Esteri
Dopo il voto •
I rischi di una “politica del nein” di Merz
I risultati in Sassonia-Anhalt potrebbero avere un forte impatto sull’Ue. Von der Leyen teme che il cancelliere tedesco e il suo governo si facciano ancora più esitanti, perfino ostili nei confronti dell'Unione, fino a cadere nell’immobilismo per recuperare consenso in patria
9 SET 26

Foto LaPresse
Bruxelles. António Costa, il presidente del Consiglio europeo, oggi affronterà la tappa più difficile del suo “tour delle capitali” per cercare di arrivare a un accordo sul nuovo Quadro finanziario pluriennale, che stabilisce le risorse dell’Unione europea per il periodo 2028-34. Costa sarà a Berlino per incontrare Friedrich Merz, nel momento in cui il cancelliere tedesco attraversa la sua prima crisi politica grave a causa del trionfo di Alternativa per la Germania (AfD) e della disfatta della sua Cdu nelle elezioni in Sassonia-Anhalt. “Un cancelliere azzoppato a Berlino è un cancelliere immobile a Bruxelles”, spiega al Foglio un diplomatico europeo. I risultati elettorali in un piccolo Land della Germania orientale di poco più di due milioni di abitanti potrebbero avere un forte impatto sull’Ue. Diplomatici e funzionari temono che Merz e il suo governo, già molto prudenti sulle priorità per rilanciare l’Europa, si facciano ancora più esitanti, perfino ostili, fino a cadere nell’immobilismo. La reazione istintiva di Merz per contenere l’estrema destra potrebbe essere di attaccare l’Ue. O di usarla come capro espiatorio dei problemi tedeschi. Visto il suo passato recente, ma anche quello più lontano, nessuno crede che Merz cercherà la salvezza nello spirito europeista. Il bilancio 2028-34 dell’Ue potrebbe essere la prima vittima. Il cancelliere pretende 400 miliardi di euro di tagli rispetto alla proposta della Commissione di 1.800 miliardi per sette anni.
Per il bilancio 2028-34 dell’Ue la missione berlinese di Costa appare quasi impossibile. Il presidente del Consiglio europeo vuole raggiungere un accordo entro la fine dell’anno, per evitare che il finanziamento dell’Ue entri nelle campagne elettorali di Francia, Italia, Polonia e Spagna. Serve l’unanimità. Costa ha già incontrato una decina di capi di governo. Questa settimana, affronterà per la prima volta alcuni leader dei paesi “frugali”. Il presidente del Consiglio europeo finora è stato molto prudente. Ha evitato di menzionare il debito comune. Ha insistito sulla necessità di nuove risorse proprie (tasse per finanziare il bilancio dell’Ue) in modo da ridurre i contributi nazionali. L’obiettivo è finanziare le nuove priorità come difesa e competitività, garantendo le politiche tradizionali, come l’agricoltura e la coesione. Ma già prima delle elezioni in Sassonia-Anhalt Merz si è mostrato inamovibile su diversi punti. Ha riunito a Berlino i leader di Svezia, Finlandia, Danimarca, Paesi Bassi e Austria, con cui ha chiesto un taglio di “diverse centinaia di miliardi di euro”. Con un bilancio di 1.800 miliardi per il 2028-34, il contributo della Germania all’Ue salirebbe ben oltre i 50 miliardi di euro l’anno. Un “nein” per non mettere le mani in tasca ai tedeschi può essere un modo facile per tentare di riconquistare l’elettorato. Ma condannerebbe l’Ue a un bilancio di appena l’uno per cento del pil, ben al di sotto di quanto necessario per realizzare le sue ambizioni. La “politica del nein” potrebbe estendersi ad altre priorità chiave dell’Ue.
Il governo Merz ha opposto resistenza al completamento dell’unione dei mercati dei capitali, in particolare la supervisione unica degli operatori finanziari. Dopo le timide aperture degli ultimi mesi nell’ambito del G6 – Germania, Francia, Italia, Spagna, Polonia e Paesi Bassi – Berlino potrebbe tornare a opporsi. Tra le raccomandazioni del rapporto di Mario Draghi, Merz ha aderito pienamente solo alla semplificazione. L’idea di un quadro di aiuti di stato più flessibile, ma incentrato sui beni pubblici europei, è osteggiata dalla Germania, che vuole concentrarsi sulle imprese nazionali. Anche il piano di riarmo tedesco è concepito in chiave essenzialmente nazionale, risvegliando paure e rancori. “Desideriamo che la Germania, sotto una guida democratica e in quanto prima economia europea, svolga un ruolo importante nella garanzia della nostra sicurezza comune. Ma siamo fin troppo consapevoli di dove può portare una Germania riarmata nelle mani di un partito di estrema destra filorusso – ed è esattamente quello che rappresenta AfD”, ha detto il ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski. La ministra della Difesa francese, Catherine Vautrin, ha accusato Berlino di “pugnalare l’Europa”, facendo fallire i progetti franco-tedeschi sul caccia di sesta generazione o preferendo gli americani per lo scudo antimissilistico. La Commissione di Ursula von der Leyen non osa contrapporsi alla Germania. Ma teme che l’Ue possa diventare il bersaglio preferito di Merz per recuperare consenso in patria.