ricordatelo però a Frau Schwesig: militante dell’Spd dal 2003 ed esponente della scuderia filorussa dell’ex cancelliere Gerhard Schröder, la governatrice coltiva con cura un’immagine autonoma da un partito in crisi storica. Popolare, aperta al confronto anche con chi non la sostiene, la governatrice si è sempre identificata con il territorio e con gli elettori, mai con l’apparato. Il suo slogan nel 2021 – quando fu rieletta, scaricò la Cdu e imbarcò i socialcomunisti della Linke – era “La donna per il MV”, dalle iniziali di Mecklemburg-Vorpommern.
Contro di lei corre Leif-Erik Holm, deputato sovranista al Bundestag, nato nel 1970 a Schwerin (gioca in casa), figlio di un elettricista e di un’infermiera. Padre di quattro figli, Holm parla con chiarezza avendo lavorato per molti anni come moderatore alla radio. Deputato prima regionale, poi nazionale e già candidato sindaco di Schwerin (ma fu sconfitto da un socialdemocratico), Holm milita nell’AfD dagli inizi, quando l’economista di Amburgo Bernd Lucke fondò il partito contro il salvataggio della Grecia (con soldi tedeschi). Volto e toni rassicuranti, il candidato coltiva il profilo del “bravo ragazzo” e definisce AfD un partito “borghese e conservatore”, anni luce dalle simpatie per l’eversione di altri suoi omologhi in Sassonia o in Turingia. E quando il presidente regionale della Linke ha accusato l’AfD di essere una formazione estremista, Holm ha risposto: “Lei sa bene quanto me che non siamo estremisti di destra: è abbastanza chiaro qui nel Meck-Pomm”. E’ vero che l’AfD di Schwerin e dintorni non è stata formalmente classificata dall’Ufficio regionale per la protezione della Costituzione né come “caso sospetto” né come “organizzazione di estrema destra accertata” ma lo stesso Holm ha sempre difeso tra gli altri anche Björn Höcke, il leader dell’AfD in Turingia considerato l’anima più bruna del partito.
La tenzone fra la governatrice e lo sfidante appare anche meno ideologica che altrove: a più riprese i due hanno parlato di sviluppo – il Meck-Pomm è la Cenerentola dei 16 Länder tedeschi – e di energia, tirando entrambi frecciate al governo federale (ecco perché Frau Schwesig si tiene lontana da Berlino). Lei ha promesso un piano di investimenti che ha chiamato MV 2035, con più scuole e più asili. Lui, nel Land rimasto orfano del doppio gasdotto diretto russo-tedesco Nord Stream, ha proposto di disincentivare le rinnovabili, di chiudere la porta a migranti e asilanti e di tagliare i ponti fra Land e canali tv regionali.
I sondaggi delle ultime ore danno l’AfD in vantaggio attorno al 37 per cento dei consensi ma la Spd (o meglio la lista di Manuela Schwesig) insegue al 33-34, contro il 28 per cento di un paio di settimane fa. La governatrice spera nel soccorso della Linke (avvistata attorno al 10 per cento) e forse dei Verdi (in affanno attorno alla soglia di sbarramento del 5 per cento). Stesso discorso vale per i rossobruni del Bsw. Oramai lo abbiamo imparato: più alto è il numero dei partiti che supera l’asticella del 5 per cento e più difficile è la formazione di un governo solido.
Comunque vada, la Cdu del cancelliere Friderich Merz appare destinata a soffrire ancora: secondo Insa potrebbe dimezzarsi dal 13,3 al 7 per cento mentre per Forse la caduta dovrebbe arrestarsi a quota 10 per cento. Nel Meck-Pomm la Cdu era e dovrebbe restare marginale, eppure Merz avrebbe tanto bisogno di un po’ di incoraggiamento. Poiché non arriverà da Schwerin, ieri otto governatori della Cdu hanno messo nero su bianco che al paese serve “un governo federale stabile e capace di agire con una propria maggioranza nel Bundestag”. Una dichiarazione che il governatore bavarese, il cristiano-sociale Markus Söder, non ha firmato, ma lui – da molti indicato come uno dei papabili sostituiti di un Merz dimissionario – aveva già espresso solidarietà al cancelliere il giorno prima. A parole.