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Non solo cattive notizie dalla Germania
La tedesca Isar Aerospace è la prima startup europea a lanciare un suo razzo in orbita
8 SET 26

Foto LaPresse
Sabato sera il razzo Spectrum è stato lanciato con successo dallo spazioporto di Andøya, in Norvegia. Al secondo tentativo – il primo, nel marzo 2025, si era concluso solo dopo una trentina di secondi dalla partenza – il veicolo senza equipaggio è riuscito a raggiungere l’orbita con il suo carico, composto da satelliti CubeSat e un esperimento per testare nuove tecnologie nello spazio. Dietro il successo della missione, chiamata “Onward and Upward”, c’è la startup tedesca Isar Aerospace, fondata solo otto anni fa, che ha così fatto la storia, diventando la prima azienda privata europea a mandare in orbita un proprio vettore di lancio dal suolo continentale. Per l’ambizione europea di conquistare una sua autonomia nell’accesso allo spazio – e di liberarsi dalla dipendenza di fornitori extraeuropei, su tutti SpaceX di Elon Musk – il successo di Isar Aerospace rappresenta una svolta significativa.
E’ così che l’hanno definita sia il direttore dell’Agenzia spaziale europea (Esa), Josef Aschbacher, sia il commissario europeo per la Difesa e lo Spazio, Andrius Kubilius, che nel congratularsi con l’azienda ha sottolineato il ruolo degli strumenti europei nel sostegno alle startup spaziali, in particolare nello sviluppo dei lanciatori. Isar, che dopo la missione di sabato prevede di avviare la produzione in serie del razzo Spectrum – l’obiettivo è arrivare a produrne più di trenta ogni anno – e sta sviluppando un secondo sito di lancio in Canada, è infatti sostenuta dall’Esa attraverso il programma boost!, nato per finanziare soprattutto attori emergenti nel trasporto spaziale. A parlare di “inizio di una nuova èra” è stato lo stesso cancelliere tedesco Friedrich Merz che però, oltre a essere reduce dalla nera giornata elettorale in Sassonia-Anhalt, ha dato forfait allo Space Summit di Parigi che inizierà mercoledì – appuntamento a cui Emmanuel Macron tiene particolarmente e che Merz, alla guida del primo paese europeo per investimenti nel settore spaziale, avrebbe dovuto copresiedere.