Esteri
Alla canna del gas •
La chiave della vittoria ucraina è far capire a Putin che non può vincere, ci dice Petraeus
Adesso Trump chiede a Zelensky di risparmiare le infrastrutture russe del carburante, ma l’ex capo della Cia vede nella campagna dei droni una leva decisiva: “La Crimea diventerà un peso per Putin”. Intervista
15 SET 26

Una densa colonna di fumo nero si sprigiona dall'area della raffineria di petrolio Gazprom Neft di Mosca, colpita da droni ucraini a giugno scorso (GettyImages)
Kyiv. Il presidente americano Donald Trump ha detto al suo omologo ucraino Volodymyr Zelensky di smettere di attaccare le infrastrutture russe per il carburante, sostenendo che gli attacchi ucraini stanno creando una carenza di carburante che “sta danneggiando il mondo”. “Il signor Zelensky deve smettere di mettere fuori uso il diesel in Russia”, ha detto Trump domenica. “Ci sono molti altri obiettivi. Non colpite il diesel”. Eppure, quella interruzione è la prova che una delle campagne militari più significative dell’Ucraina sta funzionando, dice al Foglio il generale americano in pensione David Petraeus. “Il fatto che i cittadini russi debbano avere un’app sul telefono che gli dica quali stazioni di servizio hanno effettivamente benzina e quali hanno diesel indica che qualcosa non funziona seriamente”, spiega l’ex direttore della Cia in un’intervista a Kyiv.
La campagna ucraina in continua espansione, fatta di attacchi con droni a lungo raggio, ha danneggiato le raffinerie russe, interrotto la distribuzione del carburante e costretto Mosca a destinare più risorse alla protezione di infrastrutture lontane dal fronte. Anche la Crimea, dice Petraeus, sta diventando sempre più difficile da rifornire e utilizzare per la Russia. “Gli ucraini stanno aumentando in modo davvero impressionante la pressione strategica costante, isolando la Crimea. Hanno messo fuori uso 285 navi che normalmente la rifornirebbero. Controllano in misura considerevole ciò che avviene sul ponte e sulle strade che portano in Crimea”, spiega. “Le luci si stanno spegnendo [nella penisola]. L’acqua viene interrotta e così via. La Crimea diventerà un peso per Putin invece del suo fiore all’occhiello, e sarà in qualche modo quasi inutilizzabile per molti scopi. Stanno facendo lo stesso anche nella Federazione russa”.
Sul campo di battaglia, dice Petraeus, Mosca non è riuscita a ottenere più che guadagni incrementali nonostante abbia subìto perdite enormi. Le forze russe, aggiunge, stanno ora perdendo ogni mese più soldati di quanti il paese riesca a reclutarne. “Questo non è un fronte congelato”, dice Petraeus. “E’ molto, molto attivo e molto sanguinoso”. Petraeus sostiene che l’Ucraina può combinare l’attrito sul campo di battaglia con attacchi alla logistica, alle infrastrutture militari e all’economia russa, fino a quando Putin non arriverà alla conclusione che proseguire la guerra è insostenibile. “La strada dell’Ucraina verso la vittoria consiste nel continuare a fare quello che sta facendo e, alla fine, portare Putin a rendersi conto che non può continuare questa guerra a qualunque costo”, dice.
La richiesta di Trump mette in luce una contraddizione irrisolta nell’approccio della Casa Bianca. L’Amministrazione vuole i negoziati, ma negoziati seri richiedono una leva. Chiedendo all’Ucraina di risparmiare infrastrutture che finanziano e sostengono lo sforzo bellico russo, Washington rischia di limitare uno dei pochi strumenti efficaci a disposizione di Kyiv per modificare i calcoli di Putin. La questione ne solleva un’altra, più immediata: se all’Ucraina viene chiesto di rinunciare a una delle sue poche fonti efficaci di pressione, quale leva pensa di poter mettere in campo la Casa Bianca per portare Putin a un negoziato serio? Il deputato repubblicano Don Bacon, del Nebraska, critica questa contraddizione parlando con il Foglio a Kyiv. Bacon, generale di brigata dell’Air Force in pensione, non si ricandiderà e lascerà il Congresso al termine del suo mandato, a gennaio. La sua imminente uscita di scena lo rende meno esposto della maggior parte dei repubblicani al Congresso alle ritorsioni politiche di un presidente che domina il partito. “Ho trovato il presidente Trump imprevedibile e inaffidabile su questo tema”, dice Bacon durante una visita in Ucraina con una delegazione bipartisan per la Yes Conference. “La Russia è una dittatura totalitaria che ha invaso il paese vicino. L’America dovrebbe schierarsi e aiutare una vittima. E se non lo facciamo, diciamo al resto del mondo che non siamo affidabili”. Bacon ha anche criticato la gestione della guerra da parte dell’ex presidente Joe Biden, assegnandogli un “D-più”, ma ha detto che Trump ha fatto persino peggio.
“Il presidente Trump ha fatto peggio di Joe Biden sull’Ucraina. Sembra avere una sorta di cecità morale su chi sia responsabile”, dice Bacon. “Sembra essere più amichevole con Putin che con Zelensky. E, da vecchio repubblicano alla Ronald Reagan, la cosa mi dà fastidio”. Per Bacon, il disaccordo riflette un cambiamento più ampio nella politica estera americana. L’attuale approccio, ha detto, ha sostituito il tradizionale sostegno americano agli alleati e ai paesi democratici con calcoli di breve periodo. “E’ tutta una questione di realismo e transazionalismo”, dice. “L’America è migliore di così. L’America è il paese più potente del mondo, e dovremmo stare dalla parte della libertà”.
Gli inviati di Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, hanno avuto ripetuti colloqui con Mosca e Kyiv senza riuscire a sbloccare lo stallo su territorio e sicurezza. Quando Kushner ha detto alla conferenza della Yalta European Strategy che Putin era determinato a trovare la pace, una risata ha attraversato la sala. Gli ucraini, del resto, vivono ogni giorno sulla propria pelle le prove delle intenzioni del presidente russo. Se ora Washington chiede a Kyiv di limitare uno dei suoi strumenti più efficaci per aumentare il costo della guerra, resta poco chiaro che cosa potrà convincere Putin a scendere a compromessi.