Ragioni minime per non farsi prendere dall’isteria di fronte alla prima grande vittoria dell’Afd

Minimizzare no, contestualizzare sì. I numeri del partito di estrema destra sono una spia pericolosa per il futuro della Germania e dell'Europa, ma ci sono stati segnali che certificano la presenza di un populismo estremista e antieuropeista tutt’altro che irresistibile

8 SET 26
Ultimo aggiornamento: 12:09
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Foto Ap, via LaPresse

Esistono ottimisti irresponsabili che quando si ritrovano di fronte a un bug del sistema fanno finta di nulla e senza spiegarvi il motivo si limitano a dire: non vi preoccupate, andrà tutto bene. Esistono poi ottimisti diversi, se vogliamo, che quando si ritrovano di fronte a una notizia negativa, che mette a dura prova il proprio ottimismo, scelgono di ragionare sul problema, di non sottovalutarlo, di non minimizzarlo, limitandosi però a contare fino a dieci prima di dire che tutto andrà male. Il caso della vittoria stratosferica dell’AfD in Sassonia-Anhalt, una regione grande come la Puglia e con una popolazione pari più o meno a quella di Calabria e Molise messe insieme, costringe il pensiero ottimista a fare i conti con una doppia realtà, forse tripla.
La prima realtà è quella tedesca, naturalmente, e i numeri dell’AfD sono una spia pericolosa non solo per il futuro della Germania, dove per fortuna si voterà alle politiche non domani, non dopodomani, ma nella primavera del 2029, ma anche per il futuro dell’Europa. E la domanda più interessante a cui provare a rispondere forse è questa: il risultato dell’AfD è la conferma di un trend europeo, di un’Europa cioè che vira verso il baratro di una destra estrema che flirta con il neonazismo, oppure è un’eccezione?
Vedere un partito di estrema destra che trionfa in una stagione elettorale che vedrà paesi molto importanti confrontarsi con gli elettori nei prossimi mesi fa venire i brividi (nel 2027 andranno alle urne Italia, Francia, Spagna e Polonia). Ma la verità è che nell’ultimo anno ci sono stati segnali che certificano la presenza di un populismo estremista e antieuropeista tutt’altro che irresistibile. In Ungheria, alle politiche di aprile, Viktor Orbán è stato sconfitto. In Portogallo, alle presidenziali di febbraio, il leader populista di Chega è stato sconfitto. Nei Paesi Bassi, alle politiche di ottobre, Geert Wilders è stato sconfitto. In Moldavia, alle politiche di settembre, il Pas europeista ha sconfitto il blocco filorusso. E a tutto questo potremmo aggiungere che uno dei governi politicamente più stabili dell’Europa di oggi, quello italiano, è guidato da una leader politica che ha fatto della rinuncia all’estremismo, sui temi europei, un cavallo di battaglia, per rafforzare la reputazione propria e quella del proprio paese (ed è sul vuoto che si è creato che scommette il generale Vannacci). Tutto questo, naturalmente, non per minimizzare (così come non si possono minimizzare le centinaia di migliaia di persone che hanno partecipato ieri ai funerali di Ratko Mladic a Belgrado, passato alla storia per il suo sogno della Grande Serbia a cui tentò di arrivare ripulendo etnicamente la Bosnia-Erzegovina attraverso il genocidio di Srebrenica). Ma per ricordare che le elezioni in Sassonia-Anhalt sono un caso che si può studiare con un approccio diverso dall’isteria.
L’isteria spinge a concentrarsi non solo sulla domanda di malcontento che viene dagli elettori ma anche sulle risposte offerte dai partiti populisti. L’anti isteria porta invece non a ignorare la domanda che arriva dagli elettori, ma a non dimenticare altro. Non bisogna dimenticare che di fronte a una risposta estremista la chiave dell’inseguimento dell’estremismo non è l’unica leva da manovrare per non perdere consenso. Non bisogna dimenticare che il disprezzo per l’Ucraina non è una strategia obbligata per tagliare le gambe al populismo. Non bisogna dimenticare che se i populisti sono fenomenali nel trovare capri espiatori, gli antipopulisti devono diventare ancora più fenomenali nel trovare soluzioni. E se si cercano soluzioni e non capri espiatori per rispondere alla domanda di cambiamento che arriva da alcuni Länder europei la risposta non può coincidere con l’indebolimento degli asset non negoziabili della nostra libertà: un’Europa più forte, un’Ucraina meno debole, una democrazia liberale non trasformata in un ostacolo alla protezione del nostro futuro. La vittoria dell’AfD fa paura, l’isteria messa in campo per trovare risposte di fronte a quella vittoria lo è ancora di più.