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Il Canada si avvicina all’Ue. Ma l’Europa pensa soprattutto a difendersi
Nel suo intervento sullo Stato dell'Unione, la presidente della Commissione annuncia che il paese guidato da Mark Carney sarà il primo membro associato dell'Unione europea. Difesa dei confini, crescita, energia, clima e la proposta di vietare i social fino ai 13 anni

Il Canada diventerà il primo membro associato dell’Unione europea. È questo il vero passo avanti contenuto nel discorso sullo Stato dell’Unione pronunciato da Ursula von der Leyen di fronte a un parlamento freddo e diviso. E questo nuovo status di “membro associato”, i cui contorni sono ancora tutti da scrivere e definire, dal momento che non esistono precedenti in tal senso, è anche l’unica mossa, per così dire, "espansiva" di un discorso che per il resto è parso parlare più di un’Europa da difendere che di un’Europa da far crescere.
Perché, con la sola eccezione dell’avvio della partnership con il Canada che, specifica von der Leyen – chi vuole intendere intenda – non è rivolta “contro nessuno”, ma servirà solo a rafforzare i due paesi in questione, il discorso della presidente è stato una specie di elenco di pericoli che, a vario titolo, assediano e minacciano l’Unione. Dall’interno e dall’esterno.
Pericoli che riguardano i confini fisici, dalla Lituania a Ceuta; pericoli che riguardano la sua stessa democrazia e libertà, i cui pozzi sono stati intorbiditi dalle campagne di disinformazione che hanno inceppato la democrazia; pericoli che riguardano la sua crescita, con l’enorme partita dell’AI, che va, allo stesso tempo, fatta crescere e fermata; pericoli che riguardano i suoi cittadini più giovani e il loro rapporto con i social; pericoli che riguardano la sua autonomia energetica; pericoli che riguardano il suo equilibrio commerciale con Pechino, che von der Leyen dice di voler riscrivere; pericoli che riguardano i diritti delle donne, messi in dubbio dall’avanzata delle destre praticamente ovunque; pericoli che riguardano il clima impazzito, gli incendi, le inondazioni e la necessità di farvi fronte.
Insomma, è un’Europa che ha un sacco di problemi, quella di cui parla von der Leyen, e che per risolverli ha bisogno di una coesione che non ha, o che stenta ad avere.
Per questo, buona parte delle soluzioni che la presidente della Commissione propone sono collegiali, dalla nascita di una nuova strategia di sicurezza europea alla nascita di un "Protocollo di sicurezza d'emergenza" che faccia eco all’articolo 4 della Nato; dall’avvio delle nuove misure per il mercato unico e per la sburocratizzazione all’avvio di nuove infrastrutture energetiche, fino all’implemento di misure (ancora tutte da definire) per la crescita dell’AI e l’avvio di un nuovo quadro europeo che limiti la pervasività dei social nelle vite dei più giovani. E poi, c’è la grande questione dell’immigrazione, di fronte alla quale von der Leyen dice che l’unica risposta possibile sarà europea, con buona pace del fatto che, almeno nelle prime ore successive a Ceuta, l’unica risposta arrivata da paesi come Italia e Danimarca sia stata chiudere a chiave Schengen.
Tutte cose che von der Leyen elenca con senso di urgenza. E probabilmente ha anche ragione. Ma non è chiaro a chi si rivolga, dal momento che qualunque misura dovrà passare per un Parlamento balcanizzato e un Consiglio in cui le voci anti europee sono sempre più numerose e di peso.