Difesa, Ue e Nato, le parentele rossobrune di Mélenchon con AfD e Rn

Contro l'"Europa della guerra": le parole di Bardella a Cernobbio richiamano gli interventi del leader di La France insoumise. E lasciano presagire un ballottaggio preoccupante a Parigi

8 SET 26
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Foto ANSA

Parigi. “E’ tornata l’estrema destra in Germania. Una dimostrazione catastrofica della cecità delle politiche europee centriste. In queste condizioni, il progetto militare tedesco di creare il primo esercito convenzionale d’Europa è inaccettabile per la Francia”. La reazione di Jean-Luc Mélenchon alla vittoria di Alternative für Deutschland in Sassonia-Anhalt, dove domenica ha ottenuto il 43,8 per cento dei voti e 39 seggi su 83 alle elezioni nel Land, ci dice molte cose su ciò che aspetta la Francia in caso di vittoria alle prossime elezioni presidenziali del leader della sinistra radicale ma anche sulle convergenze rossobrune tra la France insoumise (Lfi) e il Rassemblement national (Rn) di Marine Le Pen e Jordan Bardella, il partito dell’estrema destra d’oltralpe, su temi fondamentali come la difesa europea. Da una parte, Mélenchon ha definito il risultato della destra radicale tedesca un “disastro”, attribuendo la responsabilità del più grande successo della storia dell’AfD alle politiche di centro portate avanti a livello europeo: una lettura secondo cui l’avanzata del partito tedesco sarebbe il prodotto delle scelte economiche e sociali dei centristi, che avrebbero alimentato frustrazione e senso di abbandono tra gli elettori. Dall’altra, però, lo stesso leader di Lfi respinge l’idea di una difesa comune – ossia una delle principali risposte strategiche con le quali le forze centriste cercano di rispondere ai nuovi squilibri geopolitici – avvicinandosi paradossalmente sia alle posizioni di AfD che di Rn, contrari a una maggiore integrazione militare tra i paesi dell’Ue.
Nel weekend, al Forum di Cernobbio, Bardella ha ribadito infatti di essere “radicalmente contrario” all’“Europe de la défense”, e alla creazione di un esercito comune europeo, perché “la difesa è di competenza esclusiva di uno stato”. L’ostilità di Mélenchon verso una difesa europea integrata non nasce l’altro ieri: viene da molto più lontano. Già nel marzo 2017, al Parlamento europeo, il guru della gauche radicale intervenne esplicitamente contro il progetto di Europa della difesa. Il titolo scelto per il suo intervento non lasciava spazio a interpretazioni: “Je vote contre l’Europe de la guerre”. Mélenchon, nel suo discorso, non si limitò a criticare questo o quel dettaglio del progetto: sostenne che l’Unione europea stesse preparando un’“Europa della guerra”, contestando l’idea di prepararsi a conflitti “di alta intensità” e denunciando il rafforzamento dei legami con la Nato. La sua linea, da allora, non è mai cambiata, ed è ancora più esplicita nel programma per le presidenziali del 2027. L’Europa della difesa, si legge, “è un’illusione, antidemocratica per definizione, di stampo Nato nella sua concezione, da sempre inefficace nei pochissimi settori in cui ha cercato di affermarsi”. Poi vengono elencate le proposte, tra cui: porre fine ai programmi franco-tedeschi relativi agli aerei e ai carri armati del futuro; ritirare la Francia dal quartier generale della difesa europea; disobbedire ai trattati europei che costringerebbero a mettere in discussione la specificità militare. Nel programma di Lfi, c’è anche l’uscita della Francia dalla Nato, che doveva “essere sciolta alla fine della Guerra fredda. Al contrario, da allora non ha smesso di espandersi, provocando tensioni e diffidenza”, si legge nel documento. La prima misura in caso di trionfo di Lfi? “Il ritiro immediato della Francia dal comando integrato della Nato”, la stessa misura che figura da anni nel programma di Rn e che Marine Le Pen ha rilanciato a maggio in un’intervista a BfmTv. “Entro la fine del quinquennio (in caso di vittoria, ndr) usciremo dal comando integrato della Nato”, ha dichiarato soltanto quattro mesi fa la candidata Rn alle presidenziali del 2027. Mélenchon non è solo contrario al riarmo tedesco, alla politica di Friedrich Merz e all’attuale strategia europea sul dossier ucraino. La sua posizione è più profonda: il frontman della sinistra radicale, alla stregua della linea di Rn, è contro l’idea stessa che l’Ue debba trasformarsi in un soggetto militare integrato, soprattutto quando questa trasformazione avviene in coordinamento con la Nato. Gli ultimi sondaggi danno Lfi e Rn al ballottaggio delle prossime presidenziali: lo scenario peggiore per la costruzione dell’Europa della difesa.