Esteri
Altro che “ibrido” •
La Russia tentava di testare una nuova arma nell’Artico ma è stata fermata. La nuova deterrenza
Secondo Reuters, Norvegia, Regno Unito e Stati Uniti hanno intercettato alcuni sottomarini russi impegnati in un’esercitazione legata all’uso di un’arma segreta, progettata per mettere fuori uso cavi sottomarini critici senza lasciare tracce
11 SET 26

Foto LaPresse
Bruxelles. Mark Rutte ieri ha espresso la solidarietà della Nato alla Germania dopo il fallito attacco russo contro l’aeroporto di Lipsia. “Le azioni della Russia sono un segno di debolezza e un sintomo del suo fallimento nell’imporsi in Ucraina”, ha detto il segretario generale della Nato a Berlino, assicurando che l’Alleanza atlantica continuerà a “rafforzare” le sue capacità di deterrenza. Come? L’attribuzione degli attacchi fa parte dell’evoluzione della dottrina di deterrenza della Nato. Ieri Reuters ha rivelato che Norvegia, Regno Unito e Stati Uniti hanno impedito alla marina russa di compiere esercitazioni nell’Artico su una nuova arma destinata a sabotare cavi sottomarini. L’operazione per stanare la Russia nell’Artico è avvenuta la scorsa primavera al largo dell’arcipelago delle Svalbard, un gruppo di isole nella parte più settentrionale della Norvegia, considerate le terre abitate più a nord del pianeta. Secondo Reuters, Norvegia, Regno Unito e Stati Uniti hanno intercettato alcuni sottomarini russi impegnati in un’esercitazione legata all’uso di un’arma segreta, progettata per mettere fuori uso cavi sottomarini critici senza lasciare tracce. L’operazione degli alleati della Nato ha permesso di individuare e affrontare in mare i sommergibili russi, impedendo loro di completare le esercitazioni fino a quando non hanno lasciato l’area. Due cavi sottomarini in fibra ottica collegano le Svalbard alla terra ferma, trasportando anche dati satellitari scaricati in una stazione parte della rete della Nasa. I cavi non sono stati danneggiati.
La Norvegia il 9 aprile aveva pubblicato una dichiarazione sull’operazione con il Regno Unito contro le attività clandestine della Russia (ma senza i dettagli rivelati da Reuters, compresa la nuova tecnologia russa per sabotare i cavi). Oslo aveva pubblicamente attribuito l’operazione alla Guci, la direzione russa responsabile delle operazioni belliche sottomarine con sommergibili per acque profonde. La Russia è stata accusata di “sviluppare capacità per mappare – e potenzialmente sabotare – infrastrutture critiche a profondità significative”. Il coinvolgimento degli Stati Uniti non era stato reso pubblico. “Attraverso la nostra operazione congiunta, abbiamo inviato alla Russia un messaggio chiaro: non può agire in modo occulto”, aveva detto il ministro della Difesa norvegese, Tore Sandvik. I due paesi hanno poi comunicato a Mosca di essere a conoscenza della nuova arma. “Abbiamo detto in modo inequivocabilmente chiaro alle autorità russe che qualsiasi tentativo di prendere di mira le nostre infrastrutture critiche sarà individuato e andrà incontro a conseguenze”, si legge nel comunicato del 9 aprile.
Nel momento in cui i servizi di intelligence di diversi paesi occidentali temono che la Russia voglia testare l’articolo 5 della Nato, il fatto che alcuni funzionari abbiano reso pubblici attraverso Reuters i dettagli di quanto accaduto nelle Svalbard appare come un altro messaggio a Mosca. La deterrenza della Nato si basa sulle capacità militari, sulla credibilità della potenziale risposta in caso di attacco e sulla comunicazione all’avversario. Ma la dottrina che era stata immaginata per un conflitto armato non è adeguata agli attacchi ibridi. Fino ad alcuni mesi fa, gli alleati erano stati restii ad attribuire pubblicamente operazioni clandestine alla Russia, in parte per la fragilità delle prove, in parte per il rischio di un’escalation. Lo scorso autunno era stato segnato da una serie di sorvoli di droni sugli aeroporti di Danimarca, Svezia, Norvegia, Germania e Belgio. Tutti gli indizi indicavano Mosca come responsabile. Ma nessun governo alleato né la Nato si erano spinti ad attribuire le operazioni alla Russia. Con Lipsia è la prima volta che la Germania chiama esplicitamente in causa Mosca. Rutte finora ha scoraggiato l’utilizzo delle consultazioni previste dall’articolo 4 del trattato dell’Alleanza, perché la sua attivazione fa parte della panoplia delle risposte, che vanno graduate e calibrate. Agli occhi del segretario generale, usare troppo spesso l’articolo 4 significherebbe minarne la credibilità. Ma nella deterrenza della Nato l’attribuzione degli attacchi ibridi serve a dire con chiarezza al Cremlino che non gli sarà permesso di agire impunemente. Con le sue azioni sconsiderate “la Russia vuole dividerci, ma noi siamo uniti. La Russia vuole impedirci di aiutare l’Ucraina, ma noi faremo di più per l’Ucraina”, ha detto ieri Rutte. Anche la decisione della Germania di inviare dopo Lipsia più intercettori Patriot e più aiuti militari a Kyiv è parte della deterrenza.
