Esteri
dopo il voto •
Siamo sicuri che basti chiamarli “nazisti” per vederli arrivare?
Weidel, la compagna srilankese e il PhD a Bayreuth; il tiktoker, il “musulmano prussiano”, il nostalgico di Putin. L’AfD sfugge alle vecchie categorie: forse chiamarla soltanto estrema destra non basta per capire il suo successo
9 SET 26

E allora cominciamo a conoscerli, questi nazisti della Sassonia – prima di scoprire se davvero “la Calabria sarà la nostra Sassonia”, come dice Vannacci. Vedo le foto di Alice Weidel, 46 anni, elegante tailleur blu, sguardo da Christine Lagarde in versione dark, “la chiave del successo dell’AfD”. Vedo che in ogni titolo la prima parola è sempre: lesbica. Lesbica ovunque, in cima, prima del partito, delle proposte, del 44 per cento. Provate a immaginarla usata così per aprire un pezzo sulla candidatura di Schlein. Weidel ha due figli, una compagna dello Sri Lanka che produce film, un Phd a Bayreuth, Goldman Sachs nel curriculum. Sembrerebbe una perfetta coppia dell’Upper East Side: di quelle che stravedono per Mamdani, bevono caffè d’avena, vanno al Sundance, sognano un po’ di socialismo americano. Invece qui identità, confini, radici prussiane, guerra alle pale eoliche, e un nonno nelle SS – cose che capitano, se sei tedesco. Al nonno quindi ci aggrappiamo volentieri, anche perché volendo riporta tutto su un binario più classico, la “lesbica nazista” dei pornonazi anni Settanta, Ilsa la belva delle SS, Charlotte Rampling in bretelle a petto nudo, la Susan Sontag di Fascinating Fascism. Ma questo è modernariato. Reperti del Novecento. Non la chiave per capire il Mondo Nuovo.
Weidel è “lesbica biologicamente ma non è queer”, spiega Vanity Fair – che però manifesta come un po’ tutti “stupore e sconcerto” per una che incarna “tutto quello contro cui l’estrema destra sbraita da sempre: immigrazione, famiglia tradizionale, diritti per le persone Lgbtqia+”. D’accordo. Capisco. Nessuno “stupore e sconcerto”, però, per quel mondo queer e per le piazze femministe pro Pal che sposano con entusiasmo l’islam politico e difendono il velo e sfilano per Gaza accanto a chi, potendo, quei cortei li prenderebbe a sassate. Da ignorante quale sono, mi domando ormai da un bel po’: ma non sarà che a furia di piazzare l’identità o la fluidità sessuale come primo baluardo dell’esistenza – la prima cosa da sapere per capire chi ci troviamo davanti – ci siamo complicati ancora di più la vita fino a non capirci più niente? Tutti i marcatori sono ormai fluidi. Tutto si mescola con tutto. Anche la “fotografia” del voto per AfD che circola in queste ore – “maschio, operaio, bassa scolarizzazione” – letta così sembra uscita dall’elettorato del nostro Pci anni Settanta. Forse la griglia è saltata da ogni lato, e qui la teniamo appesa al muro come la cartina di uno stato che non esiste più. In Italia ce ne accorgiamo meno perché da noi la griglia sembra ancora reggere. La donna fluida e con compagna guida la sinistra, il generale ex Folgore tenta il sorpasso a destra di Meloni. Tutto è più didascalico. Vannacci lo capiamo al volo – petto in fuori, divisa, l’ora di educazione militare a scuola – è un reperto in bianco e nero che sale su dalla commedia all’italiana. Ma questi altri dell’AfD? Che roba sono? Cosa tiene insieme un ex venditore di profumatori per ambienti diventato star di TikTok; un arabista che si firma “musulmano prussiano” e venera Putin; e una PhD ex Goldman con la moglie nata a Colombo? Non una classe, non una biografia, non un gusto. Forse nemmeno un’idea di Germania. Certo, “anti-sistema” forse è un po’ generico. Ma siamo sicuri che basti chiamarli “nazisti” per vederli arrivare?