Cosa ha detto Ursula von der Leyen nel discorso sullo Stato dell'Unione

Dalla difesa dei confini al Canada come primo membro associato dell'Ue, passando per il sostegno all'Ucraina e l'elettrificazione dell'Europa. Il discorso integrale della presidente della Commissione europea

16 SET 26
Ultimo aggiornamento: 10:26
Immagine di Cosa ha detto Ursula von der Leyen nel discorso sullo Stato dell'Unione

Foto ANSA

Pubblichiamo il discorso della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen sullo Stato dell'Unione 2026, pronunciato oggi di fronte alla plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo
Presidente Metsola,
Primo ministro Carney,
Onorevoli deputate, onorevoli deputati,
"Era il migliore di tutti i tempi, era il peggiore di tutti i tempi." Con queste parole Charles Dickens descrive l'Europa dei giorni della rivoluzione francese. E queste stesse parole sono una descrizione veritiera del mondo in cui viviamo. Ci troviamo ad affrontare cambiamenti che avvengono a una velocità incredibile e sfide senza precedenti. Pertanto, se guardo all'Europa di oggi, ecco come la vedo: lo stato dell'Unione è solido come mai prima d'ora e lo stato dell'Unione può sembrare precario come mai prima d'ora.
Queste due affermazioni possono sembrare incompatibili, ma sono entrambe vere. Ed entrambe rispecchiano questi tempi eccezionali, quest'epoca complessa di grandi possibilità e di grandi pericoli, un'epoca nella quale tutti i paesi provano a destreggiarsi.
In questo mondo l'Europa ha scelto di tracciare un suo percorso. A emergerne ora è un'Europa più forte e indipendente.
È un'Europa che salvaguarda la propria prosperità, che si affranca dalla dipendenza tossica dai combustibili fossili russi, che è diventata la più grande potenza commerciale del pianeta, che trasforma la politica industriale sostenendo nel contempo il modello sociale europeo, unico nel suo genere.
È un'Europa più che mai in grado di difendersi, che ha ripensato in modo radicale l'approccio alla sicurezza del proprio territorio, che ha aumentato la spesa per la difesa di quasi l'80% solo negli ultimi cinque anni.
È un'Europa di sostegno reciproco, come il sostegno all'Ucraina, impegnata a lottare per il proprio futuro e per la libertà europea, o il sostegno alla Groenlandia a fronte delle minacce alle quali è stata sottoposta, o il sostegno alle nostre democrazie bersaglio di droni, attacchi ibridi o disinformazione.
Tutto questo dimostra una cosa: che l'Europa è al fianco degli europei. E che, nella gelida fragilità del mondo di oggi, solo l'Europa può fornire una vera sovranità agli europei.
E questa, onorevoli deputate, onorevoli deputati, è dunque un'Europa di cui possiamo andare molto fieri.
 
Allo stesso tempo siamo tutti consapevoli delle minacce che ci troviamo ad affrontare. Con i presupposti e le relazioni del passato che vacillano, dobbiamo ora fare i conti con un mondo apertamente ostile. Nel nostro continente imperversa una guerra di aggressione territoriale; altri conflitti sono esplosi nelle vicinanze; la concorrenza globale è plasmata da rivalità per lo sviluppo di capacità industriali e uno scontro tra narrazioni mira a indebolire la fiducia nell'Europa, a paralizzare le nostre democrazie.
Ma le preoccupazioni dei cittadini non sono solo legate a queste grandi minacce globali. Gli effetti delle molteplici crisi sono una realtà per molte famiglie europee, non da ultimo gli effetti sul costo della vita o degli alloggi. Il ritmo vertiginoso dei cambiamenti e degli sviluppi tecnologici influisce sui posti di lavoro, sui mezzi di sussistenza e sulla società e ha anche effetti profondi sulla democrazia e sul dibattito pubblico.
Lo vediamo nell'ascesa degli estremismi e nel declino delle sfumature, anche nel modo in cui ci relazioniamo tra di noi.
Le preoccupazioni reali sono strumentalizzate per creare divisioni tra di noi, talvolta dall'esterno e, troppo spesso, dall'interno. Ma il percorso da seguire è chiaro: costruire un'Europa indipendente che abbia il potere di agire. Nulla può distoglierci da questo obiettivo, perché nel mondo di oggi il destino dell'Europa deve rimanere nelle mani degli europei.
La nostra scelta è quindi chiara. Vogliamo un'Europa forte e indipendente che difenda i propri valori in questo mondo? O vogliamo lasciarci frenare dalle divisioni e dalle dipendenze? Vogliamo unirci intorno all'idea europea che sostiene che insieme possiamo decidere del nostro destino? O vogliamo permettere a mandatari e burattini manovrati da attori autoritari di compromettere le nostre democrazie?
Che si parli degli ultranazionalisti o degli antieuropei, delle ingerenze o della disinformazione da parte della Russia: il nome può cambiare, ma l'obiettivo è lo stesso. Questi attori disprezzano i valori dell'Europa e vogliono fare a pezzi l'unità europea. Pertanto non limitiamoci a lottare contro queste minacce: lottiamo insieme per la nostra idea di Europa.
 
Onorevoli deputate, onorevoli deputati,
l'economia europea ha resistito agli impatti delle guerre in Medio Oriente meglio del previsto e i tassi di disoccupazione sono ai minimi storici. Tuttavia le pressioni derivanti dall'aumento dei prezzi dell'energia e degli oneri finanziari gravano sui cittadini e sulle imprese.
Occorrerà operare scelte di bilancio chiare per garantire la sostenibilità delle finanze pubbliche e salvaguardare nel contempo gli investimenti. Rilanciare l'economia europea è quindi la priorità assoluta.
Disponiamo di un mercato enorme, di industrie e servizi di prim'ordine, di ampie riserve di risparmi e di una delle principali valute al mondo. Eppure continuiamo a frammentare i capitali, le reti e il potere d'acquisto europei.
Per questo motivo all'inizio del mandato abbiamo messo in atto un piano audace: costruire un'economia nella quale l'innovazione e l'energia attraversino le frontiere, nella quale le imprese competano e crescano in tutta Europa e nella quale i risparmi finanzino il futuro. Questa è la logica alla base delle relazioni Draghi e Letta. E insieme continuiamo a conseguire risultati. Ma dobbiamo agire con maggior rapidità - tutte le istituzioni.
Abbiamo ora raggiunto l'accordo politico sulla tabella di marcia "Un'Europa, un mercato" e insieme, entro la fine del prossimo anno, possiamo e dobbiamo completare questa revisione storica del mercato unico.
Nell'economia odierna la rapidità è essenziale. Una singola autorizzazione o un semplice modulo, una connessione alla rete o una decisione di finanziamento: tutti questi elementi possono determinare la destinazione di un investimento, il luogo in cui si creano posti di lavoro. Dobbiamo muoverci molto più rapidamente: per questo motivo presenteremo proposte per accelerare ulteriormente il rilascio delle autorizzazioni.
Quando si tratta di progetti che sono nell'interesse strategico dell'Europa, dobbiamo accelerarne lo sviluppo in modo esponenziale. E nei casi in cui gli oneri amministrativi rallentano le imprese e le PMI, dobbiamo ridurli.
Sapete già che le 12 proposte omnibus che abbiamo presentato riducono di circa 17 miliardi di euro all'anno i costi dovuti agli oneri amministrativi. Ma la semplificazione non può essere una strada a senso unico, ogni livello deve metterci del suo. Da tempo parliamo dei danni causati dalla sovraregolamentazione.
 
Onorevoli deputate, onorevoli deputati,
sì, stiamo facendo del nostro meglio a livello europeo per ridurre la burocrazia, ma credo che ora sia giunto il momento che intervengano gli Stati membri. Se vogliamo conseguire un'autentica semplificazione, abbiamo bisogno anche di un patto contro la sovraregolamentazione.
 
Onorevoli deputate, onorevoli deputati,
l'Europa non può rimanere una potenza industriale se i suoi prezzi dell'energia restano strutturalmente troppo elevati.
Quando la Russia ha tagliato le forniture di gas, la nostra reazione non si è fatta attendere e oggi le nostre fonti di approvvigionamento sono maggiormente diversificate. Abbiamo investito, e investiamo, nelle energie pulite prodotte internamente: le rinnovabili e il nucleare.
Ma è poi arrivata la chiusura dello Stretto di Hormuz. E ancora una volta abbiamo pagato l'amaro prezzo della nostra globale dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili. Dall'inizio del conflitto le importazioni di combustibili fossili ci sono costate 90 miliardi di euro in più, senza che questo aggiungesse una singola molecola di energia.
Dobbiamo pertanto intensificare la produzione di energia pulita, a prezzi accessibili, prodotta internamente. Che si tratti di rinnovabili e nucleare o di biometano e altre fonti ancora. Poco importa la tecnologia. L'importante è che quest'energia ci renda indipendenti.
Per ottenere l'indipendenza serve l'elettrificazione dell'Europa. Puntiamo a raddoppiare la quota di energia elettrica entro il 2040. In questo modo l'Europa potrebbe ridurre di 260 miliardi di euro l'anno i costi delle importazioni di combustibili fossili. Ma dobbiamo anche garantire la disponibilità dell'energia elettrica che produciamo.
Lo scorso anno abbiamo installato oltre 80 gigawatt di capacità di energia rinnovabile, ma una capacità sei volte superiore attende ancora la connessione alla rete. Per questo motivo abbiamo urgentemente bisogno del pacchetto sulle reti.
Dobbiamo investire più rapidamente. Accelerare le connessioni alla rete. Potenziare lo stoccaggio. In sintesi: elettrizziamo il futuro dell'Europa!
 
Onorevoli deputate, onorevoli deputati,
possiamo ridurre i prezzi dell'energia, investire e innovare di più, riformare le economie, ma tutte queste iniziative rischiano di essere vane se le imprese dell'Unione non competono in condizioni di parità.
Il nostro disavanzo commerciale con la Cina ha ormai raggiunto un miliardo di euro - al giorno, situazione che marca un punto nevralgico. Alcuni affermano che il secondo shock cinese è imminente. Ma la verità è che ci siamo già dentro. Lo si vede nelle comunità e nelle fabbriche in tutta l'Unione, sfocia nella deindustrializzazione del cuore industriale dell'Europa. Questa situazione è insostenibile.
Ed è per questo che abbiamo avviato un dialogo con la Cina per riequilibrare le nostre relazioni commerciali. Ma ora questo dialogo deve dare i suoi frutti. L'indebolimento della domanda interna comporta che la Cina abbia bisogno anche del mercato europeo. Pertanto è nell'interesse di entrambe collaborare per trovare soluzioni.
Voglio essere chiara: utilizzeremo tutti gli strumenti a nostra disposizione per riequilibrare le relazioni con la Cina. Le parole sono belle. Ma i fatti contano di più.
E vorrei aggiungere un altro punto. Siamo ancora vincolati da troppe dipendenze pericolose. La nostra dipendenza dalla Cina supera l'80% per molte materie prime critiche e tocca il 90% per alcune terre rare. Abbiamo fatto tanto, ma non siamo gli unici a tentare la via della diversificazione. Dobbiamo acquisire e costituire con urgenza riserve.
Nessun paese può farcela da solo. Ecco perché dobbiamo cambiare prospettiva. Per questo motivo istituiremo una nuova Compagnia europea per le materie prime critiche, che ci aiuterà nell'approvvigionamento e nella costituzione di scorte in base alle esigenze: dalle auto elettriche ai microprocessori e alle batterie, passando per le tecnologie pulite e la difesa. E per molto altro ancora.
Da questo non dipende solo la nostra industria, ma anche la nostra indipendenza e sicurezza.
Il che mi porta al mio prossimo punto: quello dei finanziamenti. Per esser chiari: il bilancio dell'Unione è proiettato nel futuro. E qualsiasi bilancio moderno necessita di risorse proprie nuove.
Dobbiamo creare le condizioni necessarie affinché le nostre imprese possano attrarre investimenti e crescere. Da qui l'importanza cruciale del nostro lavoro sull'Unione del risparmio e degli investimenti. Tuttavia lo sviluppo dei mercati dei capitali richiede tempo. E le esigenze delle nostre imprese sono urgenti. Abbiamo bisogno di un sistema bancario impostato sulla crescita e non solo sulla stabilità.
Per questo motivo presenteremo un nuovo pacchetto per il settore bancario incentrato sulla semplificazione e sulla ricomposizione della frammentazione. La domanda di capitale esiste, lo sappiamo. Ma abbiamo bisogno di una capacità e di una propensione al rischio maggiori.
Le nostre start-up deep-tech sono sulla buona strada per attrarre investimenti record in capitale di rischio nel 2026. Per questo motivo lo scorso anno ho annunciato un nuovo fondo Scaleup Europe.
A distanza di un anno, i primi investimenti si sono concretizzati in realtà come ICEYE. Quest'impresa è stata creata da due giovani europei: Rafał dalla Polonia e Pekka dalla Finlandia. Si sono conosciuti circa 15 anni fa in occasione di uno scambio Erasmus. Insieme hanno fondato una start-up tecnologica. Hanno sviluppato la loro idea sulle immagini satellitari. Hanno ottenuto finanziamenti nell'ambito del programma Orizzonte Europa. Hanno dimostrato sul campo la valenza della loro tecnologia. Sono cresciuti grazie agli investimenti privati. E oggi sono fra le imprese leader mondiali nel settore delle tecnologie spaziali, con uffici in Finlandia, Polonia, Spagna e Grecia.
ICEYE ne è la prova: l'innovazione abita in Europa e noi siamo in grado di rilanciare lo spirito imprenditoriale europeo.
Oggi sono lieta di accoglierne i fondatori qui tra noi. Diamo insieme il benvenuto a Rafał e Pekka. La vostra è un'autentica storia di successo europeo.
 
Onorevoli deputate, onorevoli deputati,
questi sono i fondamentali economici dell'Europa. Ma la nostra prosperità e sicurezza future dipenderanno in larga misura dal modo in cui gestiamo le questioni nevralgiche del nostro tempo: i cambiamenti climatici e l'IA.
Per quanto riguarda i cambiamenti climatici, quella appena trascorsa ha rappresentato l'estate della verità. Quasi nessuna parte del nostro continente è stata risparmiata. Nelle Hautes Fagnes del Belgio, una torbiera secolare ha preso fuoco fino a ridursi a una distesa di cenere.
Incendi sono divampati dai monti dell'Irlanda alle isole della Grecia e della Croazia. Sulle Alpi, antichi ghiacciai si ritirano ogni giorno di più. L'impatto di tutto questo è semplicemente devastante: 660 000 ettari completamente bruciati; circa 12 milioni di tonnellate di colture andate perse.
Fiumi fondamentali come il Danubio, il Reno e la Garonna scompaiono davanti ai nostri occhi.
Oltre 35 000 decessi in più durante le ondate di calore. Case di cura e ospedali pericolosamente surriscaldati. E tutto questo è solo un assaggio.
Ci lasciamo alle spalle i mesi estivi più caldi di sempre, ma probabilmente i più freschi degli anni a venire.
La scienza parla chiaro: l'Europa si sta riscaldando al doppio della velocità rispetto al resto del mondo. Naturalmente la transizione è complessa. Dovremo adattarci e imparare lungo il cammino.
Ma non v'è dubbio: l'Europa può e deve tenere la rotta verso il raggiungimento degli obiettivi climatici che si è data, e la terrà.
 
Onorevoli deputate, onorevoli deputati,
qui non si tratta di scegliere tra mitigazione e adattamento. Sono entrambi necessari. E devono rafforzarsi a vicenda. Questo è l'unico modo per raggiungere la resilienza ai cambiamenti climatici. Ma per farlo dobbiamo intensificare sensibilmente la preparazione.
Il mese prossimo presenteremo un nuovo quadro per la resilienza ai cambiamenti climatici. Individueremo 100 fra i territori più vulnerabili in Europa. Valuteremo i rischi e individueremo il livello al quale debbano essere gestiti.
Sarà un approccio esteso a tutta la società, fino al livello locale, dove l'adattamento riveste l'importanza maggiore, che punterà a rendere l'Europa la campionessa delle tecnologie di adattamento: un mercato emergente dalle proporzioni enormi.
Che si tratti di colture resistenti alla siccità, prevenzione delle inondazioni o raffrescamento efficiente sotto il profilo energetico, l'Europa è già leader. E dobbiamo fare nostro questo mercato.
Oggi appena il 25% circa delle perdite dovute a catastrofi in Europa è coperto da assicurazioni private. Ciò significa che fin troppo spesso i bilanci nazionali fungono da assicuratore di ultima istanza.
Dobbiamo agire per colmare questa lacuna. Ecco perché la Commissione istituirà un'Alleanza per l'assicurazione contro i rischi climatici.
 
Onorevoli deputate, onorevoli deputati,
quello che è accaduto quest'estate non può ripetersi. Per questo presenteremo a breve un piano europeo contro le ondate di calore. Servono sistemi di allarme rapido più efficaci, una migliore preparazione sanitaria, interventi di adattamento e raffrescamento nelle città. E dobbiamo sostenere le persone più vulnerabili.
Seconda questione: sicurezza idrica e alimentare.
Conosciamo i rischi che la penuria idrica comporta per l'agricoltura, l'energia e le catene di approvvigionamento. Eppure la dispersione nel sistema idrico europeo è pari quasi a un quarto del volume d'acqua, per lo più a causa di perdite. Uno spreco enorme. Presenteremo quindi una nuova iniziativa europea per l'acqua. Perché si tratta di un bene prezioso, per la nostra industria - e per la nostra sicurezza alimentare.
L'acqua serve alle colture per crescere e al bestiame per sopravvivere. Dalle risorse idriche dipendono interi raccolti. Perciò avanzeremo proposte per migliorare la gestione dei rischi e colmare le lacune assicurative.
Ancora una volta, in quest'estate senza fine, gli agricoltori europei si sono dimostrati all'altezza della sfida.
 
Onorevoli deputate, onorevoli deputati,
gli agricoltori europei sono i migliori al mondo e noi saremo al loro fianco passo dopo passo.
Il mio prossimo punto riguarda gli incendi boschivi, che si fanno sempre più intensi, frequenti ed estesi.
Sono orgogliosa della risposta dell'Europa, dei velivoli europei che hanno prestato soccorso in tutto il continente, ma è palese che dobbiamo pensare più in grande e imparare più in fretta.
Per questa ragione abbiamo chiesto ad alcuni dei vigili del fuoco e degli operatori di pronto intervento più esperti d'Europa di guidare i lavori. Esamineranno tutti gli aspetti della preparazione e della prevenzione, dal coordinamento tra componenti civili e militari al fabbisogno di nuove capacità. Ho chiesto loro di formulare proposte, anche riguardo a una futura flotta antincendio europea.
Solo quest'anno le nostre squadre di pronto intervento hanno salvato innumerevoli vite umane e abitazioni. Vorrei raccontarvi una storia, quella del pilota danese Rune Kyndal.
La sua passione per il volo lo ha portato in giro per il mondo, fino a quando non si è stabilito nella cittadina canadese di Terrace. Rune è diventato uno dei piloti civili più esperti del paese, ma voleva mettere il suo talento al servizio di una causa più grande. È tornato in Europa per aiutare a domare gli incendi boschivi in tutto il continente.
A luglio, dopo aver completato con successo svariate missioni in Grecia, avrebbe dovuto prendersi una meritata pausa. Ma l'emergenza era all'apice e Rune ha deciso di rimanere.
Pochi giorni dopo è stato vittima di un tragico incidente, insieme al responsabile del coordinamento antincendio che lo accompagnava.
Entrambi hanno perso la vita. Se ne sono andati da eroi.
Ho chiesto alla madre e ai fratelli di Rune di essere presenti oggi come ospiti di riguardo.
 
Cara Margit, cari Tue e Kaare,
è un onore avervi con noi. Rune ha dato la vita per salvare altri. Oggi l'Europa tutta è in debito con lui.
 
Onorevoli deputate, onorevoli deputati,
la seconda questione nevralgica dei nostri tempi è l'intelligenza artificiale.
L'IA sta rapidamente diventando un caposaldo della nostra economia e della nostra sicurezza. L'Europa ha una posizione chiara in merito: vogliamo sfruttare in modo ottimale l'intelligenza artificiale per migliorare la società, la qualità della vita e la produttività.
Sono convinta che, se usata bene, l'IA possa giovare all'umanità. Ma, come con qualsiasi altra nuova tecnologia così potente, occorre bilanciare rischi e opportunità. Se non facciamo fronte ai primi non riusciremo mai a cogliere le seconde.
Con l'affinarsi delle capacità dei modelli più avanzati – i cosiddetti "frontier model" – questi rischi assumono contorni sempre più precisi.
I modelli attualmente in fase di sviluppo renderanno possibili attività di hacking su una scala mai immaginata prima. E presto saranno nelle mani di avversari che hanno una visione del mondo ben lontana dalla nostra.
Al tempo stesso diventano sempre più evidenti anche i pericoli posti dai modelli capaci di automiglioramento.
I casi di agenti IA che evadono dal loro ambiente o inseriscono stringhe di codice malevolo non sono che un assaggio. Dopo l'incidente di HuggingFace, gli sviluppatori stanno lanciando l'allarme. E gli amministratori delegati delle società più all'avanguardia avvertono che è ora di mettere un freno ai modelli di automiglioramento ricorsivo. Di regolare il ritmo della corsa alla frontiera.
Se chi sviluppa queste tecnologie ha le idee chiare, noi non dovremmo essere da meno. Il regolamento sull'IA è ovviamente uno dei nostri baluardi, e mette l'Europa nelle condizioni di plasmare la risposta mondiale.
Agiremo quindi insieme ai partner che condividono i nostri stessi principi, come il Canada, il Regno Unito e altri. Vogliamo collaborare in materia di valutazione e verifica dei modelli, allarme rapido, sicurezza dell'IA e molto altro ancora.
Inviterò i principali laboratori d'avanguardia a prendere parte a una discussione su possibili soluzioni per sostenere le iniziative settoriali volte a regolare il ritmo della corsa alla frontiera.
 
Onorevoli deputate, onorevoli deputati,
è anche vero che l'Europa avrà bisogno di capacità proprie, soprattutto per proteggere la propria sicurezza.
Dobbiamo rimanere in gara, perché è fondamentale per la nostra indipendenza. Dobbiamo quindi incrementare sensibilmente le capacità di calcolo: presenteremo le nostre idee su come potenziarle in maniera pulita ed efficiente.
Svilupperemo nuove modalità d'uso dei fondi pubblici e privati per investire nelle start-up e nelle imprese europee più promettenti.
 
Onorevoli deputate, onorevoli deputati,
limitando i rischi dell'intelligenza artificiale ne possiamo massimizzare i benefici. Abbiamo già fatto molto, ad esempio in termini di gigafactory e sovranità tecnologica. Ma la prossima tappa della corsa non riguarda solo i modelli all'avanguardia. Guardiamo ad esempio al passato, alla stampa a caratteri mobili: inventata da un tedesco, perfezionata e applicata in tutta l'Europa occidentale.
Non dobbiamo necessariamente essere noi a sviluppare la tecnologia di punta per poterne trarre il massimo vantaggio. Il segreto sta nel creare il valore che l'IA ancora non apporta, nel farla uscire dallo schermo per portarla nell'economia reale e nella società: nelle fabbriche, negli ospedali, nell'agricoltura di precisione, nelle reti energetiche, nei veicoli a guida autonoma, nella difesa.
È lì che si cela il suo vero valore ed è lì che l'Europa ha un asso nella manica. Abbiamo industrie di livello mondiale, forti di dati della migliore qualità. Questi dati sono un immenso tesoro europeo, una risorsa che può alimentare modelli di IA industriale su misura.
Permettetemi di portare un esempio tratto dal sociale: lo screening per il tumore al seno, questione su cui molte e molti di voi fanno assiduamente sensibilizzazione. I programmi di screening mammografico riducono di circa il 30-40% la mortalità tra le partecipanti. La diagnosi precoce è essenziale e proprio su questo fronte l'IA può essere d'aiuto.
Con la mammografia potenziata dall'IA si riescono a individuare più tumori, e più precocemente, durante lo screening, consentendo a un maggior numero di donne di sconfiggere la malattia. Abbiamo quindi bisogno dell'intelligenza artificiale per la salute, ma anche in questo caso dobbiamo adottare una prospettiva europea.
Voglio che il mio medico, con l'ausilio dell'IA, abbia accesso immediato a tutti i dati necessari per fare la diagnosi più precisa o prescrivere la terapia migliore? Ovvio che sì. Ma voglio che il mio medico sia un robot, assistito dall'IA? Certo che no. Non voglio che sia un robot a dirmi se ho un tumore.
Il punto è che l'intelligenza artificiale deve essere uno strumento al servizio dei nostri medici, non sostituirli.
Questo era solo un esempio. Al momento ci concentriamo su cinque dei settori di maggior valore in cui le potenzialità dell'IA industriale sono più spiccate e in cui disponiamo di dati: sanità, trasporti, agroalimentare, industria manifatturiera avanzata, difesa e spazio.
A novembre annunceremo iniziative rivoluzionarie in tutti e cinque.
Inviteremo gli Stati membri, i deputati e le deputate al Parlamento europeo, l'industria e il mondo dell'imprenditoria a unirsi a noi in questo ambizioso progetto europeo.
Il nostro approccio è chiaro: vogliamo l'intelligenza artificiale e vogliamo che crei più valore, in modo più responsabile, a un costo inferiore e con un minor consumo di energia. Ma soprattutto, vogliamo un'intelligenza artificiale con gli esseri umani al timone.
 
Onorevoli deputate, onorevoli deputati,
questa è la prospettiva europea.
Molti dei rischi dell'intelligenza artificiale si ripercuotono anche sull'economia sociale di mercato dell'Unione. Per qualcuno l'IA può essere un modo di velocizzare i compiti ripetitivi e utilizzare meglio le proprie competenze. Ma è chiaro che non sarà lo stesso per tutte le competenze, le generazioni e le regioni.
Basti pensare ai giovani e alle difficoltà con cui devono misurarsi solo per affacciarsi al mondo del lavoro.
La nostra risposta deve stare al passo. Dall'istruzione all'occupazione, l'IA deve aiutare ad acquisire competenze, migliorare la qualità dei posti di lavoro e dare una reale possibilità ai lavoratori.
Per questa ragione serve un atto legislativo sui posti di lavoro di qualità, che presenteremo entro la fine dell'anno.
 
Onorevoli deputate, onorevoli deputati,
l'anno prossimo celebreremo il decennale del pilastro europeo dei diritti sociali e continueremo a mantenerne la promessa.
Investiremo nelle nostre regioni, in modo che chiunque abbia il "diritto di rimanervi". Daremo il via a un patto europeo per l'assistenza per far fronte alle sfide legate ai cambiamenti demografici a cui assistiamo.
Abbiamo recentemente proposto il primo atto legislativo in assoluto sugli alloggi per regolare la questione degli affitti brevi e la speculazione immobiliare.
Questo perché, onorevoli deputate e onorevoli deputati, poter restare nella propria regione non è un privilegio. L'assistenza non è un privilegio. Avere un'abitazione non è un privilegio. Tutti questi sono diritti.
Quando 10 anni fa abbiamo proclamato il pilastro dei diritti sociali, il mondo era diverso e la nostra società è cambiata da allora, migliorando in molti casi, ma peggiorando in altri.
Oggi i nostri valori fondamentali sono messi in discussione: c'è chi vorrebbe addirittura fare marcia indietro sui diritti delle donne e farci tornare a un'epoca in cui eravamo cittadine di seconda classe.
Abbiamo lottato intensamente per la parità di trattamento, di opportunità e di retribuzione.
Guardiamoci intorno, siamo in tante qui presenti: presidenti, vicepresidenti, leader dei gruppi, commissarie, deputate, membri del personale, usciere.
Permettetemi quindi di mandare un messaggio molto chiaro a chi è necessario che lo senta: le donne non arretreranno. Difenderemo i nostri diritti e continueremo a batterci per i nostri valori ogni singolo giorno.
Per questo motivo, insieme al caro amico António Costa, organizzeremo un vertice per sostenere i fermi principi del pilastro dei diritti sociali.
I tempi possono cambiare, le tecnologie possono cambiare, ma non i nostri valori. In Europa le persone verranno sempre al primo posto.
 
Onorevoli deputate, onorevoli deputati,
in quest'epoca attraversata da questioni nevralgiche, non potremo conseguire la prosperità e la sicurezza solo entro i nostri confini.
Quest'anno abbiamo firmato accordi di libero scambio con India, Mercosur, Messico, Australia e Indonesia.
Ora disponiamo di accordi commerciali con più di 80 paesi, più di chiunque altro al mondo e le imprese ci chiedono di proseguire.
Oggi annuncio un nuovo progetto di connettività internazionale che collegherà il Caucaso meridionale e l'Asia centrale direttamente al mercato europeo, attraverso il cosiddetto "corridoio centrale".
Il nostro obiettivo, attraverso il Global Gateway, è raccogliere fino a 12 miliardi di euro di investimenti pubblici e privati, con lo scopo di diversificare le rotte, triplicare i flussi commerciali e ridurre i tempi di transito delle merci entro il 2030.
Per fare in modo che tutto questo si concretizzi, organizzeremo un vertice regionale sulla connettività con il Primo ministro della Bulgaria.
 
Onorevoli deputate, onorevoli deputati,
questi partenariati sono una scelta strategica per l'Europa, ma anche una risposta alla frattura del sistema internazionale basato su regole.
Per alcuni, questa risposta è procedere da soli, ma per noi non si tratta di un'opzione praticabile. L'Europa avrà sempre un ruolo di primo piano nella difesa del sistema basato su regole, eppure non possiamo più farvi affidamento come unico modo per tutelare i nostri interessi o presumere che le regole ci proteggeranno dalle complesse minacce che ci insidiano.
In questo mondo nuovo dobbiamo ripensare urgentemente i partenariati e costruire coalizioni globali per la nostra resilienza e per le nostre democrazie.
Anche in questo caso solo l'Europa, con le sue dimensioni e la sua potenza, può assumere il ruolo di guida.
È questo il motivo per cui ho invitato il Primo ministro del Canada Mark Carney a essere qui tra noi oggi.
Mark, la Sua presenza qui è emblematica dell'amicizia duratura tra i nostri popoli. I legami culturali, storici e personali che ci uniscono sono radicati profondamente nel tessuto delle nostre società.
E grazie al CETA, il nostro scambio di merci è cresciuto del 75% in meno di un decennio.
Questo dimostra quanto siano potenti i nostri accordi commerciali. Condividiamo una stessa visione del mondo, dall'IA ai cambiamenti climatici, dall'Artide alla geopolitica. E abbiamo fatto fronte comune: sull'Ucraina, sulla difesa, sulle materie prime, sulle catene di approvvigionamento.
Ma soprattutto, caro Mark, Europa e Canada credono nella democrazia.
Credono che il potere non appartenga al più forte, al più ricco o a chi alza di più la voce, ma a tutti noi; che le democrazie siano libere di scegliere con chi collaborare.
Uniamo quindi le forze di nostra spontanea volontà. Passeremo dal CETA a un'Alleanza per il futuro, per creare uno spazio comune di prosperità e sicurezza economica. Lavoreremo sulla fabbricazione intelligente; instaureremo un'alleanza tecnologica; integreremo le basi industriali della difesa; faremo dell'Artide un progetto faro comune; ci occuperemo dell'energia, dei minerali critici, delle batterie, e anche dell'IA, delle tecnologie quantistiche, dell'informatica e della sicurezza economica.
Non si tratta di creare un partenariato contro gli altri, ma di mettere in comune le forze.
In breve, vogliamo che le relazioni dell'Unione con il Canada raggiungano il più alto livello possibile.
 
Caro Mark,
ho anticipato che dobbiamo ripensare con urgenza i partenariati. Vorrei pertanto avviare i lavori per accogliere il Canada come primo membro associato dell'UE.
Condividiamo un oceano, un insieme di valori, una visione del mondo e ora costruiremo anche un futuro condiviso: grazie per la Sua presenza.
 
Onorevoli deputate, onorevoli deputati,
la fiducia dell'Europa nella cooperazione è sempre stata ispirata dalla pace. È la nostra ragion d'essere.
Oggi la pace è minacciata: la guerra di aggressione della Russia nei confronti dell'Ucraina infuria e le minacce si fanno sempre più pressanti anche sul nostro territorio, come testimoniano gli avvenimenti della scorsa settimana in Danimarca, Lituania e Polonia. Il tentativo di attaccarci con un drone a Lipsia ne è un'ulteriore prova. Dobbiamo essere chiari sull'accaduto: si è trattato di un attacco con materiale di tipo militare, perpetrato da agenti russi sul suolo europeo.
Un attacco non solo a uno Stato membro, ma a tutta l'Unione.
Onorevoli deputate e onorevoli deputati, non lo permetteremo.
Non dobbiamo illuderci su quanto sta accadendo: le minacce ibride cui l'Europa deve far fronte sono sempre meno ibride e sempre meno solo minacce.
Attacchi informatici e sabotaggi, incendi e incursioni di droni. Si tratta di incidenti che aumentano di giorno in giorno. Pertanto, all'innalzarsi del livello della minaccia, anche la preparazione dell'Europa dev'essere intensificata.
Per questo motivo proporrò, insieme all'Alta rappresentante/Vicepresidente, una nuova strategia europea in materia di sicurezza.
Abbiamo a nostra disposizione già molti strumenti e stiamo rafforzando la cooperazione con la NATO. Ma la dottrina, le istituzioni e il processo decisionale dell'Unione non si sono evoluti al ritmo della nuova realtà.
I nostri sistemi, al tempo ideati per un mondo diverso, sono guidati dai buoni propositi di ricercare il consenso e il compromesso. Dobbiamo tuttavia valutare se rispondano ancora allo scopo per cui sono stati pensati.
Ad esempio l'Europa ha bisogno di un proprio manuale di risposta alle minacce ibride. Abbiamo urgente bisogno di raggiungere un consenso sul modo in cui reagire a determinati incidenti, in particolare a quelli che, pur non essendo effettivi attacchi armati, minacciano chiaramente la nostra sicurezza. In altre parole, un meccanismo che affianchi l'"articolo 4" della NATO.
Credo che sia giunto il momento che l'Europa abbia un proprio articolo 4: un protocollo di sicurezza nelle emergenze che, se attivato da uno Stato membro, implica che tutti gli Stati membri si riuniscano per coordinare una risposta europea, per scongiurare un'ulteriore escalation e per attutire l'impatto.
Credo che dobbiamo spingerci ancora oltre.
Da tempo discutiamo della creazione di un consesso dei leader in cui si tratti della sicurezza del continente europeo. Con la partecipazione di partner come il Canada, la Norvegia, il Regno Unito, l'Ucraina e altri.
Questa creazione è oggi ancor più urgente, data la natura e l'entità dei rischi attuali. Per questo motivo presenteremo idee per la realizzazione di un Consiglio di sicurezza europeo.
L'urgenza è evidente.
 
Onorevoli deputate, onorevoli deputati,
questo fronte unito guida anche il nostro lavoro sulla difesa europea.
L'impennata della spesa per la difesa ha portato a livelli record di investimenti nelle nostre capacità e forze.
Iniziano a decollare nuovi progetti comuni. La nostra spesa è oggi più europea che mai.
Ordini più consistenti per la nostra industria, maggiore interoperabilità e maggiori economie di scala. Ora questo approccio deve passare al livello successivo.
La guerra in Ucraina ci ha dimostrato l'importanza degli abilitanti strategici, ossia delle risorse critiche di sostegno e dei moltiplicatori di forza su cui si basa qualsiasi difesa credibile. Dalla difesa aerea e missilistica al trasporto strategico e al rifornimento in volo. Dallo spazio al ciberspazio.
Questi sistemi sono essenziali, e non sono sufficienti. Solo unita l'Europa raggiunge la scala necessaria per realizzarli.
Per questo motivo sono fiera di annunciare un nuovo strumento europeo per gli abilitanti strategici, pienamente in linea con la NATO: perché solo una posizione di difesa europea forte e credibile può garantirci la sicurezza.
Perché non vi è alcun dubbio: l'Europa difenderà ogni singolo metro quadrato del suo territorio.
 
Onorevoli deputate, onorevoli deputati,
gli uomini e le donne in Ucraina ci mostrano ogni giorno il significato di queste parole.
Sappiamo che il prossimo inverno sarà duro per l'Ucraina. Ma sappiamo anche che i missili nordcoreani e i droni russi non riusciranno a spezzare la resistenza ucraina.
Gli ucraini combattono per un obiettivo. Combattono per la sopravvivenza del loro Stato, per la loro identità, per la loro libertà.
E combattono anche per la nostra libertà e la nostra autodeterminazione.
Ancora oggi abbiamo il dovere di sostenere l'Ucraina con tutte le nostre forze.
Che cosa significa in concreto? In primo luogo, nel durissimo inverno di guerra che l'attende offriremo all'Ucraina un sostegno ancor maggiore che in passato. Insieme ai partner forniremo aiuti umanitari ed energia e potenzieremo il riscaldamento nel paese.
In secondo luogo, rafforzeremo la difesa aerea dell'Ucraina. La settimana scorsa abbiamo approvato per la prima volta l'acquisto di missili di difesa Patriot americani, che dovranno essere consegnati rapidamente.
Ma dobbiamo anche ridurre insieme la dipendenza che ci lega a un unico fornitore.
Per questo motivo vogliamo sviluppare insieme all'Ucraina un sistema di difesa missilistica conveniente e modulare.
Il fulcro di questa collaborazione è Freyja. L'esperienza di combattimento e la forza innovativa dell'Ucraina si uniscono alla leadership tecnologica dell'Europa. E naturalmente alla nostra notevole capacità produttiva.
Freyja è solo l'inizio. Occorre fare di più. Con i fondi SAFE rimasti vareremo un nuovo programma di progetti comuni con imprese ucraine.
In terzo luogo, inaspriremo le sanzioni nei confronti della Russia.
Dobbiamo aumentare ancora la pressione sulla Russia. Non sempre occorre aggiungere nuove sanzioni, si tratta soprattutto di applicare quelle esistenti.
Le sanzioni dell'Unione fanno male. Mettono l'economia russa enormemente sotto pressione. La Russia prova ad eluderle in ogni modo. E noi dobbiamo eliminare tutte le scappatoie.
 
Onorevoli deputate, onorevoli deputati,
Quest'estate le città ucraine sono stata colpite ripetutamente ogni giorno.
A Kryvyi Rih droni russi hanno colpito in pieno giorno un centro commerciale affollato. Poi lo hanno colpito una seconda volta, prendendo deliberatamente di mira i soccorritori che si erano precipitati ad aiutare.
Non è soltanto guerra. È una deliberata strategia del terrore.
Ma gli ucraini hanno dimostrato innumerevoli volte che il loro spirito non può essere piegato. E quest'estate una bambina ne ha dato dimostrazione al mondo intero.
All'inizio della guerra Sasha era una bambina di sei anni con una grande passione: amava la ginnastica più di ogni altra cosa. Ma a maggio, in un bel giorno di sole, un missile russo ha colpito la sua casa. Sasha è stata estratta da sotto le macerie, ha trascorso due settimane in coma. Al risveglio ha scoperto di avere perso per sempre la gamba sinistra. Sembrava che il suo sogno fosse crollato con la casa.
Ma Sasha non si è arresa. A soli sette mesi dall'attacco è tornata in palestra con la sua nuova protesi. Si è allenata più intensamente che mai. E ha iniziato a conquistare un oro dopo l'altro.
Quest'estate ha portato in giro per il mondo la sua "Danza per la libertà". Il suo obiettivo è far conoscere al mondo la resilienza ucraina nella lotta per la libertà. Ha ispirato gli spettatori davanti alla torre Eiffel, a Times Square, a Rio e a Tokyo.
Oggi vuole portare il suo messaggio proprio qui, nel cuore dell'Europa.
Onorevoli deputate, onorevoli deputati, unitevi a me nel dare il benvenuto a Sasha.
Sasha, sei di grande ispirazione per tutti noi.
Slava Ukraini!
 
Onorevoli deputate, onorevoli deputati,
le profonde sofferenze a Gaza e la violenza incontrollata dei coloni in Cisgiordania hanno colpito profondamente gli europei.
La decisione del governo israeliano di portare avanti il progetto di insediamento illegale E1 è inaccettabile.
L'anno scorso ho esortato l'Europa ad agire, proponendo una serie di misure.
Per molte persone nel nostro continente è doloroso che gli Stati membri non siano riusciti a formare le maggioranze necessarie per una risposta unitaria. Alcuni Stati membri si sono mossi, altri stanno ne valutando la possibilità.
Quando è divisa, l'Europa non è in grado di cambiare il corso degli eventi.
I prossimi mesi nella regione saranno cruciali. Nonostante queste sfide, l'Europa è in prima linea nel sostenere i palestinesi.
Abbiamo fornito più aiuti di chiunque altro. Attraverso il gruppo dei donatori per la Palestina e l'iniziativa Team Gaza abbiamo riunito 65 delegazioni. Insieme ci siamo impegnati a destinare quasi 1 miliardo di euro alla ricostruzione a Gaza e sostenere un'Autorità palestinese moderna.
L'Europa appoggia il diritto di Israele all'autodifesa. E il popolo palestinese ha un eguale diritto di vivere in sicurezza e con dignità.
È compito dell'Europa mantenere viva la fiamma della soluzione fondata sulla coesistenza di due Stati.
 
Onorevoli deputate, onorevoli deputati,
in tutto questo discorso ho parlato della necessità che l'Europa agisca unita. Altrimenti rischia di essere smembrata.
Durante l'estate questa verità è stata nuovamente messa alla prova alle frontiere dell'Unione.
Dai confini orientali alle coste di Creta, fino all'altra sponda del Mediterraneo. Infine, naturalmente, con la crisi di Ceuta. Questi eventi sono di natura diversa. Ma hanno due elementi in comune. Il primo è lo sfruttamento di persone vulnerabili. Da parte di trafficanti e passatori senza scrupoli. Da parte dei nostri avversari. Per questo motivo abbiamo proposto un regime sanzionatorio per colpire i criminali nei loro punti deboli.
Ciò mi porta al secondo parallelismo.
Tutte le frontiere esterne dell'Unione sono frontiere europee. Voglio quindi rivolgermi direttamente al popolo spagnolo.
La frontiera di Ceuta è una frontiera europea. Perché Ceuta significa Spagna. Ceuta significa Europa. E l'Europa sarà al vostro fianco.
L'unica soluzione possibile è una soluzione europea, ed è il patto sulla migrazione e l'asilo.
Dopo anni di lavoro, abbiamo finalmente un quadro comune europeo, che attribuisce responsabilità a tutti e chiede solidarietà da parte di tutti. Ora deve essere attuato in tutti i suoi aspetti.
Siamo sulla strada giusta. Negli ultimi due anni abbiamo assistito a una riduzione del 55% degli arrivi illegali, con un ulteriore calo del 35% quest'anno. Si tratta di un progresso concreto.
Tuttavia gli eventi di quest'estate dimostrano che i nostri strumenti devono evolvere, in particolare per le situazioni di emergenza. L'Europa deve disporre dei mezzi per proteggere le proprie frontiere in ogni momento. Soprattutto negli scenari in cui i movimenti di massa sono orchestrati e strumentalizzati. Per questo proporremo un nuovo quadro europeo di risposta alle emergenze.
Sarà attivato solo in base a una serie di criteri definiti in modo rigoroso. In quei casi consentirà una flessibilità rispetto alle procedure ordinarie, limitata nel tempo e circoscritta rigorosamente.
Il messaggio dell'Europa è chiaro: rispetteremo sempre i nostri valori e diritti fondamentali. Ma non scenderemo mai a compromessi nella protezione delle nostre frontiere. Siamo noi europei a decidere chi entra nell'Unione e in quali circostanze. Non i passatori o i trafficanti.
Per questo motivo lavoreremo alacremente per rafforzare Frontex, in particolare per accelerare i rimpatri. Miglioreremo i sistemi di allarme rapido, anche in partenariato con i paesi terzi. Faremo in modo di essere in grado di individuare e anticipare gli eventi online. Infine continueremo ad affrontare le cause profonde della migrazione irregolare.
Dobbiamo collaborare con i nostri vicini per stimolare gli investimenti. Offrire ai giovani prospettive significative, in modo che non siano costretti a mettere a rischio la vita. Posti di lavoro, competenze, corsi di formazione, apprendistati.
Per questo motivo annuncio oggi una nuova iniziativa per le competenze e l'occupazione dei giovani del Mediterraneo.
 
Onorevoli deputate, onorevoli deputati,
è così che possiamo ridurre la migrazione irregolare. Difendere i diritti di chi chiede protezione. Agevolare la migrazione sicura e regolare con nuovi uffici di accesso legale nei paesi partner. E difendere le libertà dello spazio Schengen. Ma soprattutto, questo dimostra che l'Europa può agire unita.
 
Onorevoli deputate, onorevoli deputati,
trovare soluzioni europee collettive è più importante che mai. Perché ad essere minacciata è anche la democrazia europea.
Ancora una volta abbiamo assistito a tentativi di dividerci con la disinformazione e le ingerenze straniere. Tentativi di erodere la fiducia nel tessuto democratico dell'Unione e nella libertà dei suoi media. Campagne elettorali avvelenate dalla propaganda straniera. Teorie complottiste costruite su video deepfake divenuti virali.
Siamo di fronte a una guerra cognitiva. In Europa, per formarci un'opinione ci basiamo su informazioni attendibili e indipendenti. È così che discutiamo, raggiungiamo compromessi e troviamo soluzioni, anche su questioni controverse. Questa apertura è il nostro principale punto di forza. Ma i nostri avversari la strumentalizzano per falsare i dibattiti e distorcere la verità.
Quindi abbiamo bisogno di una capacità collettiva di anticipare, individuare e rispondere. Per questo motivo, lo scorso anno ho annunciato il centro per la resilienza democratica. I suoi risultati sono già visibili in tutti gli Stati membri e in questo Parlamento. Intensificheremo il lavoro, mettendo in comune le risorse con gli Stati membri e i portatori di interessi.
Ma non dobbiamo farci illusioni. Le minacce alle nostre democrazie non provengono solo dall'esterno. Stiamo assistendo all'ascesa di forze antidemocratiche e antieuropee. Conosciamo i rischi che comporta.
Ma nulla è inevitabile. Pensate all'Ungheria.
Il 12 aprile resterà nella nostra memoria per molto tempo. Quel giorno il popolo ungherese ha preso in mano il suo futuro. Ha scelto la democrazia. Ha scelto l'Europa. Ha riportato l'Ungheria al posto che le è proprio: al centro dell'Unione.
Dopo anni di regresso, il percorso ha iniziato a invertirsi. La lotta contro la corruzione e l'appropriazione dello Stato sta accelerando. Assistiamo a progressi concreti sui diritti fondamentali. Sulla libertà accademica. E ora sono stati sbloccati miliardi di euro di investimenti in Ungheria.
Naturalmente c'è ancora molto da fare. Ma questo esempio dimostra che impegnandosi a fondo si ottengono risultati.
Grazie alle relazioni sullo Stato di diritto, oggi è possibile individuare precocemente qualsiasi problema e affrontarlo attraverso il dialogo.
Grazie a questo Parlamento abbiamo rinsaldato il legame tra l'elargizione dei fondi e il rispetto dello Stato di diritto.
Con il prossimo bilancio a lungo termine dobbiamo fare ancora di più. Il rispetto dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali è una condizione ineludibile per usufruire dei finanziamenti dell'UE. Deve essere al centro stesso del bilancio. Ora e in futuro.
 
Onorevoli deputate, onorevoli deputati,
il fulcro della democrazia è dare ai cittadini il potere di scegliere la società in cui vogliono vivere.
Oggi ai genitori è stata sottratta gran parte di questo potere. I giovani europei trascorrono ormai da quattro a sei ore al giorno sugli schermi. Sempre di più, bambini e ragazzi sono trascinati da feed concepiti in modo da obbligarli a scorrere incessantemente le pagine.
Quella a cui assistiamo è una colossale cattura dei nostri figli. Una cattura della loro attenzione, della loro concentrazione, della loro mente. Che li priva dell'infanzia.
I nostri figli hanno bisogno di tempo per diventare se stessi, per crescere insieme agli altri. Per affrontare tutte le emozioni e le scelte che accompagnano la vita reale. Hanno persino bisogno di tempo per annoiarsi. Perché è quello il momento in cui devono usare l'immaginazione. Devono parlare, trovarsi d'accordo o in disaccordo, formarsi un'opinione e cambiarla.
Dal momento in cui hanno uno smartphone, bambini e ragazzi sono privati di tutto questo.
Giorno e notte, i genitori ne vedono il costo: insonnia, ansia, persino autolesionismo.
Sempre più spesso si arriva addirittura a un esito fatale. Come la tragedia di Oléa, una ragazza di 14 anni che viveva in Belgio.
Oléa si è tolta la vita esattamente un mese fa, vittima del bullismo online.
La storia è così drammatica e dolorosa che ho esitato a citarla.
Ma la mamma di Oléa ha parlato di sua figlia in modo così commovente. E si è espressa così appassionatamente sulla necessità di evitare che altri affrontino la stessa tragedia.
Voglio rendere giustizia alle sue parole, quindi esprimerò nella sua lingua, il francese, la convinzione che senza queste reti onnipresenti sua figlia sarebbe ancora qui.
"Je suis persuadée que sans ces réseaux omniprésents, ma fille serait toujours là. C'est trop."
 
Onorevoli deputate, onorevoli deputati,
la mamma di Oléa ha ragione. C'est trop - è troppo. La misura è colma.
Ho convocato un panel speciale di esperti. Abbiamo parlato con i giovani. Abbiamo considerato l'esempio dell'Australia e di altri paesi che si sono mossi sulla questione. Ora tocca all'Europa agire.
Domani la Commissione proporrà l'atto legislativo sui minori online EU KIDS. Seguiremo un metodo graduale e differenziato. Ogni età ha le sue sensibilità specifiche. Pertanto a ogni età sarà applicato uno specifico livello mirato di protezione.
Nessun social media prima dei 13 anni. Nessun account personale prima dei 15 anni.
Tra i 13 e i 15 anni saranno ammessi soltanto "miniaccount", creati e supervisionati dai genitori, con funzionalità limitate e restrizioni di tempo. Per gli adolescenti tra i 15 e i 18 anni le piattaforme saranno obbligate alla progettazione sicura.
Mi rendo conto che molti percepiscono il potere delle big tech come schiacciante. Impossibile da contrastare.
Non sono d'accordo.
Non dobbiamo accettare funzionalità che creano dipendenza. Non dobbiamo accettare che bambini e ragazzi siano attratti verso contenuti sempre più estremi. Non dobbiamo accettare che le foto delle ragazze siano utilizzate per creare immagini sessualizzate generate dall'IA.
Quindi invertiremo l'onere della prova.
Le piattaforme dovranno dimostrare di essere sicure. Perché non si tratta dell'accesso dei minori europei ai social media, si tratta di stabilire quando e come permettere ai social media di accedere ai minori.
L'Europa ha il potere di agire. Siamo noi a decidere le nostre regole, non le grandi aziende tecnologiche.
Ma non sono solo i minori ad essere a rischio. La progettazione che crea dipendenza, ad esempio, danneggia tutti. Perciò abbiamo bisogno di un quadro più ampio, l'atto legislativo sull'equità digitale. Lo proporremo in autunno.
 
Onorevoli deputate, onorevoli deputati,
tutto questo dimostra i risultati che l'Europa può ottenere nei campi davvero importanti. Ma dobbiamo anche riconquistare il cuore degli europei. Dare vita al sentimento di appartenere a qualcosa di superiore a noi.
Appartenere a una casa comune. Essere sicuri che noi europei potremo sempre contare gli uni sugli altri.
Basta guardare oltre le nostre frontiere per capire quanto rimanga viva questa idea dell'Europa.
Basta pensare all'Ucraina e alla Moldova. Ai Balcani occidentali. Basta guardare tutti questi paesi vicini all'Unione.
E poiché il loro futuro è nell'Unione, presto proporremo delle tabelle di marcia per i candidati più avanzati nel percorso di adesione.
Questo processo rimarrà fondato sul merito. E, onorevoli deputate, onorevoli deputati, lo ripeto: il rispetto dei nostri valori non è negoziabile.
Sono rimasta inorridita dalle immagini dei funerali di Ratko Mladić a Belgrado, la settimana scorsa.
Ha commesso crimini contro l'umanità fra i più atroci.
La glorificazione dei criminali di guerra è semplicemente inconcepibile nell'Unione europea.
Tutte le vittime delle guerre nella ex Iugoslavia meritano di essere ricordate e tutte le loro famiglie meritano la nostra compassione.
Perché è proprio questo che la nostra Unione difende: la verità, la giustizia e il rispetto dei nostri valori.
 
Onorevoli deputate, onorevoli deputati,
l'Europa resterà sempre fedele ai suoi valori. L'Unione è nata come progetto di pace. Affinché il nostro tragico passato lasciasse il posto a un avvenire comune per gli europei.
Dopo decenni, milioni di persone vedono ancora nell'Europa una promessa - anche in paesi lontani come il Canada.
Eppure dimentichiamo spesso fino a che punto questa promessa rimanga potente.
All'indomani della guerra, nel 1948, si è svolto un Congresso dell'Europa. Ha riunito le menti migliori del continente perché riflettessero sull'avvenire della cooperazione europea. Per far crescere questa idea europea, che è la nostra. In quanto società, dobbiamo ritrovare questa capacità di pensare l'Europa.
L'anno prossimo celebreremo il 70° anniversario storico del trattato di Roma.
Ho il piacere di annunciarvi oggi che in quell'occasione convocheremo un nuovo Congresso dell'Europa.
Abbiamo bisogno delle menti più brillanti, provenienti da tutta l'Unione e da tutto il grande continente europeo. Insieme disegneranno una visione in grado di ispirare la nuova generazione di europei. In grado di riconquistare l'immaginario europeo. Affinché la prossima generazione possa scrivere la propria storia.
Non dimentichiamo mai com'è nata l'Unione. Popoli che per tanto tempo si erano combattuti si sono uniti per costruire un destino comune. Un destino di pace e di prosperità, di democrazia e di libertà.
Non hanno mai scritto fin dove avrebbe dovuto condurci questo destino. Ma ogni generazione ha costruito basandosi sull'eredità della precedente. Passo dopo passo. Pietra su pietra.
Certo, le nostre imperfezioni, le nostre diversità e le nostre differenze non sono scomparse. Ma è proprio questo che fa dell'Europa la nostra Europa. La nostra casa comune.
Allora, onorevoli deputate, onorevoli deputati,
riprendiamo ancora una volta in mano il nostro avvenire.
Viva l'Europa!
Vive l'Europe.
Es lebe Europa.