Esteri
Riadattarsi alla guerra •
Nelle ultime settimane, la vita a Kyiv è stata stravolta. Racconti e voci dalla capitale, fra soluzioni e paure
C’è chi elimina la sveglia, chi compra cartine per orientarsi, chi infila scarpe comode: “Il mio cervello ha smesso di riposare: ho iniziato ad avere incubi". Cronaca di una giornata nella capitale dell’Ucraina
4 SET 26

Foto ANSA
Kyiv. Cronaca di una giornata nella capitale dell’Ucraina: alle 10.08 risuona la sirena antiaerea. Poco dopo, si sente una serie di forti esplosioni in vari punti del centro città. Alle 10.46, la minaccia era cessata. Il sindaco di Kyiv, Vitali Klitschko, riferisce che un drone russo ha colpito un edificio residenziale di sei piani nel quartiere di Shevchenkivskyi, provocandone il parziale crollo. Un edificio di tre piani nelle vicinanze era invece in fiamme. Almeno sette persone sono rimaste ferite. Dal 27 agosto, gli abitanti di Kyiv vivono in un ambiente insolito. Gli allarmi suonano a tutte le ore.
I droni sorvolano la capitale l’uno dopo l’altro. Città in prima linea come Kharkiv e Zaporizhzhia convivono con questa realtà da oltre quattro anni. Ma Kyiv era rimasta diversa: bombardamenti notturni e una vita tranquilla durante il giorno. Ora, la città, che ospita circa 3,7 milioni di persone, dovrà adattarsi a un netto deterioramento della sicurezza. Il Foglio ha chiesto ai residenti della capitale di raccontare su Facebook come si stanno adattando a questa situazione e come affrontano psicologicamente le nuove sfide. Le oltre 400 risposte mostrano che le persone stanno vivendo questa nuova fase in modi diversi. Per esempio, Olga Vinogradova pensava di aver smesso di sobbalzare ai continui abbattimenti dei droni. “Era come se fossero diventati un rumore di fondo”, spiega. Ma quando un’esplosione rimbomba nelle vicinanze, il suo corpo ora reagisce con il panico. “Negli ultimi sei giorni, il mio cervello ha smesso di riposare: ho iniziato ad avere incubi, è chiaramente una conseguenza della situazione che mi circonda”, afferma. Riesce a dormire solo grazie a pillole e tappi per le orecchie, mentre ha cercato di lasciare invariati altri aspetti della sua vita quotidiana, come il lavoro o l’attività fisica. “Mi dà la possibilità di staccare la spina, anche se solo per un breve periodo”, dice. Maryna Nevmerzhytska racconta che per stabilizzare la sua salute mentale ha iniziato a cucinare di più, a leggere libri e a passeggiare al parco. Cerca di trascorrere almeno 15-30 minuti ogni mattina senza dispositivi elettronici, per iniziare la giornata con calma. “Ho persino disattivato la sveglia del telefono; ne ero stufa. Ho smesso di reagire al suono delle esplosioni”, afferma Anastasia Levkova. Ganna Rybalka non va più nei centri commerciali, teme che possano essere attaccati dai droni. Ci sono stati molti esempi simili in Ucraina, soltanto il 21 agosto, 16 persone sono state uccise in un attacco a un centro commerciale a Kryvyi Rih.
Gli abitanti della riva sinistra di Kyiv stanno subendo notevoli disagi. Durante gli allarmi, la metropolitana non circola sul ponte sul fiume Dnipro. “Un giorno ci ho messo quattro ore per tornare a casa dal centro”, racconta Evgeniya Sapozhnikova. A causa degli ultimi disagi lavora da casa sua, rimanendo sulla riva sinistra. “La mia ansia per mio figlio è alle stelle”, osserva Evgeniya. Sta valutando la possibilità di consultare uno psichiatra per affrontare meglio la nuova situazione e rafforzare il suo sostegno al figlio. Anche le scuole stanno reagendo in modo diverso alle nuove minacce: alcune scuole sono passate alla didattica a distanza, mentre altre tengono le lezioni in rifugi. Anche Olga Armyanishina vive sulla riva sinistra. Sul social Threads ha trovato una chat per organizzare passaggi verso l’altra sponda nei momenti di ansia, quando la metropolitana non è in funzione. “Ieri, per 200 grivne (4 euro) ho preso una Tesla da Khreshchatyk a Chernihivska”, si vanta. Ora esce sempre di casa con scarpe comode, perché il tragitto per andare al lavoro può durare tre ore invece di 50 minuti. Tatyana Borovik si è trasferita di recente a Kyiv da Kramatorsk, nella regione di Donetsk, una città sempre più vicina alla linea del fronte e costantemente bombardata dalle truppe russe. Nella capitale riesce a dormire bene: “Rispetto a Kramatorsk, è un paradiso”.
Anche chi ha parenti al fronte percepisce i bombardamenti in modo diverso. “Mio figlio è nell’esercito e non mi preoccupano le minacce, finché sento la sua voce, allora va tutto bene”, spiega Tatyana Akelina. Anche il figlio di Olga Musafirova è al fronte, si preoccupa solo di lui, non di se stessa. Ma questo non significa che la nuova situazione a Kyiv non la stia influenzando: il suo corpo ha completamente dimenticato come si dorme: “Lavoro meccanicamente; ho mal di testa quasi tutto il tempo”.
Andriy Gorb, residente a Kyiv, ha smesso di bere alcolici per dormire meglio. Maksym Nefedov, invece, osserva che caffè e alcol, insieme a vari hobby, sono ciò che lo aiutano di più. Un altro inconveniente è che, durante i periodi di allarme, il Gps spesso non funziona. “Ho comprato una cartina stradale per la mia auto così da potermi orientare in città senza navigatore”, dice Olena Konoplya. “E ho comprato una casa a 120 chilometri da Kyiv per poterci andare a dormire e rilassarmi, ho portato lì anche mia madre”, aggiunge.
Molte persone nei commenti ammettono che i primi giorni, con i droni che ronzavano incessantemente, sono stati estremamente estenuanti. Ma sorprendentemente, corpo e psiche si adattano gradualmente. La regola principale della nuova vita, secondo Myroslava Lazurenko, è: “Non disperare e prendersi cura di sé il più possibile”.
Nella giornata appena trascorsa, a Kyiv sono suonati undici allarmi.
