Esteri
Alleanza nera •
Farage e Bardella alleati contro i migranti, divisi su dove mandarli
Bardella arriva a Birmingham per sostenere Farage, travolto da una nuova inchiesta sui finanziamenti a Reform Uk, e firma con lui un patto sull’immigrazione. L’unità delle destre funziona sul palco, un po’ meno quando si tratta di decidere da quale parte della Manica debbano restare i migranti
5 SET 26

(Foto La Presse)
Aiutami a tenere questo cartellone che pesa tantissimo, ha detto Nigel Farage a Jordan Bardella con un pennarello in mano che serviva a firmare il memorandum d’intesa sull’immigrazione tra Reform Uk e il Rassemblement national stampato enorme su un manifesto. E’ un’intesa che si fonda su due condizioni – che entrambi i partiti di estrema destra vadano al potere nel Regno Unito il primo e in Francia il secondo – e su qualche equivoco che riguarda il flusso di migranti nel canale della Manica. Ma il palco centrale della conferenza di Reform Uk, che si è aperta a Birmingham giovedì pomeriggio, non è certo il luogo in cui spiegare i dettagli, è il luogo dello spettacolo tra alleati, dell’allineamento ideologico.
Jordan Bardella, che sarà primo ministro francese se il Rassemblement national di Marine Le Pen vincerà le elezioni francesi nella primavera del prossimo anno, era l’ospite d’onore a Birmingham e ha fatto il suo mestiere in modo eccellente, parlando di rifondazione dei valori europei, di immigrazione e difendendo Nigel Farage precipitato nell’ultimo, velenosissimo scandalo, che riguarda sempre i soldi e che è stato liquidato dal francese come la solita “caccia alle streghe” da parte dell’establishment. Giovedì sera Channel 4 ha mandato in onda un filmato prodotto da un collettivo d’inchiesta che si chiama Verbatim, in cui un giornalista si finge un finanziere americano e incontra esponenti di Reform Uk per offrire servizi e fondi per il partito. All’inizio dell’anno James Orr, responsabile delle Politiche del partito e professore di Teologia a Cambridge con molte conoscenze nell’estrema destra europea e americana, e Dan Jukes, stretto collaboratore di Farage (andava dicendo che sarebbe stato il chief of staff di un eventuale premier Farage, ma ieri, dopo lo scandalo, molti del suo stesso partito hanno detto che è un po’ mitomane), hanno incaricato questo finanziere di condurre tre sondaggi commissionati dal partito (costo: 32.500 sterline), i cui risultati sono poi stati pubblicati come se fossero frutto di una rilevazione indipendente. Nelle varie chiacchiere riprese dalla telecamera nascosta, il finanziere finto arriva a offrire una donazione fino a 500 mila sterline, e i politici di Reform Uk escogitano un piano per riuscire a incassare questi soldi, visto che la legge vieta finanziamenti stranieri. Orr e Jukes sono stati sospesi, la Commissione elettorale ha aperto un’inchiesta, anche l’Università di Cambridge ha detto di voler indagare sul suo professore, ma Farage, che compare nel filmato di Verbatim, ripete di non aver fatto nulla di illecito, che è quel che dice da maggio, cioè da quando si sono ammonticchiate rivelazioni giornalistiche e inchieste sui fondi dati a lui e a Reform Uk.
Farage ha preso la parola nel tardo pomeriggio di ieri – dopo un ritardo dovuto a ragioni di sicurezza, con uno spettacolo pirotecnico e una musica da supereroe – e ha ripetuto che c’è un attacco coordinato dai media e dai partiti dell’establishment contro Reform Uk “perché hanno paura di noi”. Nessuna norma è stata violata, ha ripetuto Farage, che tira dritto in mezzo agli scandali, fa cacciare i contestatori dalla sala, dice che nel 2027 ci saranno le elezioni generali e declina un piano per i primi cento giorni del suo governo. Al centro c’è l’immigrazione, Farage fermerà le “small boat”, le imbarcazioni che attraversano il canale della Manica cariche di migranti illegali, dichiarando lo stato di emergenza nazionale, costringendo il Parlamento a riunirsi 24 ore al giorno, sei giorni alla settimana, finché la sua legislazione di respingimenti e di rimpatri non sarà applicata. Il memorandum d’intesa firmato con Bardella è il primo tassello di questo progetto, ma è un po’ problematico per il francese perché prevede che i migranti non partano verso il Regno Unito e restino lì, nella regione di Calais, che è una roccaforte del Rassemblement national e che, come tale, non ha alcuna intenzione di tenersi i migranti. L’equivoco sta tutto qui, tra due forze nazionaliste che condividono la stessa rotta di immigrazione e che, se dovessero andare al potere contestualmente, è facile che litighino su chi debba prendersi in carico i migranti, in particolare quelli respinti dal Regno Unito, che nel testo dovrebbero essere “accettati in modo ordinato” dalla Francia. Come e in che tempi si vedrà quando e se i due partiti saranno al governo, intanto gli attraversamenti sono al minimo dal 2019, grazie agli accordi tra i governi attuali, uno di sinistra e uno di centro. Intanto si sventola lo spauracchio della crisi migratoria, oggi Bardella lo farà anche a Cernobbio, assieme all’ex generale Roberto Vannacci.