L’eterno schifo per gli operai ignoranti della sinistra che dal 1989 non ne becca più un voto

Dalle analisi ricorrenti viene fuori che a gonfiare il voto della ultradestra in Sassonia-Anhalt sono stati uomini, operai, poveri e di bassa istruzione. Può darsi che siano diventati tutti nazisti, ma probabilmente per mancanza di alternativa. E non solo per la Germania

9 SET 26
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Foto LaPresse

Sono operai, straccioni e ignoranti: dunque votano nazista. Anzi, siccome a votare nazista sono gli ignoranti, gli straccioni e gli operai è chiaro che sia un fallimento della destra liberale; e già che ci siamo dell’economia liberale in quanto tale, persino nella versione non esattamente liberista dell’economia sociale di mercato. Ma questo è già un aspetto ulteriore: la cosa essenziale è che gli operai, questi straccioni, votano nazista. Ci si potrebbe chiedere come mai gli operai in cerca di riscatto di un Land povero non votino la sinistra (la Linke ha dimezzato i voti), ma invece no: è esattamente la domanda che analisti e giornali di sinistra evitano di evocare. Alle elezioni in Sassonia-Anhalt l’AfD ha ottenuto il 44,6 per cento dei voti contro il 16,9 della Cdu. Recuperando anche 170 mila astensionisti tornati alle urne. A gonfiare il voto della ultradestra, si legge, sono stati: uomini, operai, poveri e di bassa istruzione.
Lasceremo agli esperti di flussi elettorali le sottigliezze, ad esempio notare che AfD ha succhiato voti a tutti i partiti. Ma è quantomeno bizzarro il conteggio in base al quale sarebbero diventati tutti analfabeti, dunque analfabeti di ritorno, anche il 20 per cento degli elettori che prima votavano Cdu. Il combinato disposto delle analisi ricorrenti dice però che hanno votato per i nazisti gli operai maschi (bianchi!) poveri e ignoranti. Marx li chiamava il Lumpenproletariat, il “proletariato straccione”, e ne aveva uno schifo sovrano: un sottoproletariato privo di istruzione e consapevolezza non era adatto per la rivoluzione. In Italia, giorni fa, il grottesco revival bonacciniano del ribrezzo marxiano, e poi marxista, per il Lumpenproletariat ha fatto scuola. La bolla di condanna contro gli operai senza istruzione è unanime, e fa il paio con la critica del fallimento delle destre e del loro modello sociale ed economico, annunciata “con sottile godimento” (ha scritto Sofia Ventura) dagli intellettuali di sinistra. La sconfitta della Cdu e di tutta una concezione economica: ecco, a furia di liberismo avete ammazzato i poveri e adesso vi votano contro. C’è qualche professore di Sociologia (l’accademia italiana è rimasta l’unico luogo al mondo in cui l’economia comunista è ancora considerata in vita) che su X ha scritto addirittura che per fermare la destra ci vorrebbe più economia socialista.
A parte il non elevato tasso di liberismo in Germania e nella ex Ddr in particolare, il grande fantasma nella stanza mentale della sinistra che grida al lupo dopo che gli operai le sono scappati sotto il naso è un altro: come mai tutti quei proletari malmessi e sfruttati non hanno votato ora, e mai lo hanno fatto prima, per la sinistra? Come mai dal 1989 non è accaduto (per la Linke hanno sempre votato i nostalgici dell’ancien régime e gli ex garantiti del socialismo)? Esattamente come in Italia, sono decenni che la sinistra perde consensi nel voto operaio e delle classi svantaggiate. Voti che vanno nell’astensione (ma adesso che per AfD c’è stata una redemption di 170 mila non votanti, il recupero dell’astensione ha smesso di essere un totem progressista) o nei due partiti populisti, Lega e grillini. La sinistra istituzionale, compresa la ex “estrema”, è passata dallo snobismo morettiano (con questi dirigenti non vinceremo mai) a una più tranchant riprovazione sociale: non votano noi perché sono ignoranti. Non è solo disprezzo antropologico – Minuz ha raccontato il magnifico aneddoto della Federazione metalmeccanici di Milano che rimase stordita quando nel 1978 fece un sondaggio sui gusti culturali degli operai e scoprì che la sera quelli, invece di leggere il Metallurgico o l’Unità, preferivano Stop e TV Sorrisi & Canzoni e guardavano il Rischiatutto. E’ incomprensione politica.
Nei primi anni Novanta frotte di cronisti fuori da Mirafiori strabuzzavano gli occhi davanti alle tute blu (sindacalizzate) che ai loro seggi votavano la Lega di Bossi e non il Pds. Ma non è solo sociologia, è un problema di offerta politica che non è mai arrivata: qualcuno a sinistra ha mai elaborato una proposta credibile contro il declino industriale? Ha mai accettato di parlare di contratti non ingessati? Di differenze retributive reali tra aree geografiche? Idee capaci di convincere la convenienza dell’elettorato operaio? Gli operai della Sassonia-Anhalt sono diventati tutti nazisti, può darsi. Ma probabilmente per mancanza di alternativa. E non solo per la Germania.